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Volti del Made in Italy

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Questa è l’Italia secondo…

 

 

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BARBARA SPINELLI, giornalista e scrittrice (Roma 1946 - *):

Gli italiani hanno spesso questa levità: questo andare a cercare le cose con il loro fantasticare e il loro rameggiare proteso nell'etere, e questo avere però radici ben piantate nel terreno, come i pini le cui propaggini sotterranee sono enormi.

 

RICCARDO MUTI, direttore d’orchestra (Napoli 1941 - *):

Italia significa Verdi, Puccini, Tiziano, Antonello da Messina. Non è un discorso di politica, di cui non capisco nulla. Io non penso che Tiziano sia nato lassù e Antonello da Messina sia nato laggiù: per me sono due italiani.

 

RENZO PIANO, architetto (Genova 1937 - *):

Noi italiani siamo come dei nani sulle spalle di un gigante, tutti. E il gigante è la cultura, una cultura antica che ci ha regalato una straordinaria, invisibile capacità di cogliere la complessità delle cose. Articolare i ragionamenti, tessere arte e scienza assieme, e questo è un capitale enorme. E per questa italianità c'è sempre posto a tavola per tutto il resto del mondo.

 

ROBERTO GERVASO, giornalista e scrittore (Roma 1937 - *):

L’Italia: un Paese che sta in piedi perché non sa da che parte cadere. Un Paese dove le maschere hanno sostituito i volti. Dove “la legge è uguale per tutti”, ma non tutti sono uguali davanti alla legge. Un Paese dove d’insormontabile ci sono solo i cavilli. Un Paese di fedeli “praticanti”, non di credenti. Un Paese che crede nei santi solo se gli fanno il miracolo. Un Paese dove quel che è pubblico, non è di tutti: è degli altri. Un Paese dove la dietrologia è un bene di prima necessità. Un Paese che vive alla giornata in attesa di passare la nottata. Un Paese di furbi che trovano sempre qualcuno più furbo che li fa fessi. Un Paese dove non è tanto la serietà dei problemi che preoccupa, quanto la mancanza di serietà di chi dovrebbe risolverli. Un Paese diretto da una classe politica senza classe. Un Paese, come diceva Longanesi, dove si è “estremisti per prudenza”. Un Paese anarchico, conformista e trasformista. Il Paese di Arlecchino, Pulcinella, Fregoli, Pinocchio, Bertoldo, Maramaldo, Cagliostro. Un Paese di furbi e furbetti, che tirano l’acqua al proprio mulino, infischiandosene degli “interessi generali.

 

PAOLO VILLAGGIO, attore e scrittore (Genova 1932 - *):

Gli italiani quando sono in due si confidano segreti, in tre fanno considerazioni filosofiche, in quattro giocano a scopa, in cinque a poker, in sei parlano di calcio, in sette fondano un partito del quale aspirano tutti segretamente alla presidenza, in otto formano un coro di montagna.

 

UMBERTO ECO, scrittore (Alessandria 1932 - *):

Le preoccupazioni della stampa europea non sono dovute a pietà e amore per l'Italia ma semplicemente al timore che l'Italia, come in un altro infausto passato, sia il laboratorio di esperimenti che potrebbero stendersi all'Europa intera.

 

GIOVANNI SARTORI, politologo e scrittore (Firenze 1924 - *):

Nessuno in Italia vuole correre rischi. È un paese conformista. Che si è oramai seduto sulle poltrone che occupa. Non ha grandi visioni né del futuro né del presente. Diciamo che sostanzialmente è un paese che tira a non perdere il posto.

 

RAFFAELE LA CAPRIA, scrittore e sceneggiatore (Napoli 1922 - *):

Arlecchino, Pinocchio e Pulcinella sono l'Italia del popolo, che si rappresenta, si denigra e si riscatta con la felicità che trasmette questo trio. Un'Italia del passato, ma che si può riconoscere oggi dovunque.

 

ALBERTO LATTUADA, regista e sceneggiatore (Milano 1914 - *):

Gli italiani sono singoli geni che formano, tutti insieme, un popolo politicamente disordinato e immaturo. Una collettività talmente sorprendente da rendere problematico un giudizio complessivo.

 

MAGDI CRISTIANO ALLAM, scrittore e giornalista (Il Cairo 1952 - *):

L'Italia è la patria dei tuttologi: tutti pretendono di dire la loro su tutto, anche se non hanno una competenza specifica sull'argomento.

