Company Logo

Volti del Made in Italy

Pagina dopo pagina

Brevi annunci gratuiti

Il 17 marzo si celebra la Giornata dell'Unità nazionale, della Costituzione, dell'inno e della bandiera. L’anniversario della nascita dell’Italia contemporanea, avvenuta nel 1861, è l'occasione per rafforzare l’unità nazionale con la riscoperta dei simboli che hanno accompagnato la storia del nostro popolo. Con la legge dell’8 novembre 2012 il Parlamento ha introdotto anche lo studio obbligatorio dell'inno nazionale a scuola «nell'ambito delle attività finalizzate all'acquisizione delle conoscenze e delle competenze relative a «Cittadinanza e Costituzione».

Obiettivo della legge è diffondere la conoscenza storica del percorso di unificazione dello Stato italiano e mantenere vivo il senso di appartenenza civica. Il provvedimento prevede, inoltre, che nelle scuole siano organizzati percorsi didattici e iniziative per informare sul significato del Risorgimento e sulle vicende che hanno condotto all’Unità nazionale e all’approvazione della Costituzione.

 

L'INNO DI MAMELI

 

L’inno nazionale Fratelli d’Italia è stato scritto nell’autunno del 1847 da uno studente patriota, il genovese Goffredo Mameli. Poco dopo l’Inno di Mameli è stato musicato a Torino da un altro genovese, Michele Novaro. E’ diventato il Canto degli Italiani nelle battaglie risorgimentali e non a caso Giuseppe Verdi, nel suo Inno delle Nazioni del 1862, ha affidato proprio a Fratelli d’Italia - e non alla Marcia Reale - il compito di simboleggiare la nostra Patria, ponendolo accanto a God Save the Queen e alla Marsigliese.

Cantato a lungo nell’Italia risorgimentale ma messo in sordina durante la dittatura fascista, l'Inno di Mameli è diventato l'inno nazionale della Repubblica Italiana il 12 ottobre 1946. «Su proposta del Ministro della guerra - si legge ...

nel verbale di quel lontano Consiglio dei ministri presieduto da Alcide De Gasperi - si è stabilito che il giuramento delle Forze Armate alla Repubblica e al suo Capo si effettui il 4 novembre p.v. e che, provvisoriamente, si adotti come inno nazionale l’inno di Mameli». Negli anni successivi ci sono stati vari tentativi di rendere ufficiale Fratelli d’Italia, mai giunti in porto, nonostante fosse l’inno cantato negli stadi e nelle celebrazioni nazionali.

Una svolta e un sussulto di entusiasmo per il canto che unisce gli italiani si sono avuti con Carlo Azeglio Ciampi alla presidenza della Repubblica (1999-2006). Dopo 71 anni di Fratelli d’Italia come inno nazionale provvisorio, il 15 novembre 2017 il Parlamento ha approvato la legge che ha lo ha reso ufficiale «La Repubblica - afferma la legge - riconosce il testo del Canto degli italiani di Goffredo Mameli e lo spartito musicale originale di Michele Novaro quale proprio inno nazionale».

Nato a Genova nel 1827, Goffredo Mameli visse solo 22 anni, ma è tra le figure più famose del Risorgimento italiano. Studiò presso le Scuole Pie di Genova, ebbe a cuore l’unità d’Italia e compose versi di ispirazione romantica: Il giovane crociato, L'ultimo canto, Le vergine e l'amante. Nel 1848 organizzò una spedizione per sostenere l’insurrezione di Milano e con trecento volontari andò in soccorso di Nino Bixio. Questo impegno gli valse l’arruolamento nell’esercito di Garibaldi con il grado di capitano. Morì nel 1849, a seguito di una ferita infetta che si procura durante la difesa della seconda Repubblica Romana.

Michele Novaro, genovese nato nel 1818, fu compositore di diversi inni e autore di una raccolta di canzoni patriottiche. Convinto liberale, si batté per l'indipendenza dell’Italia, anche organizzando spettacoli per la raccolta di fondo destinati alle imprese garibaldine. A Genova fondò una Scuola corale popolare, alla quale si dedicò per il resto della sua vita. Assillato da difficoltà finanziarie e problemi di salute morì povero nel 1885. Ora riposa accanto alla tomba di Mazzini nel Cimitero monumentale di Staglieno (Genova), dove i suoi ex allievi gli eressero un monumento.

