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Le sue melodie hanno pervaso l’Europa, la sua passione per l’Italia si è tradotta in una sinfonia non solo musicale. Franz Liszt fu innamorato dell’Italia ed esplorò paesaggi, letteratura, lirica, tradizioni del nostro paese traducendole nel suo linguaggio espressivo, quello della musica. «Il bello di questo privilegiato paese - ha scritto in una delle tante pagine della raccolta Anni di pellegrinaggio - mi appariva sotto le sue forme più pure e sublimi. L’arte si mostrava ai miei occhi in tutto il suo splendore, si rivelava a me nella sua universalità e nella sua unità. Il sentimento e la riflessione mi convincevano, ogni giorno di più, della relazione nascosta che unisce le opere al genio creatore.  Raffaello e Michelangelo mi facevano capire meglio Mozart e Beethoven, Giovanni Pisano, Beato Angelico, mi spiegavano il Correggio, Benedetto Marcello, Palestrina. Tiziano e Rossini mi apparivano come due astri dai raggi simili».

Genio romantico, sentiva di appartenere a una grande patria chiamata Europa e visse l’ansia di libertà del Risorgimento. Ancora ragazzino, tenne concerti a ...

Vienna, Monaco, Stoccarda, Strasburgo, Parigi. Dall’Ungheria, dove era nato, si trasferì in Francia e poi fu in Austria, in Svizzera, in Inghilterra, in Germania, in Russia. Stregato, come Goethe, dal «paese dove fioriscono i limoni», Liszt sognò, visitò e soggiornò a lungo in Italia. Vi giunse con la contessa d’Agóult Marie Flavigny, una scrittrice raffinata ma scandalosa per quei tempi, che per il musicista aveva lasciato marito e figli e con lui si avventurò in un viaggio descritto da molti come fuga d’amore. Il soggiorno italiano di Franz e Marie si svolse tra Roma, Firenze, Venezia, Verona, Milano, Pisa, il lago di Como, ma visitò innumerevoli località da Brescia a Padova, da Bologna a Lucca. Liszt cantò “l'ineffabile bellezza di questa terra di luce" e per lui “il mal d’Italia sarà sempre il male delle anime belle”.

Il musicista di origine ungherese si appassionò alla grande tradizione operistica italiana e nella produzione musicale riecheggiano Donizetti e Bellini, Rossini e Verdi. Famose le sue Reminiscenze di Lucia de Lammermoor e della Norma, di Simon Boccanegra e del Rigoletto.

Suggestionato da Dante, Petrarca e dai maestri del Rinascimento italiano, Liszt scrisse pagine pianistiche memorabili dedicate alla letteratura italiana. La sua Sinfonia a Dante è una lettura in musica della Divina Commedia, con note potenti che richiamano anche precisi versi del poema, soprattutto dell’incipit dell’Inferno. Pagine memorabili interpretano anche tre sonetti di Petrarca (47 Benedetto sia ‘l giorno e ‘l mese, e l’anno; 104 Pace non trovo e non ho da far guerra; 123 I’ vidi in terra angelici costumi), prima in una versione per canto e pianoforte, poi nelle più celebri trascrizioni per solo pianoforte.

La musica di Liszt si ispira anche all’arte, all’incanto davanti allo Sposalizio della Vergine di Raffaello della Pinacoteca di Brera a Milano, agli affreschi del Giudizio universale e del Trionfo della morte tradizionalmente attribuiti all'Orcagna nel Camposanto di Pisa, alla statua del Pensieroso di Michelangelo sulla tomba di Lorenzo il Magnifico. Questo spartito è preceduto dai versi michelangioleschi: Grato m’è il sonno, e più l’esser di sasso / mentre che il danno e la vergogna dura. / Non veder, non sentir m’è gran ventura / però non mi destar, deh parla basso.

Nella prefazione al primo volume degli Anni di pellegrinaggio l’artista spiega di voler tradurre in musica alcune delle sue sensazioni più forti e delle emozioni vissute nei tanti viaggi in molti paesi diversi. Nei tre quaderni troviamo le raccolte pianistiche legate alle sue letture, alle opere d’arte visitate, ai personaggi storici e letterari, ai luoghi suggestivi della Svizzera ma soprattutto dell’Italia. La passione per l’Italia lo portò nel 1859 ad aggiungere al Pellegrinaggio tre pezzi intitolati Venezia e Napoli, con parafrasi de La biondina in gondoleta, dell’aria Nessun maggior dolore dall’Otello di Rossini, della Tarantella. L’incanto per l’Italia del sud lo portò a comporre anche altre tarantelle e la leggenda San Francesco da Paola cammina sulle onde. Un’altra leggenda musicale la dedicò a San Francesco d’Assisi che predica agli uccelli.

Franz Liszt nacque nel 1811 a Raiding in Ungheria. Studiò a Vienna e Parigi e viaggiò per tutta l’Europa, vivendo a lungo in Italia, dove fu anche abate nella cattedrale di Albano Laziale. Genio del pianoforte, compose numerose opere e fu direttore d’orchestra. Ebbe incontri con i grandi maestri dell’epoca, da Chopin a Schumann e Paganini, ed era il suocero di Richard Wagner. Si spense a Bayreuth in Germania nel 1886, ma la sua musica resta coinvolgente ed è sempre viva. (Felice d’Adamo)

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