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Galleria degli Artisti

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Ha una storia millenaria, opere d’arte di notevole valore e un’atmosfera che coniuga relax e spiritualità. L’Abbazia olivetana di San Nicola a Rodengo Saiano, adagiata fra i vigneti della Franciacorta in provincia di Brescia, è uno dei complessi religiosi e artistici più importanti del nord Italia, meta di visite guidate e oggetto di studi, che recentemente hanno portato a nuove scoperte. Scavi effettuati negli ultimi decenni hanno portato alla luce davanti al sagrato dell'abbazia tracce di un muro romano e resti di una capanna longobarda. Nell’antichità il luogo era un crocevia importante per chi viaggiava verso la Valle Camonica lungo la stradValeriana e per i mercanti e i pellegrini che si recavano a Roma.

Documenti dell’XI secolo testimoniano la presenza di un monastero benedettino, già allora dedicato a San Nicola. L’abbazia fu fondata  dai monaci cluniacensi e divenne presto un importante centro spirituale ed economico. Due secoli di grande splendore e poi la decadenza, con diminuzione del numero dei monaci e contrasti sulle scelte locali influenzate di volta in volta dal Papato, dalla Diocesi di Brescia e, dopo lo scontro con Milano, dalla Repubblica di Venezia, che aveva esteso i suoi domini anche nel bresciano.

La rinascita dell’abbazia è legata alla decisione di papa Eugenio IV, che nel 1446 affidò il monastero ai monaci benedettini olivetani, provenienti dall’abbazia del Monte Oliveto Maggiore di Siena. Con l’impegno spirituale si sviluppò anche una intensa attività economica, legata anche alla bonifica di vasti terreni paludosi. Gli stessi monaci lavoravano per la produzione agricola e soprattutto di vini e ancora oggi sono ricercati i loro prodotti, dai liquori al miele. La fatiscente chiesa cluniacense venne ricostruita a partire dal 1450 e il complesso monastico fu ampliato con lavori che si protrassero fino al Settecento e che ...

videro l’intervento di grandi artisti.

Un nuovo, lungo periodo di decadenza cominciò con le leggi napoleoniche, che secolarizzarono i monaci e soppressero il monastero, affidandolo all’Ospedale femminile di Brescia. Il complesso si trasformò in una fattoria e soltanto nel 1969, grazie al diretto interessamento di papa Paolo VI, tornarono i monaci olivetani e ripresero i lavori di restauro, sostenuti dalla Sovrintendenza per i beni storici e artistici e dal contributo di molte associazioni e di privati benefattori.

Cuore dell’Abbazia di Rodengo Saiano sono la chiesa di San Nicola e i tre grandi chiostri rinascimentali, intorno ai quali si sviluppano i rustici, mentre davanti alla chiesa si estende un ampio spazio recintato, sul modello dell’antico “brolo” dove anticamente si svolgevano le assemblee cittadine. Al Quattrocento risalgono la facciata a capanna, ma il finestrone è stato realizzato nel Settecento. Del XV secolo sono anche il portale di ingresso (ma non il protiro, che è posteriore) e la decorazione in maiolica che corre lungo la linea del tetto. Sul portale c’è ancora una lunetta, che proponeva l’affresco Madonna col Bambino, attribuito a Vincenzo Foppa.

Ad abbellire il complesso olivetano intervennero i più importanti artisti dell’epoca, che realizzarono dipinti, affreschi, opere in legno, ceramica e marmo. Nel Cinquecento operarono grandi maestri come Vincenzo Foppa, il Moretto, il Romanino, Lattanzio Gambara; poi lavorarono Grazio Cossali, Gian Giacomo Berbelli, Giovan Battista Sassi; di Cristoforo Rocchi sono alcune opere in legno come il coro a tarsie. Particolarmente pregevoli sono i dipinti delle cappelle del lato sinistro della chiesa fra cui la pala di Giovan Battista Sassi  SS. Trinità con il trionfo della Croce, la pala del Moretto Gesù in gloria consegna le chiavi a san Pietro e il libro della dottrina a san Paolo, le tele ancora del Sassi Madonna del Rosario con ai lati una Annunciazione e una Visitazione, San Benedetto in gloria con Santa Francesca Romana e le scene del fondatore degli olivetani San Bernardo Tolomei, che dà sepoltura ai morti per la peste a Siena nel 1348. Dipinti di grande pregio sono presenti anche nella sagrestia con la Madonna con i Santi Benedetto e Nicola e Gesù e la Samaritana al pozzo del Romanino, nel refettorio con affreschi di Lattanzio Gambara, nell’antirefettorio con affreschi del Foppa, nella sala capitolare con pitture di Pietro da Marone. Alcune opere dell’abbazia sono poi stati trasferite altrove, come la scultura in argento e metallo dorato Pace di Rodengo ora al Museo Santa Giulia di Brescia e un prezioso leggìo in legno del 1530 realizzato da  Fra Raffaele da Brescia e conservato alla Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia.

L’Abbazia di Rodengo Saiano, per il suo grande valore storico, artistico e religioso, è spesso sede di incontri, mostre, manifestazioni sociali e culturali. Le sue atmosfere invadono i sentieri dell’anima ed evocano riflessioni e suggestioni. (F.d’A.)   

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