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Sulle note struggenti di un violino Stradivari è scattata in Tomas la decisione di legarsi per sempre a Gerda. Nel capolavoro di Thomas Mann, I Buddenbrook. Decadenza di una famiglia, il fascino della terza discendenza della celebre saga è legato anche alla musica di uno Stradivari, prima promesso e poi agile fra le mani della misteriosa e affascinante signora della borghesia mercantile nella Lubecca del XIX secolo.

I violini Stradivari, una delle realtà più affascinanti dell’artigianato italiano e uno dei simboli del nostro Paese nel mondo, hanno segnato la storia non solo della musica: sono presenti nella letteratura e nell’arte intrecciando amori e passioni, sogni e ...

ambizioni.

L’Italia, con la grande tradizione musicale, è la patria del violino, e Cremona ha il primato nella tradizione liutaia. Cremonese è il celeberrimo Antonio Stradivari e cremonesi sono il maestro Nicola Amati e il grande Giuseppe Guarnieri del Gesù. Nella cittadina lombarda è tuttora presente il Consorzio Liutai "A. Stradivari", sorto nel 1996 con l’obiettivo di promuovere e valorizzare la liuteria contemporanea cremonese, che opera nel rispetto della tradizione artigianale. Il Consorzio comprende una sessantina di maestri liutai della città e della provincia e ha messo in campo anche il marchio "Cremona Liuteria" per verificare costantemente l’autenticità degli strumenti.  

I primi violini si incontrano fra i menestrelli delle regioni alpine alla fine del XV secolo, quando solitamente eseguono musica da ballo. Nel secolo successivo sono presenti in molti gruppi di ebrei sefarditi, particolarmente in Lombardia, e poi nell’Europa del nord e quindi nella musica folk europea, americana e anche asiatica.

La perfezione nella realizzazione di questi strumenti si raggiunge con i liutai cremonesi e soprattutto con Antonio Stradivari. Formatosi alla scuola di Nicola Amati, presto si avviò per una sua strada autonoma, modificando struttura e materiali delle sue produzioni e realizzando una vernice per alcuni versi ancora misteriosa nella sua composizione. Per i suoi strumenti preferì utilizzare legno di abete rosso maschio, che sceglieva direttamente nei boschi della Val di Fiemme in Trentino. Si ritiene che abbia realizzato oltre 1.100 strumenti, di cui una metà ancora esistenti in prestigiose collezioni pubbliche e private. Collezioni di violini sono in possesso del re di Spagna, nella raccolta dello zar Alessandro II di Russia che col comunismo passò allo Stato, presso la Nippon Music Foundation di Tokyo, nella U.S. Library of Congress degli Stati Uniti, nella collezione Cherubini alla Galleria dell'Accademia di Firenze e in tanti altri siti di prestigio, oltre che nel Museo Stradivari di Cremona. Artigiano versatile, Stradivari produsse non solo violini, ma anche viole, violoncelli, liuti, arpe, chitarre, tiorbe, mandole e mandolini.

I più abili violinisti hanno suonato e ambiscono suonare uno Stradivari e la preziosità degli strumenti ha portato le valutazioni degli storici violini italiani a cifre astronomiche. Numerose e di forte coinvolgimento le composizioni per violino, che hanno impegnato Beethoven e Schubert, Schumann e Brahams, Grieg e Debussy, Puccini e Paganini, Cherubini e Respighi, e un’interminabile schiera di altri musicisti. Con le loro melodie raccontano ogni risvolto dell’anima trasmesso con il fascino struggente di un violino della grande tradizione italiana. (Felice d’Adamo)

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