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Fiore all’occhiello dell’Italia che conta a livello internazionale è certamente Mario Draghi, governatore della Banca Centrale Europea. Per l’italiano al vertice della politica economica continentale questo è un anno di grandi sfide per le crisi diffuse e le incertezze di diversi paesi, ma anche i suoi avversari gli riconoscono grande professionalità, indiscusse competenze e una visione strategica per il futuro dell’Europa. Del resto già nel 2012 ualsil Financial Times lo aveva scelto come uomo europeo dell’anno per la sua “determinazione a salvare l’euro”. Il quotidiano economico-finanziario britannico ricordava che con Draghi «la BCE è pronta a fare tutto quello che serve per preservare l’euro. Non dobbiamo dimenticarci che la ragione per cui il risanamento è diventato centrale ...

nelle raccomandazioni della Bce è perché non si possono costruire sistemi sui debiti e sui deficit che la crisi finanziaria ha mostrato insostenibili». Il Financial Times ha stimolato il leader di Francoforte a non cedere sul rigore nei bilanci, perché «mollare ora sul fronte dell'austerity, come qualcuno suggerisce, equivarrebbe a sprecare i grandi sacrifici fatti dai cittadini europei».

Mario Draghi è giunto alla presidenza della BCE dopo una brillante carriera e numerosi riconoscimenti. Nato a Roma nel 1947, il nuovo governatore della Banca Europea ha studiato nelle rigorose scuole dei Gesuiti e si è laureato in economia all’università della capitale La Sapienza, discutendo la tesi Integrazione economica e variazioni dei tassi di cambio con il professor Federico Caffè. Ha poi frequentato il Massachussets Institute of Technology con il premio Nobel Franco Modigliani. Tornato in Italia, ha insegnato nelle università di Trento, Padova, Venezia e Firenze; dal 1984 al 1990 è stato direttore esecutivo della Banca Mondiale; l’anno dopo è stato nominato direttore generale del Ministero del Tesoro e conserverà l’incarico per dieci anni insieme con la presidenza del Comitato per la privatizzazioni.

Draghi ha fatto parte del consiglio di amministrazione dell’Iri, dell’Eni, dell’Iri, dell’Imi e della Banca Nazionale del Lavoro e dal 2002 al 2005 è stato vicepresidente del Committee Worldwide della Goldman Sachs; ha fatto parte anche del Board of Trustees del Princeton Institute for Advanced Study e della Brooking Institution. Dopo la bufera che investì il governatore della Banca d’Italia Fazio, alla fine del 2005 Draghi è stato chiamato alla guida di Palazzo Koch. Nello stesso anno è diventato presidente del Financial Stability Forum, poi divenuto Financial Stability Board. Come governatore italiano è stato membro del consiglio direttivo della BCE, del Gruppo dei Sette e del Gruppo dei Venti oltre che del consiglio di amministrazione della Banca dei Regolamenti Internazionali. Draghi ha anche pubblicato molti testi su temi finanziari e macroeconomici.

L’economista italiano è giunto a Francoforte come terzo governatore della Banca Centrale Europea dopo l’olandese Willem Frederik Duisenberg e il francese Jean-claude Trichet. Il suo compito finora non è stato affatto facile, visti i venti di crisi che soffiano sull’economia europea e le difficoltà dell’euro. La sua ricetta è chiara: l’Europa deve puntare sulla crescita per risanare la finanza.

La Banca Centrale europea è una delle istituzioni dell'Unione Europea. I suoi obiettivi principali sono: mantenere la stabilità dei prezzi (tenendo sotto controllo l'inflazione) specialmente nei Paesi dell'area dell'euro; mantenere stabile il sistema finanziario, assicurandosi che i mercati finanziari e le istituzioni siano controllati in modo appropriato. La BCE lavora in collaborazione con le banche centrali dei 27 paesi dell'Unione, che insieme costituiscono il Sistema europeo delle banche centrali (SEBC). Ne deriva così una cooperazione tra le banche centrali dell’area dell’euro, detta anche eurozona, ovvero i 19 paesi europei che hanno adottato la moneta unica. La cooperazione all'interno di questo gruppo di banche è chiamata Eurosistema. Vari i compiti della BCE: fissare i tassi d'interesse di riferimento per l'area dell'euro e controllare la massa monetaria; gestire le riserve in valuta estera dell'area dell'euro e comprare o vendere valute quando si presenta la necessità di mantenere in equilibrio i tassi di cambio; accertarsi che le istituzioni e i mercati finanziari siano adeguatamente controllati dalle autorità nazionali, e che i sistemi di pagamento funzionino correttamente; autorizzare le banche centrali dei paesi dell'area dell'euro a emettere banconote in euro; monitorare le tendenze dei prezzi valutando il rischio che ne deriva per la stabilità dei prezzi nell'area dell'euro. Draghi, che resterà a Francoforte fino al 2019, ha dimostrato di saper guidare l’economia europea anche nelle bufere più inquietanti. (Carlo Pozzoli)

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