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Il 2 giugno l’Italia festeggia la Repubblica nel suo 73esimo compleanno. La ricorrenza è l'occasione per riscoprire i legami che hanno segnato la storia e rafforzare la convinzione che solo uniti e con un forte spirito di solidarietà è possibile superare le difficoltà e raggiungere ambiziosi traguardi.

Quest'anno, dopo le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, la ricorrenza ha un significato particolare e occorre l’impegno di tutti per rendere migliore l’Italia e l’Europa. «Il destino dell'Italia è quello dell'Europa - ha evidenziato il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco - perché siamo ...

parte di una grande area economica profondamente integrata, il cui sviluppo determina il nostro e allo stesso tempo ne dipende. E' importante che la voce dell'Italia sia autorevole nei contesti dove si deciderà il futuro dell'Unione Europea. Tutti i paesi che ne fanno parte devono contribuire al suo progresso. Nei prossimi mesi saranno affrontate questioni di grande rilievo: la governance dell'Unione, il suo bilancio pluriennale, la revisione della regolamentazione finanziaria. Dare all'Europa la colpa dei ritardi della nostra economia è sbagliato e controproducente perché ci fa perdere di vista i problemi reali. Addossare all'Europa le colpe del nostro disagio è un errore, non porta alcun vantaggio e distrae dai problemi reali. Non solo, dobbiamo sapere che saremmo stati più poveri senza l'Europa; lo diventeremmo se dovessimo farne un avversario».

La festa nazionale della Repubblica è storicamente anche l'anniversario del voto delle donne in Italia. Il 2 giugno 1946 per la prima volta le donne si recarono alle urne e cominciò una nuova storia di emancipazione e conquiste sociali. Nello stesso giorno si votò anche per la scelta dei rappresentanti popolari all’Assemblea Costituente, che ebbe il compito di redigere la nuova Costituzione Italiana, entrata in vigore il primo gennaio 1948.

Fra i protagonisti della svolta repubblicana c’è Alcide De Gasperi, al quale undici giorni dopo il referendum istituzionale il Governo conferì  le funzioni di Capo provvisorio della Stato repubblicano, passate a Enrico De Nicola dopo la proclamazione ufficiale della Repubblica. Alcide De Gasperi è uno dei padri fondatori della nuova Europa, con Altiero Spinelli, il francese Schuman e il tedesco Adenauer. La svolta repubblicana dell’Italia è anche l’inizio di un nuovo cammino per l’Europa risorta dalle macerie di secolari guerre fratricide.

 

La nascita della Repubblica Italiana

 

Era il 2 giugno 1946 quando, a guerra conclusa, i cittadini tornarono alle urne e per la prima volta al voto erano ammesse anche le donne. Il referendum istituzionale portò alla scelta della Repubblica, alla fine della monarchia e all’esilio dell’ultimo re d’Italia, Umberto II. Per la conservazione dei Savoia alla guida dell’Italia votarono 10.718.502 elettori, per la svolta e il cambio della massima istituzione nazionale votarono 12.718.641 cittadini. Cominciò così la storia dell’Italia repubblicana e le nostalgie monarchiche sono man mano svanite.

Il 10 giugno 1946 la Corte di Cassazione comunicò i risultati provvisori del referendum e, sulla base di questi dati,  il 13 giugno il Consiglio dei Ministri conferì le funzioni di Capo provvisorio della Stato repubblicano al presidente Alcide De Gasperi. Cinque giorni dopo la Suprema Corte comunicò i risultati ufficiali del referendum e proclamò la nascita della Repubblica Italiana. Il 28 giugno l'Assemblea Costituente, a norma dell'art.2 secondo comma del Decreto legislativo luogotenenziale del 25 giugno 1944, elesse Capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola, che si insediò il primo luglio.

Quasi un secolo e mezzo prima, in piena età napoleonica, l’Italia aveva una organizzazione repubblicana, ma comprendeva un territorio limitato: dal 1802 al 1805 l’ex Repubblica Cisalpina divenne la Repubblica Italiana e fu lo stesso Napoleone ad assumerne la presidenza, anche se le funzioni furono svolte sostanzialmente dal vicepresidente, il milanese Francesco Melzi d’Eril. Tre anni dopo Napoleone, ormai imperatore dei francesi, trasformò la Repubblica in Regno d’Italia. Occorrerà poi il vasto movimento risorgimentale, tra cultura, diplomazia e guerre, a portare all’unità d’Italia il 17 marzo 1861. Lo Statuto Albertino garantì per un secolo la forma monarchica, ma la nuova Italia scelse la Repubblica con la sovranità nelle mani del popolo. (Felice d'Adamo)

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