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Si avvicina Natale fra le ombre di tensioni in- ternazionali, folle di migranti che vagano in cerca di un futuro migliore, povertà che assilla ancora tante famiglie. Scintillano le luci del consumismo e, più sommesse, quelle della tradizione e della fede, e anche quest’anno la ricorrenza più sentita dell’anno è segnata per tanti da difficoltà economiche e in molte case dall’angoscia della disoccupazione o di un futuro incerto. La tredicesima, per chi ce l’ha, svanisce con gli adempimenti fiscali e le ineliminabili ...

spese di fine anno. Fra tante difficoltà scalda il cuore e dà conforto il messaggio antico del Natale, legato a un Dio che si è fatto povero per condividere sofferenze e fatiche del cammino quotidiano. Un’occasione per riflettere e ritrovarsi, ma anche per riscoprire il senso originario della ricorrenza e vivere più intensamente esperienze tramandate da secoli. La tradizione tipicamente italiana del presepe e altri simboli quali la stella cometa, il festoso Babbo Natale, gli alberi scintillanti, non possono essere offuscati o cancellati dalle ricorrenti polemiche di chi teme di offendere altre credenze religiose. Tradizione è cultura,  identità di un popolo, insieme di fatti, segni e sogni, che non possono essere travolti da fedi laiciste che vorrebbero cancellare radicate tradizioni in nome di una libertà alimentata dal deserto dei simboli.

Era il 1223 quando Francesco d’Assisi a Greccio propose la prima rappresentazione vivente della Natività. Tommaso da Celano ricorda l’episodio e racconta che San Francesco incontrò Giovanni Velita, signore della zona di Greccio, che lo sostenne nel progetto di rivivere la mistica atmosfera del Natale di Betlemme. «Circa due settimane prima della festa della Natività - racconta il biografo del santo d’Assisi -  il beato Francesco, come spesso faceva, lo chiamò a sé e gli disse: “Se vuoi che celebriamo a Greccio il Natale di Gesù, precedimi e prepara quanto ti dico: vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello”. Appena l’ebbe ascoltato, il fedele e pio amico se ne andò sollecito ad approntare nel luogo designato tutto l’occorrente, secondo il disegno esposto dal Santo». Il presepe è stato poi riproposto in ogni epoca con statuine e scenografie anche mobili e in molte località viene proposto con rappresentazioni viventi. 

Legata al Natale è anche la tradizione dell’albero, per lo più un abete o un albero sempreverde, spesso addobbato con luci, con i doni per i bimbi e per chi culla sogni e nostalgie a ogni età. L’albero è un simbolo antico, presente nella tradizione precristiana e pagana, immagine della vita che si rinnova. A questa interpretazione si collegherebbe anche la tradizione documentata per la prima volta nel 1441 a Tallinn, in Estonia, nella cui piazza del municipio venne eretto un grande abete attorno al quale giovani “single” ballavano alla ricerca dell’anima gemella. Più legata al mondo religioso è l’interpretazione del teologo luterano Oscar Cullmann, che collega l’albero di Natale alle grandi piante con frutti e simboli cristiani che nel Medioevo si soleva ergere davanti alle cattedrali. Negli ultimi secoli l’albero è diventato sempre più simbolo del Natale accanto al presepe e con papa Giovanni Paolo II è stato introdotto l’albero natalizio in piazza San Pietro.

La figura di Babbo Natale che distribuisce i doni risale alla figura di San Nicola, vescovo di Myra nel IV secolo, che nella tradizione nordica è diventato  Santa Klaus. La leggenda racconta che, per avvicinare al Cristianesimo i bimbi che per il freddo non andavano in chiesa, il santo esortò i parroci a recarsi nelle loro case con dei doni e a parlare loro di Gesù. Numerose le versioni moderne dell’antica figura religiosa, spesso intrecciata a riti pagani e al folclore, come la svedese “capretta di Yule” che porta i doni la vigilia di Natale. Fantasia e fascino del generoso personaggio natalizio hanno portato a individuare anche la dimora di Babbo Natale, che per gli statunitensi è in Alaska, per molti europei è in un villaggio vicino alla cittadina finlandese di Rovaniemi, in Lapponia, sul Circolo Polare Artico. Babbo Natale ha anche un ufficio postale, a Drøbak in Norvegia, dove possono essere indirizzati i messaggi e le richieste dei bimbi. Ma ormai Babbo Natale è approdato anche sul web e numerosi siti smistano la posta a lui indirizzata.

Il fascino natalizio è legato anche alle suggestive musiche pastorali, con un repertorio che non ha confini. Nel cuore e nelle nostalgie di tanti risuonano le note di Bianco Natale, Tu scendi dalle stelle, Jingle bells, Astro del ciel, Silent night e altre mille composizioni che animano la poesia e il fascino del Natale. (F.d’A.)

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