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Volti del Made in Italy

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Il primo marzo anche in Italia le comunità della Romania, della Bulgaria, della Repubblica Moldova e di altre aree dei Balcani celebrano la Festa della Primavera. Per dare il benvenuto alla nuova stagione c'è lo scambio simbolico di un piccolo portafortuna, che In Bulgaria chiamano Martenitza, in Romania e Moldavia Mărtisor, in Macedonia Martinki. Si tratta di un piccolo oggetto fatto di fili rossi e bianchi di cotone o lana, realizzato in braccialetti, nappe, piccole bambole di stoffa, denominate Penda (la femmina) e Pizho (il maschio). Lo scambio della Marteniza, una delle più popolari e antiche usanze nei Balcani, è anche un dono a Baba Marta ...

(in Romania è la figura di Baba Dochia), come auspicio che la mitica vecchina faccia andare via il freddo e porti la primavera.

La Marteniza/Mărtisor è il simbolo dell’inverno che finisce e dell’arrivo della primavera. I colori della Marteniza simboleggiano il bianco della neve che si scioglie e il sole che scalda le giornate e i cuori; simboleggiano anche i capelli bianchi della vecchiaia e le guance rosse, e sono l’augurio per una lunga vita in buona salute. Il filo rosso e bianco con un amuleto (uno scudo in oro o argento, una conchiglia) un tempo veniva legato dai genitori al polso dei piccoli, offerto dai giovanotti alle ragazze oppure scambiato tra ragazze con l’augurio di buona fortuna, di salute ‘come l’argento lucido, la pietra del fiume, una conchiglia nell’acqua‘. Con il passare del tempo il piccolo scudo è stato sostituito da vari oggetti, in oro o argento, con degli amuleti dai significati più svariati, a volte seri, a volte sentimentali o divertenti.

La Marteniza è anche un simbolo di pace e il nome richiama il dio Marte, legato alla guerra e alla primavera: anticamente in primavera con il bel tempo si scatenavano le guerre e il rosso simboleggia il sangue che riprendeva a scorrere, mentre il bianco ripropone il pallore delle donne per la partenza dei loro uomini alla guerra. Secondo una leggenda, il mitico fondatore del primo stato bulgaro Khan Asparuh, prima della partenza per una battaglia che si annunciava molto dura, promise alla sua giovane moglie che, finita la guerra, le avrebbe mandato un piccione con un filo bianco per comunicarle la vittoria. In battaglia Khan Asparuh rimase ferito al braccio e mentre legava il filo di lana bianco alla zampina del piccione il sangue lo colorò di rosso. Così sarebbe nata la prima Marteniza come simbolo di vittoria e di prosperità.

La Festa della Marteniza, celebrata nei Balcani il primo marzo, è antica: si sarebbe affermata già nel IX secolo fra le popolazioni bulgare e si è poi estesa anche in altri paesi, particolarmente in Romania e nella Repubblica Moldova. Oggi la tradizione rivive portando la Marteniza sul braccio sinistro o alla sinistra del corpo, dalla parte del cuore: la si regala all’inizio di marzo a chi si vuol bene e si indossa fino ai primi segni della primavera, quando si scorge il volo di una rondine o di una cicogna oppure un albero in fiore o una rosa che sboccia. All’arrivo della primavera, non oltre però la fine di marzo, la si mette sotto una pietra o la si appende a un albero, esprimendo un desiderio.

Bulgaria, Romania, Moldova e Macedonia hanno avanzato la proposta di iscrivere Marteniza/Martisor/Martinki come Patrimonio immateriale dell’umanità. Con la libera Europa la suggestiva tradizione orientale della Marteniza è giunta anche in Italia e a Milano si festeggia la “Primavera dei Balcani in bianco e rosso” con varie manifestazioni e laboratori di Marteniza/Martisor/Martinki. (Felice d’Adamo)

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