 

ORIANA FALLACI, scrittrice e giornalista (Firenze 1929 - 2006):

E quest’Italia, un’Italia che c’è anche se viene zittita o irrisa o insultata, guai a chi me la tocca. Guai a chi me la ruba, guai a chi me la invade.

 

ALBERTO RONCHEY giornalista e scrittore (Roma 1926 - 2010):

Raccontare ai giornalisti stranieri la politica culturale italiana non è cosa semplice. Bisogna prima di tutto cercare di non ridere.

 

ITALO CALVINO, scrittore (Santiago di Las Vegas-Cuba 1923 - 1985):

Viviamo in un paese dove si verificano sempre le cause e non gli effetti.

 

PIER PAOLO PASOLINI, scrittore, poeta , regista (Bologna 1922 - 1975):

In Italia tutto è a mezzo.

 

CESARE MARCHI, scrittore e giornalista (Villafranca-Verona 1922 - 1992):

L'italiano ama le battute di spirito, ma a carico degli altri. Sale sempre sul carro del vincitore, ma è prontissimo a scendere in corsa, se si accorge di avere sbagliato carro.

I giapponesi dicono che siamo una nazione di stupidi, il «Figaro Magazine» che siamo dei casanova. Non hanno capito niente. Noi siamo la nazione del ma.

L'italiano è per il divorzio, l'aborto, la pillola, la fecondazione artificiale, ma spende un milione per il vestito della figlia che va alla prima comunione.

 L’italiano legge i giornali di sinistra, ma non vota a sinistra. Se vota a sinistra, è contrario alla selezione meritocratica, ma per il suo tempo libero sceglie i ristoranti con due stelle, i concerti con i più famosi direttori d'orchestra.

 

ENZO BIAGI, scrittore e giornalista (Lizzano in Belvedere-Bologna 1920 - 2007):

Cara Italia, perché giusto o sbagliato che sia questo è il mio paese con le sue grandi qualità ed i suoi grandi difetti.

 

NATALIA GINZBURG, scrittrice (Palermo 1916 - 1991):

L'Italia è un paese pronto a piegarsi ai peggiori governi. E’ un paese dove tutto funziona male, come si sa. E’ un paese dove regna il disordine, il cinismo, l'incompetenza, la confusione. E tuttavia, per le strade, si sente circolare l'intelligenza, come un vivido sangue.

 

GIORGIO BASSANI, scrittore (Bologna 1916 - 2000):

Ma l'Italia – io lo ricordo sempre agli americani – è la matrice culturale del corso moderno. Senza il ripensamento critico del passato avvenuto nel rinascimento, il mondo, che era antico, non sarebbe diventato moderno. Il patrimonio artistico è la prova, la testimonianza puntuale, del processo spirituale che ha cambiato il profilo della civiltà. E’ per questo motivo che l'Italia, per me, ha un carattere “sacro”.

 

GINO BARTALI, ciclista (Ponte a Ema-Firenze 1914 - 2000):

Gli italiani sono un popolo di sedentari: chi fa carriera ottiene una poltrona.

 

VASCO PRATOLINI, scrittore (Firenze 1913 - 1991):

Metello diventò vero italiano e vero uomo: prima ancora di essere elencato nei registri del comune, si trovò registrato negli elenchi della polizia.

 

VITTORIO SERENI, scrittore Luino-Varese 1913 - 1983):

L'Italia, una sterminata domenica.

 

GUIDO MORSELLI, scrittore (Bologna 1912 - 1973):

L'Italia, un paese adorabile che meriterebbe d'essere meglio abitato.

 

ENNIO FLAIANO, scrittore e giornalista (Pescara 1910 - 1972):

L'Italia è un paese dove sono accampati gli italiani.

Fra 30 anni l'Italia non sarà come l'avranno fatta i governi, ma come l'avrà fatta la tv.

Gli italiani sono sempre pronti a correre in soccorso dei vincitori.

In Italia la linea più breve tra due punti è l'arabesco.

La situazione politica in Italia è grave ma non è seria.

 

MARIO TOBINO, scrittore e poeta (Viareggio-Lucca 1910 - 1991):

L'Italia è bella, è fatta di uomini bizzarri e di eroi.

 

MARIO GIANNONE, scrittore (Montella-Avellino 1910 - 1989):

(Battaglia del Don) Fu una epica lotta in cui rifulsero le più belle qualità del soldato italiano, fatte di resistenza e di virile coraggio.

