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La mostra propone un viaggio esplorativo nella pittura e, più in generale, nella cultura della Lombardia del XIX secolo. Partendo dalla stagione romantica, passando per le esperienze risorgimentali e le ribellioni scapigliate, il percorso approda all’impegno sociale delle generazioni di fine secolo e alla ricerca divisionista.

È ormai noto che l’Ottocento italiano sia un secolo ricco di motivi di interesse e di personalità artistiche da scoprire. Se alcune aree italiane, su tutte la Toscana, sono state già portate all’attenzione del grande pubblico, la scena artistica della Lombardia del XIX secolo continua a essere poco nota. Ad eccezione ...

di alcuni grandi nomi che hanno già conosciuto la loro importante riscoperta (quali Francesco Hayez), la maggior parte di artisti è ancora tutta da raccontare, in attesa di una necessaria quanto meritata riscoperta.

Il percorso della mostra, dunque, si dipana per aree tematiche, analizzando sia i movimenti e le tendenze iconografiche, che la biografia e la personalità dei singoli artisti, seguendo un filo narrativo chiaro ed esaustivo che si propone di far luce su un tema non sempre così noto. L’esposizione, dunque, offrirà l’opportunità di scoprire un universo dinamico e sorprendente, artisticamente e intellettualmente molto raffinato e sperimentale, e di indagare la società italiana del tempo, tra certezze e contraddizioni.
Pur tenendo come cardine la scena milanese – in particolare il magistero dell’Accademia di Brera – la mostra indagherà con attenzione anche la situazione delle altre provincie lombarde e le aree più periferiche e provinciali.

Si comincia con la stagione romantica, in cui primeggia la figura di Francesco Hayez, maestro e modello di intere generazioni di pittori. La sua lunga presenza nel ruolo di direttore a Brera ha lasciato un segno profondo sull’indirizzo culturale milanese. Insieme ad Hayez saranno esposte le opere di alcuni pittori che da lui presero insegnamento per il proprio percorso e quelle di maestri a lui contemporanei, quali Giuseppe Diotti, Giacomo Trecourt, Massimo d’Azeglio e Giuseppe Molteni. Un’attenzione particolare sarà riservata all’iconografia manzoniana, assai diffusa in Italia per tutto l’Ottocento.
Una sezione a se stante sarà dedicata ai vedutisti e ai “prospettici” della prima del secolo (da Migliara a Inganni), con i loro scorci cittadini che spesso raccontano una Milano che oggi non c’è più, in scenette di vita quotidiana che offrono uno sguardo prezioso anche sull’urbanistica e sulla società del tempo.
Il percorso passa poi al periodo delle Guerre di Indipendenza, con opere dedicate alle tematiche risorgimentali, intese sia come celebrazione dei protagonisti, che come racconto intimo e quotidiano. Particolare attenzione verrà data alla ricerca di Gerolamo e Domenico Induno, grandi interpreti del tema risorgimentale ma noti anche per le loro scene di genere, che narrano la vita delle classi meno abbienti, interpretando magistralmente un modello pittorico che ebbe poi ampia fortuna. Nella ricerca degli stessi Induno si percepisce anche la diffusione di un genere che ebbe ampio successo all’epoca: il revival storicista e la pittura salottiera elegante e frivola, con opere che ritraggono immaginari incontri galanti ambientati del secolo precedente o giovani dame nei loro salotti.
La personalità, visionaria e unica, di Giovanni Carnovali detto il Piccio introduce al sensibile cambio di rotta della seconda metà del secolo. Artista fuori dal proprio tempo, straordinario anticipatore di soluzione linguistiche illuminanti per le generazioni successive, il Piccio è un artista fondamentale per la nascita delle ricerche di artisti quali Federico Faruffini e, soprattutto, Tranquillo Cremona. Il primo, uomo tormentato e irrisolto, aprirà le porte a moderne interpretazioni della pittura storicista e letteraria; il secondo, con Daniele Ranzoni e Giuseppe Grandi, fonderà la Scapigliatura, movimento che si espresse tanto in letteratura quanto nelle arti visive. La loro generazione, delusa dagli esiti dell’Unità d’Italia, cercherà risposte ai propri dubbi esistenziali e alla propria vocazione ribelle in atteggiamenti ostentatamente bohémien e in un linguaggio artistico sperimentale e moderno, sul quale affonderà le radici molta della pittura dei decenni successivi.
Con la Scapigliatura ci spostiamo, dunque, nella seconda metà del secolo. Periodo storico nel quale in Lombardia raccoglie grande fortuna anche il genere del paesaggio. Nascono negli ultimi decenni dell’Ottocento le molte tele che raccontano le campagne brianzole, le vette alpine e le suggestive acque dei laghi. In mostra non mancheranno, dunque, opere di artisti quali Gignous e Gola, eccellenti interpreti di questo genere pittorico, ma anche di Mosé Bianchi e di tutti coloro che narrarono, in scene assai piacevoli, la vita quotidiana del tempo.
Ma l’ultimo quarto di secolo vede anche sorgere un nuovo interesse per il sociale, indagato non più come scena di genere ma con volontà di denuncia, come manifesto di una nuova mentalità. Nasce la pittura del verismo sociale, che in Lombardia conobbe una stagione importante e consistente, con artisti quali Longoni, Sottocornola, Morbelli. E nasce il Divisionismo, tecnica pittorica che si espresse con risultati eccellenti sia sul tema sociale che sul versante simbolista. I protagonisti del Divisionismo sono molti e molto noti, da Segantini a Previati, e ci accompagneranno verso la conclusione del nostro percorso.

 

* L’OTTOCENTO LOMBARDO

Palazzo delle Paure

LECCO

Dal 20 ottobre al 20 gennaio

Info: tel. 0341.481262 - e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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