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Il sogno di cambiare il proprio destino ha accompagnato i disperati di ogni epoca. Oggi assistiamo a scenari diversi, ma un secolo fa eravamo noi a cercare fortuna in altri paesi, soprattutto in America. Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento numerosi italiani emigrarono negli Stati Uniti e sbarcarono a Ellis Island accanto alla Statua della Libertà. Oggi un museo ricorda quegli arrivi e l’elenco di milioni di

migranti è messo a disposizione dalla Fondazione Ellis Island.

Ellis Island è una piccolissima isola nella baia di New York e tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento è stato il più importante punto di accesso per chi emigrava negli Stati Uniti. All’ombra della Statua della Libertà il governo ...

americano creò una stazione federale per l’immigrazione, aperta nel 1892 e chiusa definitivamente nel 1954. In questo periodo vi approdarono oltre 12 milioni di stranieri, solo nel 1907 gli arrivi furono oltre un milione. Il flusso si attenuò notevolmente dopo il 1924, quando furono fissate le quote di ingresso e dall’Italia non potevano giungere più di 7.400 persone ogni anno.

Dopo lo sbarco gli immigrati dovevano presentare i documenti di viaggio e le informazioni sulla nave che li aveva portati a New York. I medici del Servizio Immigrazione controllavano ogni persona e contrassegnavano sulla schiena con un gesso coloro che dovevano essere sottoposti a un ulteriore esame per accertarne le condizioni di salute: PG indicava una donna incinta, K chi aveva problemi di ernia, X chi mostrava problemi mentali... Se le carte erano in regola e le condizioni di salute buone in poche ore veniva accordato l’ingresso. Se, invece, gli immigrati presentavano problemi di salute, erano anziani, incapaci di sostenersi e non avevano nessuno che potesse occuparsi di loro, venivano rimbarcati sulla stessa nave che li aveva portati in America.

Oggi i discendenti di quella folla sconfinata di immigrati costituiscono circa la metà del popolo statunitense. Una delle maggiori attrazioni di Ellis Island è l’Honor wall, un muro che riporta, inciso su pietra, il nome di oltre 700mila emigranti transitati per Ellis Island: un gesto di gratitudine degli Stati Uniti verso chi ha contribuito alla crescita della terra di adozione. (F.d'A.)

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