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Apparentemente nella lingua italiana, accendere e spegnere trovano la loro pertinenza (cioè si adattano con determinate parole affini per significato) solamente con il fuoco. Tutte le altre cose che si possono accendere o spegnere sono frutto di metafora. Quindi si accendono e si spengono tutte le cose che danno esca al fuoco. Se però cerchiamo la radice etimologica delle due parole, avremo una grande sorpresa. Che la loro area semantica è quella della luce e del colore. Praticamente il loro primo tratto semantico è quello di evidenziare non tanto il fenomeno chimico della combustione che per l’uomo antico è misterioso, quanto piuttosto il suo effetto visivo che innegabilmente è una percezione istintiva anche per l’uomo antico.

Immaginate il rapporto col fuoco da parte degli esseri irrazionali. Al confronto ...

l’uomo pur ignorandone la causa, del fenomeno intuisce (poeticamente) la differenza tra acceso e spento in termini di luminosità e di colore. Notiamo infatti che nelle parole che stiamo esaminando manca il tratto semantico delle temperature (freddo, tiepido, caldo, scottante), o quello della trasformazione chimica della sostanza.

Accendere

Accendere è parente di incendio: un verbo e un sostantivo. Se ipotizziamo che all’origine entrambe le parole abbiano avuta la corrispondente mancante, quale che essa sia (per esempio: accensione e incendiare), ci troveremo di fronte a due coppie in cui i verbi sono: “ac-cendere” e “in-cendere”. Non è difficile constatare che sono due verbi formati con preverbio (prefisso): il primo prende la preposizione “ad” (movimento verso, prossimità), il secondo, la preposizione “in” (dentro, movimento dall’esterno all’interno).

Chiarito l’apporto di significato fornito dalle preposizioni che stabiliscono la differenza tra i due verbi, ci resta da scoprire il significato del nostro ipotetico verbo radicale  “-cendere”.

Mi sarà capitato già di parlare del fenomeno fonetico di apofonia. In breve: l’apofonia è quel fenomeno per cui una vocale di una parola cambia il colore a seconda che si trovi  in una radice verbale o in una radice nominale, oppure quando il verbo senza preverbio assume il preverbio.  Es. (latino): “facio” (italiano: faccio) / per-ficio (italiano: faccio fino in fondo, porto a termine). Sullo schema della lingua latina, esaminiamo i participi perfetti, vivi anche in italiano: fatto / perfetto. In questo caso si dice che la “a” è una vocale apofonica, cioè cambia colore (diviene “e”). La stessa cosa capita al verbo “cendere” quando prende la preposizione (in oppure ad) come prefisso. Diventa in-cendere e ad-cendere, con la “a” che diventa “e”. [La preposizione  ad-  diventa ac- per assimilazione regressiva].

Nella lingua latina esiste il verbo candeo: possiamo già dire allora che tutte le parole italiane come: accendere, incendio, incenso, candido, incandescenza, candela, candidato, candeggina, ecc. appartengono alla stessa famiglia, cioè fanno parte della sfera lessicale (insieme di vocaboli) della luce, del chiarore, della luminosità, del candore, e - per le due voci che anticamente se ne sono allontanate: accendere e incendio - del fuoco e della fiamma.

Spegnere

Scusate se mi riferisco ancora al latino, ma è l’unica strada. Ex-pingere: ex (preposizione) + pingere (verbo = dipingere, dare colore, illuminare dando maggiore o minore tonalità). La preposizione ex- davanti a “pingere” è usata con valore privativo e fa sì che il verbo significhi privare del colore.

La teoria che i termini “accendere” e “spegnere” originariamente si muovessero nell’area semantica della luce e del colore è confermata dall’altro verbo: estinguere. Spero che adesso sia più facile seguire il ragionamento seguendo la sintesi grafica. Extinguo da ex + tinguo (sinonimo di tingo, che significa bagno [vedi le parole italiane “intingo” e “attingo”] e anche inumidisco (il colore).

Sia che si ricolleghi, anche questo verbo, alla stessa area semantica, sia che voglia aggiungere l’idea del “gettare acqua sul fuoco”, con questo metodo di ricerca qualche risultato siamo riusciti ad ottenere per rendere la lingua più trasparente. (prof. Luigi Casale)

Cara Italia, ...

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