 

INDRO MONTANELLI, giornalista e scrittore (Fucecchiio-Firenze 1909 - 2001):

Forse uno dei guai dell'Italia è proprio questo, di avere per capitale una città sproporzionata per nome e per storia, alla modestia di un Popolo che quando grida "forza Roma" allude solo ad una squadra di calcio.

 

GUIDO PIOVENE, scrittore (Vicenza 1907 - 1974):

Sotto un involucro di sorriso e di bonomia, l'Italia è diventata il paese d'Europa più duro da vivere, quello in cui più violenta e più assillante è diventata la lotta per il denaro e per il successo.

Il rischio dell'Italia è di entrare nel numero dei paesi di cultura bassa, giacché è possibile essere intelligenti e di cultura bassa.

 

LEO LONGANESI, scrittore (Bagnacavallo-Ravenna 1905 - 1957):

Noi siamo il cuore d'Europa, ed il cuore non sarà mai né il braccio né la testa: ecco la nostra grandezza e la nostra miseria.

Qui non c'è nulla: né destra né sinistra. Qui si vive alla giornata, fra l'acqua santa e l'acqua minerale.

Sotto ogni italiano si nasconde un Cagliostro e un San Francesco.

In Italia tutti sono estremisti per prudenza.

Alla manutenzione, l'Italia preferisce l'inaugurazione.

La nostra bandiera nazionale dovrebbe recare una grande scritta: Ho famiglia.

Una società fondata sul lavoro non sogna che il riposo.

Abuso di potere, mitigato dal consenso popolare: ecco l'ideale della nostra democrazia.

L'Italia: una basilica che diventa una casa popolare.

Se c'è una cosa che in Italia funziona è il disordine.

 

CARLO LEVI, scrittore (Torino 1902 - 1975):

L'Italia è il paese dei diplomi, delle lauree, della cultura ridotta soltanto al procacciamento e alla spasmodica difesa dell'impiego.

 

CURZIO MALAPARTE, scrittore (Prato 1898 - 1957):

Il popolo italiano ama i suoi Santi e i suoi eroi in un modo molto particolare. Ai suoi occhi un Santo e un eroe sono la stessa cosa. Non vi è per lui nessuna differenza fra San Francesco d'Assisi e Garibaldi. […] Esso ama San Francesco per la sua povertà e la sua umiltà, per i suoi piedi nudi e la sua barbetta piena di fili d'erba come i nidi degli uccelli, ed ama San Bernardino da Siena per la sua eloquenza semplice ed affettuosa, per le sue parole dialettali, […] Esso ama San Rocco perché non temeva di toccare con le sue mani bianche gli orrendi bubboni neri degli appestati, e ama Garibaldi perché era bello, biondo, vestiva una camicia rossa e, sui campi di battaglia guidava a cavallo, un cavallo tutto bianco, le sue schiere di giovani biondi, belli, buoni, vestiti di camicie rosse.

La legge in Italia, è come l'onore delle puttane.

L'Italia, dove il diritto è nato, è fra i paesi più incivili del mondo: vi manca assolutamente, cioè, il senso del diritto. Chi si sente cittadino fra noi? Chi rispetta lo Stato? Chi ha una nozione esatta del rispetto che ogni individuo, a qualunque confessione appartenga, deve allo Stato, il che significa a sé stesso?

 

 CORRADO ALVARO, scrittore (San Luca-Reggio Calabria 1895 - 1956):

La storia considerata come una vicenda di buono e di cattivo tempo, di uragani e di sereni, ecco che cos'è la storia per un italiano. Per questo scetticismo della storia non si sono prodotti tanti tragici fenomeni in Italia, dove nulla è mai scontato interamente, dove tutti possono avere la loro parte di ragione, o dove tutti hanno torto, dove si ritrovano viventi i residui di tutte le catastrofi e di tutte le esperienze e di tutte le epoche. Ci sono ancora i guelfi, i neoguelfi, i separatisti, i federalisti, i sanfedisti, i baroni, i feudatari, ecc. Questi caratteri italiani sono l'origine delle più strane sorprese e delle più incredibili involuzioni.

 

UMBERTO SABA (Trieste 1883 - 1957):

Gli italiani non sono parricidi; sono fratricidi... Vogliono darsi al padre, ed avere da lui, in cambio, il permesso di uccidere gli altri fratelli.

