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In una calda giornata d'estate, l'11 luglio di 38 anni fa, con quattro colpi di pistola veniva freddato Giorgio Ambrosoli, un brillante avvocato che stava indagando, nell'ambito dell'incarico di commissario liquidatore della Banca Privata Italiana, sui fallimenti del finanziere Michele Sindona, che ha armato un sicario per eliminarlo.

Giorgio Ambrosoli, un eroe italiano che si è messo al servizio dello Stato e non ha ceduto alle pressioni del mondo della finanza corrotta, della mafia e della politica. «Da ragazzo - ricorda Corrado Stajano - aveva sognato di morire in battaglia su un cavallo imbizzarrito, come Petia Rostov in Guerra e pace di Tolstoj. E’ morto su un marciapiede di città per una patria 'smarrita'». Il suo mondo traspare dalla lettera scritta alla moglie presagendo la tragedia:

 

Anna carissima,

sono pronto per il deposito dello stato passivo della B.P.I. (Banca Privata Italiana, ndr) atto che ovviamente non soddisfarà molti e che è costato una bella fatica.
Non ho timori per me perché non vedo possibili altro che pressioni per farmi sostituire, ma è certo che faccende alla Verzotto e il fatto stesso di dover trattare con gente di ogni colore e risma non tranquillizza affatto. È indubbio che, in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo l’incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un’occasione unica di fare qualcosa per ...

il Paese. Ricordi i giorni dell’Umi (Unione Monarchica Italiana, ndr), le speranze mai realizzate di far politica per il Paese e non per i partiti: ebbene, a quarant’anni, di colpo, ho fatto politica e in nome dello Stato e non per un partito. Con l’incarico, ho avuto in mano un potere enorme e discrezionale al massimo e ho sempre operato – ne ho la piena coscienza – solo nell’interesse del Paese, creandomi ovviamente solo nemici perché tutti quelli che hanno per mio merito avuto quanto loro spettava non sono certo riconoscenti perché credono di aver avuto solo quello che a loro spettava: e hanno ragione, anche se, non fossi stato io, avrebbero recuperato i loro averi parecchi mesi dopo.

I nemici comunque non aiutano, e cercheranno in ogni modo di farmi scivolare su qualche fesseria, e purtroppo, quando devi firmare centinaia di lettere al giorno, puoi anche firmare fesserie. Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai che cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo. Dovrai tu allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali noi abbiamo creduto […]. Abbiano coscienza dei loro doveri verso se stessi, verso la famiglia nel senso trascendente che io ho, verso il Paese, si chiami Italia o si chiami Europa.
Riuscirai benissimo, ne sono certo, perché sei molto brava e perché i ragazzi sono uno meglio dell’altro. Francesca dovrà essere più forte, più dura, più pronta ma è una dolcissima bambina e crescerà benone. Filippo – che mi è carissimo perché forse è quello con il carattere più difficile e simile al mio - dovrà essere più morbido, meno freddo ma sono certo che diventerà un ottimo ragazzo e andrà benone nella scuola e nella vita. Umberto non darà problemi: ha un carattere tale ed è così sveglio che non potrà che crescere bene. Sarà per te una vita dura ma sei una ragazza talmente brava che te la caverai sempre e farai come sempre il tuo dovere, costi quello che costi…

Giorgio

 

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