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Nuovo ‘Grand Tour’?

Per secoli il viaggio in Italia è stato nei sogni di molti, ovunque in Europa. La formazione culturale non poteva non concludersi che con il Grand Tour, un vero pellegrinaggio da ogni angolo dell’Europa alla scoperta del nostro straordinario patrimonio culturale e di una civiltà millenaria. Attuato già durante il ... - LEGGI TUTTO

INCIPIT L'inizio di ...

L’esclusa

di Luigi Pirandello

(Agrigento 1867-1936)

Antonio Pentàgora s’era già seduto a tavola tranquillamente per cenare come se non fosse accaduto nulla. Illuminato dalla lampada che pendeva dal soffitto basso, col suo volto tarmato che pareva quasi una maschera sotto il bianco roseo della cotenna rasa, ridondante sulla nuca…

Accadde oggi ...

L'ITALIA NELLA STORIA

* 12 aprile 1633: Galileo Galilei è accusato di eresia

* 12 aprile 1944: il re Vittorio Emanuele III annuncia l’abdicazione a favore del figlio Umberto II

Cara italia, ...

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La donna delle borse di plastica rigonfie da scoppiare, saliva lenta da via della Croce Rossa, il naso paonazzo già di prima mattina. Vestiva anche d’inverno un paio di fouseaux dei quali mal si riconosceva il colore originale che avrebbe potuto oscillare tra il giallo e il rosa chiaro; il capo sempre nudo, sotto il sole o la pioggia, i capelli ispidi che non conoscevano spazzola o pettine; una maglietta slabbrata e stinta, nella stagione buona, quando calzava un paio di infradito ormai approssimativi, o scarpe da tennis che denunciavano molte stagioni, quando arrivava il ...

freddo.

Nessuno conosceva il suo nome. Sbucava tra il disinteresse generale da qualche buco oscuro dell’immediata periferia, procedeva solitaria verso il centro, oscillando da destra a sinistra sui fianchi bassi, il broncio permanente sul volto indurito dalle sventure, riluttante a rispondere al saluto di qualche anima buona, pronta a lanciare strali d’ostilità se si sentiva osservata. La donna senza nome era entrata da decenni a far parte della variegata e minore umanità cittadina. Era diventata come una fontanella o una panchina del centro, che se ci sono te ne avvedi appena, ma se mancano, distrattamente ti chiedi che fine abbiano fatto. Dire che fosse amata è sicuramente eccessivo. Anche gli affetti minimi hanno bisogno di qualche corrispondenza. E lei era un riccio inarcato pronto a scagliare aculei, sia pure contro il vento. Una sorta di autodifesa non si sa da chi, per lei che era restia ad ogni cenno di benevolenza altrui.

Saliva verso il centro, dunque, le borse di plastica colme di tutti i suoi poveri averi: un giubbotto raggomitolato che indossava solo d’inverno, capi di vestiario raggrinziti e tenuti a forza nel fragile contenitore, cianfrusaglie raccolte per strada, in qualche cassonetto, quando si fermava a riprender fiato. Sembrava avesse calibrato anche i pesi per non oscillare maggiormente su un fianco più che sull’altro. Quando s’arrestava posava a terra le due borse, si guardava sospettosa attorno pronta a rifiutare ogni sorriso, e riprendeva la strada che l’avrebbe portata in Piazza Duomo, dove gironzolava tra le bancarelle della frutta, accettando magari qualche regalia.

Se c’era il sole si dilungava anche nel suo peregrinare; poi raggiungeva il bar aperto accanto alla Cattedrale, dove l’anima buona del proprietario le porgeva un caffè, che lei sorbiva avidamente in silenzio, come in silenzio se ne andava, senza accennare neppure a un grazie perché lei era così, povera di tutto, anche di parole. L’ultima visita era alla Caritas, all’ingresso della curia vescovile. Qui svuotava le sue borse delle cose inutili, le riempiva di nuovi capi di vestiario e di alimenti, sostituiva magari la maglietta lercia con una tutta nuova e accennava a pavoneggiarsi, passandosi le mani sui fianchi e sul seno inesistente, finalmente accennando a un sorriso che durava un attimo e non più, subito riconquistando il suo ghigno ostile.

Di tutt’altra pasta era la donna senza nome, di quella dell’altro povero di spirito e di cose che incrociava spesso in Piazza, ciascuno all’altro indifferente. Lui pure veniva non si sa da dove, ma aveva sempre un sorriso chiaro sul volto. I ragazzi l’attorniavano per ridere insieme ai suoi giochi di prestigio, quando, l’ombrello appeso sulla schiena dal collo della camicia, faceva sparire ed apparire una sigaretta tra le dita veloci, per poi riporla sull’orecchio, alla maniera dei vecchi falegnami con la matita piatta.

Anche lui senza nome, vestiva lindo e pinto, curato non si sa da chi, e profumato di tutto punto. Appariva dal nulla e nel nulla si dileguava, perso dietro fantasie che mai a nessuno è stato dato conoscere. Furono in pochi a chiedersi che fine avesse fatto la donna senza nome, l’estate che non la videro più in Piazza, e al bar del Duomo per il consueto caffè. Perché se una caratteristica hanno i poveri, è quella che li rende simili alle stelle, che se la notte è tersa brillano tanto che le puoi toccare, ma se nube le copre, non ti viene nemmeno da pensare dove si siano nascoste. (Mario Narducci)

Bimba fra le stelle

Il nome di una bambina italiana di dieci anni fra le stelle, con un satellite del sistema Galileo. Antonianna Semeraro è di Martina Franca (Taranto) ed è stata la vincitrice del concorso ''Un disegno spaziale'' indetto dalla Commissione europea e destinato agli alunni nati quando ha preso il via il ... - LEGGI TUTTO

EXPLICIT La fine di ...

La lettera scarlatta

di Nathaniel Hawthorne

(Stati Uniti 1804-1864)

Ma le due tombe furono coperte con una sola pietra sepolcrale; e poiché intorno sorgevano monumenti maestosi tutti blasonati, anche su quella nuda pietra – visibile ancora oggi in quel cimitero – fu scolpito qualche cosa che somigliava a un blasone gentilizio. Cupa divisa, nella quale splendeva di luce perenne, ma tetro più dell’ombra da cui si staccava, un punto solo: una lettera A, scarlatta, in campo nero.

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«Se sei triste fai una passeggiata. Se non funziona fanne un'altra». (Ippocrate, il padre della medicina, Kos-Grecia 460-377 a.C.)

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