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Volti del Made in Italy

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Il Ministero degli Affari Esteri e la Coooperazione Internazionale, in collaborazione con la Presidenza del Consiglio dei Ministri, sono impegnati per la diffusione della lingua italiana all’estero. Alla Farnesina fanno sapere che «l’Italiano è la quarta lingua più studiata al mondo, l’ottava più usata su Facebook, con un bacino potenziale di interessati di 250 milioni di persone. Molti sono gli italofoni influenti nei diversi paesi, che contribuiscono a un capitale di reputazione legato alla cultura, alla lingua e al turismo. La rete di promozione culturale e linguistica dell’Italia è presente in più di 250 città al mondo, ma perché possa essere utilizzata al meglio occorre aumentare la ...

consapevolezza della sua importanza anche presso gli italiani stessi».

L’Italiano è la lingua più studiata al mondo dopo inglese, francese e spagnolo. All’estero molti amano la letteratura italiana, Dante e Manzoni certo, ma anche tanti autori contemporanei. Appassionano la narrativa, la poesia, la saggistica e coinvolge la musicalità della nostra lingua. Al di là degli scambi commerciali, molti sono gli studiosi che associano immediatamente lingua italiana e cultura, che conoscono la grande lirica italiana, che studiano la nostra lingua attratti dal made in Italy, dalla moda, dall’arte e anche dalla cucina e dalla gastronomia. L’Italiano è ormai lingua veicolare anche della Chiesa, sostituendo sempre più spesso il latino, e anche al Sinodo voluto da papa Francesco era la lingua comune di vescovi e cardinali. Per Luca Serianni, docente all’università La Sapienza di Roma e autore di testi scolastici di successo, come la Grammatica italiana e la Storia della lingua italiana, a favore dell’Italiano giocano alcune percezioni tradizionalmente positive legate all’Italia, dalle bellezze artistiche e naturali al tradizionale prestigio in settori quali la moda e il design. Per Serianni non va dimenticato che nel mondo ispanico la forte affinità tra italiano e spagnolo spinge molti verso lo studio della nostra lingua, soprattutto nell’America meridionale e specialmente in Argentina; nei paesi mediterranei, dall’Albania a Malta e al nord Africa, fondamentale è stato il ruolo della televisione.

Le istituzioni impegnate per la diffusione della nostra lingua all'estero propongono di sostenere l’Italiano come una delle lingue della globalizzazione. «L’interesse crescente per la nostra lingua, la nostra cultura, la nostra storia è da promuovere tra i cittadini - sostengono - perché parte fondante dell’identità nazionale e di quella unicità che attrae turismo, risorse, investimenti, interesse internazionale. La nostra lingua racconta la nostra storia ed è il nostro futuro. Allo stesso tempo, verso l’estero, la nostra lingua è anche un potente e versatile veicolo per lo sviluppo e la crescita del Paese su tutti gli scenari internazionali. L’obiettivo è di far nascere un sussulto di coscienza nel Paese e un movimento culturale diffuso che faccia dell’Italiano una delle lingue protagoniste della globalizzazione, associato ai termini di buono, bella, pace e dialogo. Si tratta di un patrimonio che, se riconosciuto, è elemento di crescita».

I sostenitori della nostra lingua nel mondo hanno messo a punto strategie di diffusione dell’italiano all’estero e le idee emerse dagli Stasti Generali sono state raccolte in un “libro bianco”: un manifesto che include gli elementi di riferimento per una politica linguistica dell’Italiano nell’era della globalizzazione. (Felice d'Adamo)

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