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Nuovo ‘Grand Tour’?

Per secoli il viaggio in Italia è stato nei sogni di molti, ovunque in Europa. La formazione culturale non poteva non concludersi che con il Grand Tour, un vero pellegrinaggio da ogni angolo dell’Europa alla scoperta del nostro straordinario patrimonio culturale e di una civiltà millenaria. Attuato già durante il ... - LEGGI TUTTO

INCIPIT L'inizio di ...

L’esclusa

di Luigi Pirandello

(Agrigento 1867-1936)

Antonio Pentàgora s’era già seduto a tavola tranquillamente per cenare come se non fosse accaduto nulla. Illuminato dalla lampada che pendeva dal soffitto basso, col suo volto tarmato che pareva quasi una maschera sotto il bianco roseo della cotenna rasa, ridondante sulla nuca…

Accadde oggi ...

L'ITALIA NELLA STORIA

* 12 aprile 1633: Galileo Galilei è accusato di eresia

* 12 aprile 1944: il re Vittorio Emanuele III annuncia l’abdicazione a favore del figlio Umberto II

Cara italia, ...

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«Un giorno d'estate una donna di cinquant'anni con un bellissimo nome greco passò accanto a un fiume e guardando un prato di erba alta con pioppi di là dell'acqua ricordò un bacio...». E’ la protagonista, appunto, di Bacio, una delle cinquantaquattro voci pubblicate da Goffredo Parise (1929–1986) sul Corriere della sera e poi raccolte in Sillabario n.1 e Sillabario n.2. Sono passati tanti anni dalla scomparsa del giornalista e scrittore veneto che ci ha lasciato pagine memorabili, oggi ...

travolte da fiumi di parole inutili se non volgari.

Nel 1982, con la pubblicazione del Sillabario n.2, il percorso culturale di Parise si poteva ritenere concluso. Il ciclo narrativo, iniziato nei racconti adolescenziali con l’incanto dei canali e dei cortili vicentini, si completava con la poesia dei sentimenti, con la tristezza di Solitudine.

Dopo l’intervento alle coronarie iniziava per lo scrittore una lunghissima agonia fisica e anche artistica di cui era lucidamente consapevole quando avvertiva: «Alla lettera S, nonostante i programmi, la poesia mi ha abbandonato. E a questa lettera ho dovuto fermarmi. La poesia va e viene, vive e muore quando vuole lei, non quando vogliamo noi e non ha discendenti. Mi dispiace, ma è così. Un poco come la vita, soprattutto come l’amore».

Molti fili legano il primo romanzo Il ragazzo morto e le comete e i Sillabari, le pagine della vita che si apre avvertendo già l’ombra lunga e inquieta del tramonto e quella della maturità pensosa che riscopre il fascino e l’intensità delle emozioni semplici della giovinezza. Nelle scene suggestive dell’opera prima è già possibile scorgere tecniche stilistiche, temi, atteggiamenti che definiranno l’itinerario dall’illusione alla consapevolezza, dall’entusiasmo a una diffusa malinconia, dalla civiltà agli impulsi originari della natura, in una evoluzione che segue a ritroso l’effimero cammino del progresso.

Convinto della necessità di un legame profondo fra lo scrittore e la sua opera, Parise si identifica con le storie che narra: nelle sue pagine c’è la sua terra e la sua gente, la sua ingenuità e l’estrosità che rasenta il capriccio, il sorriso triste e lontano, l’ironia ora sorniona ora graffiante tipicamente veneta, ma la realtà sfuma nella favola, in atmosfere oniriche  e in mondi surreali. Da Il prete bello a Il crematorio di Vienna si sviluppa una fase narrativa che porta a una logicità estrema e spietata, poi spezzata come d’incanto nella pagine del Sillabario n.1 in cui riemerge prepotente il filone connaturale dei sentimenti, che non cancella le fragili e inquietanti convinzioni ideologiche, ma le ovatta e disperde fra le pieghe dei “diritti del cuore”.

Nel sillabare i sentimenti elementari (amore, allegria, felicità, nostalgia…) o le parole tematiche (anima, bambino, hotel, matrimonio…) vediamo scorrere l’imprevedibilità dell’esistenza, il mistero della vita, il rimpianto per la felicità e il tempo inafferrabile, l’amarezza e l’indifferenza perché «tutto resterà come prima e cioè senza senso, o meglio il senso di ogni cosa resterà incomprensibile, perduto nel disordine del mondo». Gli spettri di Il crematorio di Vienna si allontanano, perdono i caratteri della nitidezza e dell’incubo, si celano dietro carnalità mediterranee o pudori veneti, ma restano ombre onnipresenti e inquiete. La poesia sfuma in elegia, le illusioni alimentano una dolce, infinita tristezza.

Uomo del suo tempo e pur capace di prenderne le distanze, Goffredo Parise ha continuato a osservare le cose e la vita con gli occhi profondi del bambino che si incantava sulla strada. Ora che si sono spente non solo le comete del suo primo romanzo, ma anche le polemiche e le passioni che hanno accompagnato alcune opere e che agli scandali e ai clamori di certi momenti è subentrata una più serena valutazione, resta l’eco di un’opera ampia che oscilla dalla freschezza delle prime opere al lirismo delle ultime pagine che richiamano ancora la grazia stupita del’infanzia. La spontaneità e l’adeguatezza della parola, e più ancora la ricchezza creativa e la forza immaginativa, costituiscono il segno più incisivo che lo scrittore ha lasciato nella cultura italiana. (Felice d’Adamo)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Opere di Goffredo Parise (Vicenza 1929–Ponte di Piave 1986): Il ragazzo morto e le comete, La grande vacanza, Il prete bello, Il fidanzamento, Amore e fervore, Il padrone, Gli americani a Vicenza, Cara Cina, L’assoluto naturale, Il crematorio di Vienna , Sillabario n.1, Guerre politiche, L’eleganza è frigida, Sillabario n.2.

 

Bimba fra le stelle

Il nome di una bambina italiana di dieci anni fra le stelle, con un satellite del sistema Galileo. Antonianna Semeraro è di Martina Franca (Taranto) ed è stata la vincitrice del concorso ''Un disegno spaziale'' indetto dalla Commissione europea e destinato agli alunni nati quando ha preso il via il ... - LEGGI TUTTO

EXPLICIT La fine di ...

La lettera scarlatta

di Nathaniel Hawthorne

(Stati Uniti 1804-1864)

Ma le due tombe furono coperte con una sola pietra sepolcrale; e poiché intorno sorgevano monumenti maestosi tutti blasonati, anche su quella nuda pietra – visibile ancora oggi in quel cimitero – fu scolpito qualche cosa che somigliava a un blasone gentilizio. Cupa divisa, nella quale splendeva di luce perenne, ma tetro più dell’ombra da cui si staccava, un punto solo: una lettera A, scarlatta, in campo nero.

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«Se sei triste fai una passeggiata. Se non funziona fanne un'altra». (Ippocrate, il padre della medicina, Kos-Grecia 460-377 a.C.)

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