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«Ahi serva Italia»

La grandezza dell’Italia nel passato e la penosa situazione che ha sotto gli occhi portano Dante Alighieri a una violenta invettiva contro il Bel Paese. Nel canto VI del «Purgatorio», l’affettuoso incontro di due concittadini mantovani, Sordello e Virgilio, suscita in Dante una amara e spietata - LEGGI TUTTO

INCIPIT L'inizio di ...

Galateo, overo De’ costumi

di Giovanni Della Casa (1503-1547)

Con ciò sia cosa che tu incominci pur ora quel viaggio del quale io ho la maggior parte, sì come tu vedi, fornito, cioè questa vita mortale, amandoti io assai, come io fo, ho proposto meco medesimo di venirti mostrando quando un luogo e quando altro, dove io, come colui che gli ho sperimentati, temo che tu, caminando per essa, possi agevolmente o cadere, o come che sia, errare: acciò che tu, ammaestrato da me, possi tenere la diritta via con la salute dell’anima tua e con laude et onore della tua orrevole e nobile famiglia …

Accadde oggi ...

L'ITALIA NELLA STORIA

* 28 gennaio 1505: a Venezia brucia il Fondaco dei Tedeschi

* 29 gennaio 1958: entra in vigore la Legge Merlin, che abolisce le case di tolleranza

Cara italia, ...

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Tutti, o quasi, sognatori d’Europa fino a qualche anno fa. Tutti, o quasi, severi critici d’Euro- pa oggi. L’onda del conformismo, guidata da molti media che si ricopiano e rilanciano, sembra volgere al peggio, alimentata da rigurgiti nazionalisti. Per le sfide attuali e per i nuovi scenari internazionali occorre recuperare lo spirito e i sogni dei padri fondatori dell’Unione e muoversi più speditamente verso gli Stati Uniti d’Europa. Un cammino di integrazione non facile, ma necessario per esserci nelle scelte mondiali e per costruire ...

un futuro migliore. Non è possibile ricordarsi dei valori della nostra civiltà solo quando ci sentiamo minacciati o siamo attaccati. Occorre costruire l’Europa giorno dopo giorno, come fanno i tanti giovani del progetto Erasmus, come fanno quanti sono aperti alla collaborazione internazionale pur attaccati alle proprie radici.

Le severe critiche all’Unione Europea si fondano su piccoli calcoli di sedicenti statisti, lontani dai sogni dei padri fondatori. Voci di chi in fondo non ama l’Europa e se ne ricorda solo per rivendicazioni interessate o in occasione di scadenze elettorali. Voci lanciate attraverso talk-show, in cui si rivedono le stesse facce, si ripetono le stesse recriminazioni. Sull’onda di una diffusa sfiducia nell’Europa, si chiede di fare la voce grossa, di non cedere ulteriormente sovranità all’Unione.

In realtà, la crescita dell’Europa unita è avvenuta non per cessione ma per condivisione di sovranità. Chi crede nell’Unione, che ci ha già regalato un lunghissimo periodo di pace, non pensa di dover cedere la sovranità a un’altra istituzione, ma di gestire insieme una sovranità più ampia, che offre prospettive migliori in un modo sempre più globalizzato, come mai da tempo immemorabile.

Solo chi non ha davanti un vero orizzonte europeo può associarsi a rivendicazioni senza mettere in campo anche impegni. Un’Europa più forte e generosa verso tutti è frutto di un accresciuto coinvolgimento nazionale, tra diritti e solidarietà, facendo la propria parte per poter richiedere agli altri popoli analoghi impegni. I più scettici verso l’Europa sono spesso coloro che nulla hanno fatto per farla crescere, che levano critiche ma non propongono concrete soluzioni ai problemi.

I Paesi e i Governi che credono nell’Europa scelgono per Bruxelles e Strasburgo i talenti migliori, candidano al Parlamento europeo le donne e gli uomini più prestigiosi, vigilano attentamente sulle scelte e sugli orientamenti che si delineano, intervengono con determinazione nella costruzione di validi progetti, convinti che il benessere nazionale è strettamente legato al successo comunitario. E invece troppo spesso si assiste a candidature europee di figure di secondo ordine, a parlamentari che accumulano numerose assenze, a progetti vaghi, a presenze costanti sulle reti televisive nazionali sottraendo tempo e risorse all’impegno europeo.

Nella prossima primavera si voterà per il rinnovo del Parlamento dell’Unione. Occorrerebbe già discutere di programmi e prospettive, mettere in campo strategie e progetti, delineare il futuro di una comunità di oltre mezzo miliardo di cittadini, orientare decisamente le scelte verso la costruzione degli Stati Uniti d’Europa.

L’Europa ha risorse, intelligenze, storie e dinamicità per competere nei nuovi scenari internazionali, per partecipare alle sfide che vedono protagonisti i colossi mondiali emersi ed emergenti. Una storia comune più integrata libererebbe enormi risorse: basti pensare alle colossali spese militari di ogni Stato, che sarebbero drasticamente ridotte con un esercito comune più forte ed efficiente; basti pensare a quanto si potrebbe risparmiare per le rappresentanze nazionali all’estero, mentre in molte realtà sarebbe sufficiente una adeguata rappresentanza comunitaria. Finché non maturerà una forte e diffusa consapevolezza che è necessario creare gli Stati Uniti d’Europa avremo politiche economiche frammentarie e scarsamente efficaci, una politica estera debole, politiche sociali di corto respiro e una ricorrente tentazione di alzare la voce per far sentire le proprie ragioni. Solo un’Europa forte e fortemente unita, aperta ai nuovi orizzonti e attenta alle fatiche degli ultimi, saldamente radicata sui valori che hanno segnato il progresso è in grado di sostenere le nuove sfide. In varietate concordia è il motto dell’Unione Europea: occorre essere uniti nella diversità, che poi è il destino stesso dell’umanità, se non vuole naufragare. (Felice d’Adamo)

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Vista dagli stranieri

Questa è l’Italia, secondo… WINSTON CHURCHILL, primo ministro (Inghilterra 1874 - 1975): Gli italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre.

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La banalità del male

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La politica non è un asilo: in politica obbedire e appoggiare sono la stessa cosa: E come tu hai appoggiato e messo in pratica una politica il cui senso era di non coabitare su questo pianeta con il popolo ebraico e con varie altre razze (quasi che tu e i tuoi superiori aveste il diritto di stabilire chi deve e chi non deve abitare la terra), noi riteniamo che nessuno, cioè nessun essere umano desideri coabitare con te. Per questo, e solo per questo, tu devi essere impiccato”.

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«L’Olocausto, un crimine commesso non da una banda di fanatici, ma con freddo calcolo dal governo di una nazione potente. Il destino dei sopravvissuti alle persecuzioni tedesche testimonia fino a che punto sia decaduta la coscienza morale dell'umanità». (Albert Einstein, fisico, Ulma-Germania 1879-1955)

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