 

BENITO MUSSOLINI, dittatore (Predappio-Forlì 1883 - 1945):

Governare gli italiani non è difficile, ma inutile.

 

GIUSEPPE PREZZOLINI, scrittore (Perugia 1882 - 1982):

Il tempo è la cosa che più abbonda in Italia, visto lo spreco che se ne fa.

In Italia nulla è stabile, fuorché il provvisorio.

Non è vero che in Italia non esiste giustizia. E’ invece vero che non bisogna mai chiederla al giudice, bensì al deputato, al ministro, al giornalista, all'avvocato influente. La cosa si può trovare: l'indirizzo è sbagliato.

Tutto è in ritardo in Italia quando si tratta di cominciare un lavoro. Tutto è in anticipo quando si tratta di smetterlo.

Tutto il male dell'Italia viene dall'anarchia. Ma anche tutto il bene.

In Italia il governo non comanda. In generale in Italia nessuno comanda, ma tutti si impongono.

L'Italia è una speranza storica che si va facendo realtà.

C'è un ideale assai diffuso in Italia: guadagnar molto faticando poco. Quando questo è irrealizzabile, subentra un sottoideale: guadagnar poco faticando meno.

 

LUIGI RUSSO, critico letterario (Delia 1892 - 1961):

Dietro una lingua ci sta una letteratura, e dietro una letteratura c'è un gusto, una civiltà. E l'Italia è grande perché vuol essere europea, non perché vuol vivere una sua gretta vita di provincia: quando si parla di romanità, si esprime con tale parola questa aspirazione all'influenza universale, non solo nel campo politico, ma anche nel campo culturale.

 

EDMONDO DE AMICIS, scrittore (Oneglia-Savona 1846 - 1908):

Amo i tuoi mari splendidi e le tue Alpi sublimi, amo i tuoi monumenti solenni e le tue memorie immortali; amo la tua gloria e la tua bellezza.

 

CAMILLO BOITO, architetto e scrittore (1836 - 1914):

Agl'Italiani si dice: Riprendo la spada di Goito, di Palestro, di Pastrengo, di San Martino; ai soldati si grida: Voi vincerete e il vostro nome verrà benedetto dalle presenti e dalle future generazioni; al Senato si annunzia: Domattina passerò il Mincio con dieci divisioni. Ciascuno si sente nel petto il cuore dell'eroe e nella testa il cervello del generale.

 

GIUSEPPE GUERZONI, Calcinato-Brescia 1835 - 1886):

Io non getterò mai a mia madre ignuda l'insulto di Cam e non perderò mai l'orgoglio d'essere e di dirmi Italiano, perocché so che l'Italia è migliore delle apparenze che la condannano e della fama che la vitupera.

 

MARC MONNIER, scrittore (Firenze 1829 - 1885):

L'Italia ha da trionfare, perché l'Italia è la libert, l'umanità, la civiltà. Che tutti que' principii, disconosciuti e condannati dalle dinastie decadute, escano ora dall'ombra e dal silenzio, ove si tentava seppellirli; che il  popolo fatto libero si ritempri nel sentimento della sua dignità e della sua potenza; che la violenza e l'iniquità dell'alto non autorizzino la violenza e l'iniquità del basso; che la paura, questo vergognoso istinto di degradazione e di schiavitù, sia sradicata affatto dalla coscienza popolare che si rialza: ecco il sistema di repressione che senza fallo riuscirà; e la palla sarà estratta dalla ferita, e la camorra non esisterà più, se non come memoria in quest'opuscolo caduto nell'oblio.

 

GIUSEPPE MAFFEI, storico e critico letterario (Graglia-Biella 1821 - 1901):

A Napoli va debitrice l'Italia della restaurazione della moderna filosofia fazionale, che da quel regno si propagò per tutta la penisola. Il Telesio, il Bruno e il Campanella aveano cominciato a scuotere il gioco aristotelico; il  Vico e il Genovesi lo levarono dal collo degli Italiani e lo infransero.

 

CRISTOFORO BONAVINO, sacerdote e scrittore (Gevova-Pegli 1821 - 1895):

Ah! l'amor della patria, e di una patria che si chiama Italia, ferve ben ardentissimo nelle anime nostre; ma non sì, che ci renda mai egoisti ed ingiusti verso le altre nazioni. Come il  Piemonte non è che una provincia d'Italia, cosi l'Italia non è che una provincia d'Europa ed un comune della Terra. 