 

FRATELLI D’ITALIA

 

Fratelli d'Italia
L'Italia s'è desta,
Dell'elmo di Scipio
S'è cinta la testa.
Dov'è la Vittoria?
Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamoci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.

Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
Raccolgaci un'unica
Bandiera, una speme:
Di fonderci insieme
Già l'ora suonò.
Stringiamoci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.

Uniamoci, amiamoci,
l'Unione, e l'amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore;
Giuriamo far libero
Il suolo natìo:
Uniti per Dio
Chi vincer ci può?
Stringiamoci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.

Dall'Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano,
Ogn'uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano,
I bimbi d'Italia
Si chiaman Balilla,
Il suon d'ogni squilla
I Vespri suonò.
Stringiamoci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.

Son giunchi che piegano
Le spade vendute:
Già l'Aquila d'Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d'Italia,
Il sangue Polacco,
Bevé, col cosacco,
Ma il cor le bruciò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.

 

LA BANDIERA

 

L’articolo 12 della Costituzione Italiana, in vigore dal primo gennaio 1948, prescrive: «La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni».

Il tricolore ha oltre duecento anni di vita. Nasce a Reggio Emilia il 7 gennaio 1797, quando il Parlamento della Repubblica Cispadana, decreta che «si renda universale la Bandiera Cispadana di tre colori verde, bianco e rosso». Il tricolore è formato da bande orizzontali e al centro presenta una faretra con quattro frecce e la sigla R.C. (Repubblica Cispadana).

Nel 1802 il tricolore è adottato durante il governo napoleonico della Repubblica Italiana, ma le strisce sono sostituite da tre quadrati, rosso bianco e verde, disposti uno dentro l’altro. Questa bandiera oggi è utilizzata simbolo della Presidenza della Repubblica, e sventola sul Quirinale e sull’auto del Capo dello Stato.

Nel 1805, quando i territori del nord, sono ribattezzati Regno Italico viene modificata nella disposizione dei colori. Con la Restaurazione (1814) la bandiera viene messa fuori legge, ma nel 1831 diviene l’emblema della Giovine Italia di Giuseppe Mazzini ed è a bande verticali come oggi. Nel 1834 è adottata dalle truppe che tentano di invadere la Savoia. Nel 1848, durante le Cinque Giornate di Milano, il re di Sardegna Carlo Alberto assicura al Governo provvisorio lombardo che le sue truppe, pronte a venire in aiuto per la prima guerra d'indipendenza, avrebbero marciato sotto le insegne del tricolore. Il vessillo è adottato anche dalle truppe borboniche e papali inviate in soccorso dei lombardi, da Venezia e dal Governo insurrezionale della Sicilia. Nel 1849 diviene il simbolo anche della breve stagione della Repubblica Romana.
Proclamato il Regno d'Italia, il 17 marzo 1861, per consuetudine la bandiera continua a essere il tricolore. Diviene bandiera nazionale con il Regio Decreto n. 2072 del 24 settembre 1923, quando presenta al centro della banda bianca lo stemma dei Savoia, come avrà lo stemma della Repubblica di Salò durante il governo fascista nell’Italia del nord. Dopo la nascita della Repubblica, un decreto legislativo presidenziale del 19 giugno 1946 stabilisce la foggia provvisoria della nuova bandiera, confermata dall'Assemblea Costituente nella seduta del 24 marzo 1947. (Felice d'Adamo)      

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Clicca sull'immagine per ascoltare la spiegazione di Roberto Benigni dell'Inno di Mameli

Grandi eventi

Cara Italia, ...

Sostieni «Italia Italy»

Clicca su Donazione per un piccolo contributo.

Insieme per la cultura, la legalità, il merito, un’Italia migliore.

Galleria degli artisti




Powered by Joomla!®. Valid XHTML and CSS.