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L'ITALIA NELLA STORIA

* 28 settembre 1464: Corrado da Fogliano diventa governatore di Genova per gli Sforza di Milano.

* 28 settembre 1938: inizia la Conferenza di Monaco tra Italia, Germania, Francia e Gran Bretagna.

INCIPIT L'inizio di ...

Abitiamo la terra

di Vladimir Maksimov

(Russia 1930-1995)

Per il quinto giorno consecutivo le piogge scorazzano e frugano sul tetto della nostra tenda. E benché il concetto di giorno, in quest’angolo di mondo in cui luce e notte s’avvicendano ogni sei mesi, sia molto ma molto relativo, la cosa non mi consola affatto, anzi…

Euro e Schengen

L'Euro (€) è la valuta ufficiale di 19 dei 27 paesi membri dell'Unione Europea. Questi paesi costituiscono la cosiddetta area dell'euro (o eurozona): Austria, Belgio, Cipro, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, … - LEGGI TUTTO

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L’Europa è nata dai pellegrinaggi medioevali, secondo il poeta tedesco Goethe, ma  oggi vive e si sviluppa grazie a scelte lungimiranti che riassumono i valori di una lunghissima tradizione. I giovani della Generazione Erasmus, che viaggiano e studiano in paesi diversi, sono un valore per l'Europa, come le conquiste di Schengen e le idee di chi con la cultura e l’impegno politico e sociale contribuisce alla costruzione del futuro.

Ci racconta la nuova Europa, vista con gli occhi di chi studia nell’Unione, Benedetta Cerasoli. Una testimonianza che riassume i sogni di tanti  ragazzi, oltre i calcoli elettorali di miopi ...

politici, oltre sterili e distruttive polemiche. Benedetta è intervenuta all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” per la Giornata sulla mobilità internazionale e riassume diffuse speranze e sguardi attenti al futuro.

 

«Innanzitutto quel che l’Erasmus mi ha lasciato è una forte gratitudine verso quelli che credono e hanno creduto nell’Europa e in questo bellissimo progetto che dimostra che, se solo lo si vuole e si è capaci di sognarlo, l’Europa può davvero essere unita, senza frontiere.

Sono una studentessa di medicina e sono stata a Parigi 10 mesi. Durante il mio periodo lì ho potuto sperimentare un diverso sistema sanitario, un diverso sostegno sociale e mi sono chiesta perché esistano ancora così tante differenze politiche all’interno dell’Europa. Se pensiamo ad esempio al manifesto di Ventotene, siamo ancora ben lontani dal realizzarlo. Ho avuto modo di conoscere un’altra maniera di studiare, di formare i futuri medici, di apprezzarne i punti forti ma anche di accorgermi dei punti deboli. Ho imparato ad essere critica verso il nostro sistema, ma anche verso il loro e anzi, mi sono trovata sorprendentemente a fare un elogio degli studi italiani. Noi abitanti della Penisola siamo talmente abituati a lamentarci di tutto quel che ci circonda e proviene dalla nostra terra, costantemente in ammirazione di ciò che ci viene proposto da fuori, che non ci rendiamo conto della preziosità dei valori che l’intero percorso di formazione trasmette a ogni studente. Sicuramente dal punto di vista della pratica l’Italia non è al primo posto, ma in quanto a preparazione teorica e personale non le si può di certo dire niente.

L’Erasmus permette di conoscere l’altro nelle sue potenzialità e nei suoi successi, che possono essere per noi un modello e spingerci al miglioramento, e nelle sue debolezze, criticità da osservare e da tener conto come rischi possibili del cambiamento. Il mutamento nasce dall’inevitabile scontro con le differenze. Ci si mette a confronto con la diversità del paese ospitante ma anche di tutti i paesi dai quali provengono gli altri studenti, che diventano amici e punti di riferimento durante il periodo all’estero, una famiglia sicuramente più multietnica di quella che lasciamo a casa e in cui si cresce molto più velocemente. Improvvisamente ci si scopre più autonomi, ci si meraviglia di essere capaci di risolvere tante situazioni difficili che mettono alla dura prova un giovane che si ritrova a vivere da solo.

È certamente emozionante ed entusiasmante vivere in un Paese che non è quello in cui siamo nati e cresciuti, e si impara ad amarlo ogni giorno. Però è anche stando lontani da casa che si impara ad amarla di più. Si sente sicuramente la mancanza di un popolo come quello degli italiani, di una terra come l’Italia, ricca di cultura in ogni sfaccettatura, dall’arte alla cucina che si ha smania di condividere con tutti i nuovi amici stranieri, ma anche tra compatrioti con cui ogni tanto fa piacere ritrovarsi, per respirare aria di casa. Perché in fondo siamo fieri di essere italiani, ma non lo diciamo in giro… e questo anno trascorso mi ha insegnato a non aver paura delle mie origini, a mostrarle con orgoglio, e in particolare di fronte all’emergenza migranti mi sono sentita così felice di essere italiana, di avere come casa il Paese europeo più accogliente… nonostante nel mio cuore ormai cominciassi a sentirmi europea.

L’Erasmus insegna a sentirsi parte di qualcosa di grande. Mentre ero a Parigi l’Europa ha subito una delle sue più grandi ferite, e con lei sono stata ferita anche io. Gli attentati in luoghi di vita, di freschezza, di cultura e di incontro, in cui le vittime sono stati giovani come noi… tante vite strappate via troppo presto per l’insensata violenta follia di pochi. È stato orribile, ho provato paura come mai prima in vita mia. Ma poi mi sono guardata intorno e la vita continuava, doveva continuare. Ho scoperto in me un grande coraggio, venuto alla luce anche grazie alla vicinanza delle istituzioni, come la Sapienza che ha prontamente mandato un’e-mail a tutti gli studenti, e alla solidarietà che si respira in momenti tragici e che infonde speranza e fiducia nell’uomo nonostante tutto. Insomma, sono sicura che se tutto in Europa funzionasse come l’Erasmus saremmo un continente più in pace, saremmo un popolo di europei».

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«Facciamo più quello che è giusto, invece di quello che ci conviene. Educhiamo i figli ad essere onesti, non furbi». (Tiziano Terzani, giornalista e scrittore, Firenze 1938-2004)

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… Sicché quando gli dissero che era tempo di lasciare la sua roba per pensare all’anima, uscì nel cortile come un pazzo, barcollando, e andava ammazzando a colpi di bastone le sue anitre e i suoi tacchini, e strillava: - Roba mia, vientene con me!

«Italiani» senza Italia

Non c’era ancora l’Italia, ma c’erano gli italiani. Nel Decameron di Giovanni Boccaccio (1313-1375) per la prima volta si parla esplicitamente di italiani, nella nona novella della seconda giornata. L’allegra brigata, che si era allontanata dalla città per sfuggire alla grande peste del Trecento ... - LEGGI TUTTO

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