LUIGI SETTEMBRINI, scrittore e patriota (Napoli 1813 - 1876):

Dopo il 1830 nacque una nidiata di giornali, che sebbene parlassero di sole cose letterarie, e dicessero quello che potevan dire, pure ei si facevano intendere, erano pieni di vita e di brio, e toccavano quella corda che in tutti rispondeva. Era moda parlare d'Italia in ogni scritturella, si intende già l'Italia dei letterati: e sebbene molti avessero la sacra parola pure al sommo della bocca, nondimeno molti altri l'avevano in cuore.

 

GIUSEPPE GARIBALDI, patriota e condottiero (Nizza 1807 - 1882):

Qui si fa l’Italia o si muore.

 

GIUSEPPE MAZZINI, patriota e filosofo (Genova 1805 - 1872):

Il mare la ricinge quasi d’abbraccio amoroso ovunque l’Alpi non la ricingono: quel mare che i padri dei padri chiamarono Mare Nostro. E come gemme cadute dal suo diadema stanno disseminate intorno ad essa in quel mare Corsica, Sardegna, Sicilia, ed altre minori isole dove natura di suolo e ossatura di monti e lingua e palpito d’anime parlan d’Italia.

 

VINCENZO GIOBERTI, sacerdote e filosofo (Torino 1801 - 1852):

L'amore ch'io porto all'Italia e il vivo desiderio che tengo d'ogni suo bene, mi obbligano ad aggiungere che nulla più osta, secondo il parere mio, al risorgimento della comune patria, che le dottrine intemperate, e l'opera di quelli che le spargono e promulgano dentro e fuori della Penisola.

 

TERENZIO MAMIANI, filosofo e scrittore (Pesaro 1799 - 1885):

In Italia scemando il sapere e la potenza meditativa, crebbe l'amore spasimato ed irragionevole della bellezza dell'abito esterno, lasciando a digiuno la mente e poco nutriti e mal governati gli affetti.

 

ANGELO MARIA RICCI, poeta (Mopolino-L’Aquila 1776 - 1850):

Italia Italia, ah non mi dir che dura | Memoria il canto mio ti rinnovella, | Forme e leggi cangiando e non ventura | Sorgesti in ogni forma ognor più bella, | Tu del mondo ornamento, e di natura | Ponesti in ogni balza archi e castella, | E se stillan di pianto i lauri tuoi, | La sventura, e il valor fecer gli eroi.

 

VINCENZO MONTI, poeta e scrittore (Alfonsine-Ravenna 1754 - 1828):

Bella Italia, amate sponde, | Pur vi torno a riveder | Trema in petto, e si confonde | L'alma oppressa dal piacer. Tua bellezza, che di pianti | Fonte amara ognor ti fu, | Di stranieri e crudi amanti | T'avea posta in servitù.

Ben di senso è privo | Chi ti conosce, Italia, e non t’adora.

 

GIACOMO LEOPARDI, poeta e scrittore (Recanati-Macerata 1798 - 1837):

Piangi, che ben hai donde, Italia mia.

 

LUDOVICO ARIOSTO, poeta (Reggio Emilia 1474 - 1553):

(Ferrara) O città bene avventurosa... | ...la gloria tua salirà tanto | ch'avrai di tutta Italia il pregio e 'l vanto.

 

FRANCESCO GUICCIARDINI, scrittore (Firenze 1483 – 1540):

Tre cose desidero vedere innanzi alla mia morte; ma dubito, ancora che io vivessi molto, non ne vedere alcuna; uno vivere di repubblica bene ordinato nella cittá nostra, Italia liberata da tutti e' Barbari, e liberato el mondo dalla tirannide di questi scelerati preti.

 

FRANCESCO PETRARCA, poeta e scrittore (Arezzo 1304 - 1374):

Il bel paese ch’Appennin parte e ‘l mar circonda e l’Alpe.

 

DANTE ALIGHIERI, poeta e scrittore (Firenze 1265 - 1321):

Il bel paese là dove ’l sì suona.

 

PUBLIO VIRGILIO MARONE, poeta (Mantova 70 - 19 a.C.):

Sono il pio Enea, per fama noto oltre il cielo, e cerco la patria Italia.

(Selezione di Italia Italy - Tutto il bello del Bel Paese)

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