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Il 13 ottobre Erasmus, il programma europeo per l’istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport, compie 30 anni. E’ l’Erasmus’ birthday, il compleanno del progetto più apprezzato dell’Unione Europea, per il quale fino al 2020 sono stati stanziati 14,77 miliardi di euro. Nel 2014 il programma è diventato Erasmus+ e ha avviato un nuovo sistema di prestiti agevolati per gli studenti universitari che intendono realizzare uno o due anni all'estero, con la possibilità di ricevere rispettivamente 12 e 18 mila euro a condizioni favorevoli.

Erasmus è l’acronimo di European Region Action Scheme for the Mobility of University Students, ma il nome del programma richiama esplicitamente la figura dell'umanista e teologo umanista olandese del XV secolo Erasmo da Rotterdam, che viaggiò per ...

molti anni in tutta l’Europa per comprendere le diverse culture. Nato nel 1987, il progetto europeo offre agli universitari la possibilità di studiare in una università straniera per un periodo riconosciuto ufficialmente dalla propria università.

Il progetto Erasmus si estende a molte attività, oltre allo scambio di studenti e docenti: Sono previsti anche programmi intensivi internazionali e la cooperazione fra facoltà e dipartimenti universitari con enti professionali e realtà accademiche attraverso la Rete tematica ETNP (European Tematic Network Programme).

La prima idea di un Erasmus si è fatta strada alla fine degli anni Cinquanta, grazie alla pedagogista italiana Sofia Corradi, ora ultraottantenne, conosciuta come “Mamma Erasmus”, che ha ricevuto il Premio Carlo V dal re di Spagna Filippo VI e dal presidente del Parlamento europeo Schultz. Dopo l’amara esperienza personale di studentessa che aveva conseguito un master in legislazione universitaria alla Columbia University di New York, Sofia Corradi non riuscì a ottenere il riconoscimento del titolo all’Università di Roma. Cominciò allora una lunga battaglia, che lei stessa racconta: «Dopo il mio master di diritto comparato alla Columbia University di New York, tornai in Italia e in segreteria non solo mi dissero che non mi avrebbero riconosciuto gli esami sostenuti negli Stati Uniti, ma diedero un'occhiata sdegnosa ai miei titoli e l'impiegato disse: “Columbia University, mai sentita nominare”. Si erano fatti l'idea che io volessi sgraffignare una laurea con delle credenziali rilasciate da una qualche università fantasma con sede alle Bahamas o altro paradiso fiscale. E mi insultarono: lei va divertirsi all'estero, poi viene qui e vorrebbe la laurea. Mi rassegnai e rifeci gli esami, però il fatto di aver avuto questa esperienza alla Columbia University mi procurò rapidamente dei posti di lavoro uno meglio dell'altro e mi trovai a essere la consulente per le relazioni internazionali dell'associazione dei rettori delle università italiane, dove ho cominciato la mia battaglia, una battaglia durata fino al 1987, quando finalmente è arrivato l'Erasmus ufficiale dell'Unione Europea».

Nella trentennale storia dell’Erasmus, quasi quattro milioni di studenti europei hanno avuto l’opportunità di studiare all’estero. I ragazzi italiani sono stati quasi il 10 per cento del totale degli studenti che hanno soggiornato all’estero e, secondo le stime dell’Agenzia nazionale, nell’anno scolastico 2017-2018 saranno 41mila. Nei prossimi sette anni i programmi Erasmus (Università), Erasmus Mundus (Università e universitari di paesi terzi), Comenius (scuole), Leonardo da Vinci (stage), Groundtvig (adulti) e quelli per l'interscambio dei giovani permetteranno a quattro milioni di europei di ricevere un supporto per esperienze di studio, formazione, sport o stage all'estero. Nuovi orizzonti per tanti ragazzi con l’Europa della cultura. (Anna Ferrero)

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