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Il 26 maggio 2019 si voterà per il rinnovo del Parlamento europeo. E’ un appuntamento importante, che segnerà il destino dell’Unione nei prossimi anni. Alla scadenza elettorale si giungerà dopo un travagliato periodo di euroscetticismo e di nascenti e affermati nazionalismi. Le difficoltà attuali mostrano il volto debole dell’Europa, ma anche gli egoismi dei governi nazionali, e suscitano inquietudini e ostilità. Nei diversi Paesi si sono rafforzati i gruppi critici e scissionisti, che di volta in volta propongono di bloccare una più stretta collaborazione, di uscire dall’euro, di lasciare l’Unione per tornare al piccolo orto casalingo. E’ l’atteggiamento tipico della fuga nei momenti di difficoltà, con l’illusione che da soli si è più forti e si riesce a superare meglio gli ostacoli posti soprattutto dalla globalizzazione.

Le difficoltà dell’Europa sono evidenti, ma non possono oscurare le opportunità, che sono tante, e il grande progetto dei padri fondatori, che ci ha già regalato settant’anni di pace e prosperità. Ora che i sogni originari sembrano offuscati, occorre un nuovo slancio per aprire più vasti orizzonti, fissare nuovi traguardi, mettere in campo ambiziosi progetti per costruire l’Europa dei popoli. Una realtà ...

che valorizzi le ricchezze nazionali e le sinergie e insieme faccia crescere la consapevolezza del destino comune e del ruolo da protagonista che tanti popoli uniti possono avere nello scacchiere internazionale, con obiettivi che portino a riscoprire i valori della fratellanza, della legalità, dei diritti civili e del comune destino.

Il cammino dell’Europa, pur fra le immani tragedie del passato, è stato un cammino di civiltà, di sviluppo scientifico e di conquiste umane. Traguardi che possono continuare a crescere e a estendersi ad altre aree con un impegno comune, con la testimonianza che le diversità non separano ma arricchiscono, nello spirito del motto europeo «In varietate concordia - Uniti nella diversità».

Per la nuova Europa occorrono uomini nuovi, statisti lungimiranti con grandi sogni e concreti progetti. A Bruxelles e Strasburgo si gioca molto del nostro destino e protagonisti devono essere figure di primo piano, non politici falliti in campo nazionale o personaggi di dubbia professionalità ai quali si vuole garantire un posto pubblico candidandoli per le elezioni europee. Potremo capire quali gruppi si batteranno davvero per il nostro futuro osservando le candidature che proporranno. Importanti sono i progetti politici, ma contano anche le storie, le esperienze e la passione dei candidati che debbono attuarli. L’Europa non è un luogo lontano dove mandare rappresentanti anonimi e incapaci solo perché proposti dai partiti. L’Europa è la nostra terra, che deve essere gestita dagli uomini migliori. 

L’Italia nell’orizzonte europeo deve riacquistare il ruolo da protagonista che ha avuto con De Gasperi e Spinelli e con una lunga schiera di politici appassionati del destino comune. Un ruolo offuscato negli ultimi anni, in cui sono prevalse polemiche e beghe interne, e i piccoli calcoli elettorali hanno prevalso sui progetti di grande respiro. Dal nostro Paese a Strasburgo e Bruxelles sono approdati non pochi eurodeputati spesso assenti ai lavori parlamentari, sempre presenti nei talk-show nazionali.

L’Europa ha bisogno di un riscatto e le elezioni della prossima primavera possono essere una grande opportunità. Occorrono interventi più incisivi per una politica estera comune, scelte economiche più equilibrate e miranti più allo sviluppo che alla difesa di interessi nazionali forti, una più coerente azione di difesa dei diritti umani anche nei Paesi emergenti, una più incisiva politica mediterranea che dovrebbe vedere l’Italia protagonista. Fra le incerte, contraddittorie e talora sanguinose primavere arabe e i nuovi fermenti del Medio Oriente il nostro Paese ha spazi enormi per lo sviluppo economico e l’affermazione dei diritti civili. Sostenuta dall’Europa, l’Italia ha importanti carte da giocare nel bacino del Mediterraneo, dove ci attendono nuove sfide, e illusoria appare la possibilità di risolvere i nostri problemi con rivendicazioni sovraniste e la richiesta di superamento dei vincoli comunitari che renderebbero ancora più pesante il fardello del nostro colossale debito pubblico.

Guardare alla nuova Europa è volgere lo sguardo verso un orizzonte dove cultura, legalità e solidarietà siano valori fondamentali e il mondo non sia una minaccia da cui difendersi con barriere ma uno spazio aperto per la costruzione di un più sereno futuro.

Nonostante le difficoltà attuali, gli errori del recente passato e le remore di alcuni Paesi, occorre continuare a credere nell’Europa e per le elezioni del nuovo Parlamento l’auspicio è che si scelgano candidati convinti sostenitori dell’Unione Europea. Insieme possiamo dare una mano ai sogni. (Felice d’Adamo)

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