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Vita / Come le stelle

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Tutti, o quasi, sognatori d’Europa fino a qualche anno fa. Tutti, o quasi, severi critici d’Euro- pa oggi. L’onda del conformismo, guidata da molti media che si ricopiano e rilanciano, sembra volgere al peggio, alimentata da rigurgiti nazionalisti. Per le sfide attuali e per i nuovi scenari internazionali occorre recuperare lo spirito e i sogni dei padri fondatori dell’Unione e muoversi più speditamente verso gli Stati Uniti d’Europa. Un cammino di integrazione non facile, ma necessario per esserci nelle scelte mondiali e per costruire ...

un futuro migliore. Non è possibile ricordarsi dei valori della nostra civiltà solo quando ci sentiamo minacciati o siamo attaccati. Occorre costruire l’Europa giorno dopo giorno, come fanno i tanti giovani del progetto Erasmus, come fanno quanti sono aperti alla collaborazione internazionale pur attaccati alle proprie radici.

Le severe critiche all’Unione Europea si fondano su piccoli calcoli di sedicenti statisti, lontani dai sogni dei padri fondatori. Voci di chi in fondo non ama l’Europa e se ne ricorda solo per rivendicazioni interessate o in occasione di scadenze elettorali. Voci lanciate attraverso talk-show, in cui si rivedono le stesse facce, si ripetono le stesse recriminazioni. Sull’onda di una diffusa sfiducia nell’Europa, si chiede di fare la voce grossa, di non cedere ulteriormente sovranità all’Unione.

In realtà, la crescita dell’Europa unita è avvenuta non per cessione ma per condivisione di sovranità. Chi crede nell’Unione, che ci ha già regalato un lunghissimo periodo di pace, non pensa di dover cedere la sovranità a un’altra istituzione, ma di gestire insieme una sovranità più ampia, che offre prospettive migliori in un modo sempre più globalizzato, come mai da tempo immemorabile.

Solo chi non ha davanti un vero orizzonte europeo può associarsi a rivendicazioni senza mettere in campo anche impegni. Un’Europa più forte e generosa verso tutti è frutto di un accresciuto coinvolgimento nazionale, tra diritti e solidarietà, facendo la propria parte per poter richiedere agli altri popoli analoghi impegni. I più scettici verso l’Europa sono spesso coloro che nulla hanno fatto per farla crescere, che levano critiche ma non propongono concrete soluzioni ai problemi.

I Paesi e i Governi che credono nell’Europa scelgono per Bruxelles e Strasburgo i talenti migliori, candidano al Parlamento europeo le donne e gli uomini più prestigiosi, vigilano attentamente sulle scelte e sugli orientamenti che si delineano, intervengono con determinazione nella costruzione di validi progetti, convinti che il benessere nazionale è strettamente legato al successo comunitario. E invece troppo spesso si assiste a candidature europee di figure di secondo ordine, a parlamentari che accumulano numerose assenze, a progetti vaghi, a presenze costanti sulle reti televisive nazionali sottraendo tempo e risorse all’impegno europeo.

Nella prossima primavera si voterà per il rinnovo del Parlamento dell’Unione. Occorrerebbe già discutere di programmi e prospettive, mettere in campo strategie e progetti, delineare il futuro di una comunità di oltre mezzo miliardo di cittadini, orientare decisamente le scelte verso la costruzione degli Stati Uniti d’Europa.

L’Europa ha risorse, intelligenze, storie e dinamicità per competere nei nuovi scenari internazionali, per partecipare alle sfide che vedono protagonisti i colossi mondiali emersi ed emergenti. Una storia comune più integrata libererebbe enormi risorse: basti pensare alle colossali spese militari di ogni Stato, che sarebbero drasticamente ridotte con un esercito comune più forte ed efficiente; basti pensare a quanto si potrebbe risparmiare per le rappresentanze nazionali all’estero, mentre in molte realtà sarebbe sufficiente una adeguata rappresentanza comunitaria. Finché non maturerà una forte e diffusa consapevolezza che è necessario creare gli Stati Uniti d’Europa avremo politiche economiche frammentarie e scarsamente efficaci, una politica estera debole, politiche sociali di corto respiro e una ricorrente tentazione di alzare la voce per far sentire le proprie ragioni. Solo un’Europa forte e fortemente unita, aperta ai nuovi orizzonti e attenta alle fatiche degli ultimi, saldamente radicata sui valori che hanno segnato il progresso è in grado di sostenere le nuove sfide. In varietate concordia è il motto dell’Unione Europea: occorre essere uniti nella diversità, che poi è il destino stesso dell’umanità, se non vuole naufragare. (Felice d’Adamo)

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La camera si è riempita di buio, solo con grande fatica si può distinguere il biancore del letto, e tutto il resto è nero. Fra poco dovrebbe levarsi la luna. Farà in tempo, Drogo, a vederla, o dovrà andarsene prima? La porta della camera palpita con uno scricchiolio leggero. Forse è un soffio di vento, un semplice risucchio d’aria di queste inquiete notti di primavera. Forse è invece lei che è entrata, con passo silenzioso, e adesso sta avvicinandosi alla poltrona di Drogo. Facendosi forza, Giovanni raddrizza un po’ il busto, si assesta con una mano il colletto dell’uniforme, dà ancora uno sguardo fuori dalla finestra, una brevissima occhiata, per l’ultima sua porzione di stelle. Poi nel buio, benché nessuno lo veda, sorride.

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«Le preoccupazioni della stampa europea non sono dovute a pietà e amore per l'Italia ma semplicemente al timore che l'Italia, come in un altro infausto passato, sia il laboratorio di esperimenti che potrebbero stendersi all'Europa intera». (Umberto Eco, scrittore, Alessandria 1932-2016)

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