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Il mio paese è l’Italia è la settima delle nove poesie di Salvatore Quasimodo (Modica-Ragusa 1901 – Napoli 1968) composte fra il 1946 e il 1948 e pubblicate con il titolo La vita non è un sogno. Costituiscono la poesia civile e corale del poeta siciliano che fa leva sull’etica, espressa tra sentimenti e risentimenti, sempre proposta in toni elevati e lirici. Il componimento esprime il valore etico dell’amor di patria, dell’amore del popolo verso il proprio paese. Ma sottolinea anche l’importanza dei poeti, che non possono ...

dimenticare gli orrori della seconda guerra mondiale anche perché ancora i ruderi e i reticolati superstiti testimoniano la tragedia.

 IL MIO PAESE E’ L’ITALIA

Più i giorni s'allontanano dispersi
e più ritornano nel cuore dei poeti


Là i campi di Polonia, la piana di Kutno
con le colline di cadaveri che bruciano
in nuvole di nafta, là i reticolati
per la quarantena d'Israele,
il sangue tra i rifiuti, l'esantema torrido,
le catene di poveri già morti da gran tempo
e fulminati sulle fosse aperte dalle loro mani,
là Buchenwald, la mite selva di faggi,
i suoi forni maledetti; là Stalingrado,
e Minsk sugli acquitrini e la neve putrefatta.
I poeti non dimenticano. Oh la folla dei vili,
dei vinti, dei perdonati dalla misericordia!
Tutto si travolge, ma i morti non si vendono.
Il mio paese è l'Italia, o nemico più straniero,
e io canto il suo popolo, e anche il pianto
coperto dal rumore del suo mare,
il limpido lutto delle madri, canto la sua vita.

(da La vita non è sogno)

Nostalgia e sdegno, amore e dolore, dolci rievocazioni e profonda rabbia percorrono Lamento per il Sud. Il poeta siciliano vive a Milano e non vorrebbe ritornare nella sua terra, dove troverebbe miseria e criminalità. Gli resta l’eco di una terra splendida e densa di storia e di ricordi, ma il pessimismo prevale e la conclusione è amara: “Più nessuno mi porterà nel Sud”.   

LAMENTO PER IL SUD

La luna rossa, il vento, il tuo colore

di donna del Nord, la distesa di neve...

Il mio cuore è ormai su queste praterie

in queste acque annuvolate dalle nebbie.

Ho dimenticato il mare, la grave

conchiglia soffiata, dai pastori siciliani,

le cantilene dei carri lungo le strade

dove il carrubo trema nel fumo delle stoppie,

ho dimenticato il passo degli aironi e delle gru

nell'aria dei verdi altipiani

per le terre e i fiumi della Lombardia.

Ma l'uomo grida dovunque la sorte d'una patria.

Più nessuno mi porterà nel Sud.

Oh il Sud è stanco di trascinare morti

in riva alle paludi di malaria,

è stanco di solitudine, stanco di catene,

è stanco nella sua bocca

delle bestemmie di tutte le razze

che hanno urlato morte con l'eco dei suoi pozzi

che hanno bevuto il sangue del suo cuore.

Per questo i suoi fanciulli tornano sui monti,

costringono i cavalli sotto coltri di stelle,

mangiano fiori d'acacia lungo le piste

nuovamente rosse, ancora rosse. ancora rosse.

Più nessuno mi porterà nel Sud.

E questa sera carica d'inverno

è ancora nostra, e qui ripeto a te

il mio assurdo contrappunto

di dolcezze e di furori,

un lamento d'amore senza amore.

(da La vita non è sogno)

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