In un mondo inquieto e con ombre lunghe sulle relazioni fra i popoli, la memoria dà un forte contributo alla pace. L’Europa ha una lunga storia di divisioni e di contrasti, con sacrifici immensi da non dimenticare. Ricordare il sacrificio di tanti suoi figli è essenziale per costruire il futuro. «Un Paese che non sa più dire grazie a coloro che lo hanno servito, finisce per non sapere più chi è» : sono le parole accorate di Thierry Chantran, vicesindaco di Rieumes, una città nei pressi di Tolosa, in occasione della cerimonia di omaggio ai caduti per la Francia in Nord Africa, durante la guerra d’Algeria e i combattimenti in Marocco e in Tunisia.
Il 5 dicembre la Francia ricorda il sacrificio dei suoi figli, con una partecipazione molto sentita per affermare, che ...
«nessuno dei suoi figli morti deve essere relegato ai margini della memoria ». Le parole di Thierry Chantran spiegano chiaramente il senso della celebrazione e interpretano il sentimento profondo dei francesi e di ogni europeo. «Coloro che oggi onoriamo erano spesso molto giovani. Hanno lasciato le loro famiglie, i loro villaggi, le loro abitudini. Hanno obbedito agli ordini ricevuti, hanno servito sotto la bandiera, talvolta a prezzo della loro salute, spesso a prezzo della loro vita. Dietro ogni nome evocato vi è una storia, un volto, un cammino interrotto. Vi è un figlio, un fratello, un marito, un compagno d’armi. Vi sono anche civili, harkis, rimpatriati, famiglie spezzate le cui ferite non si sono mai davvero rimarginate.
Questo 5 dicembre è dedicato a tutti questi destini falciati o infranti. Ricorda che la Nazione ha un dovere: riconoscere il sacrificio dei suoi figli. Un Paese che non sa più dire grazie a coloro che lo hanno servito, finisce per non sapere più chi è… Oggi, il nostro ruolo non è alimentare divisioni né contrapporre memorie, ma riaffermare con chiarezza che tutte queste sofferenze meritano rispetto. Colui che ha portato le armi per la Francia, colui che è stato fedele alla parola data, colui che è stato abbandonato, colui che ha dovuto lasciare tutto dall’oggi al domani: tutti hanno diritto al nostro ascolto, alla nostra compassione, al nostro riconoscimento.
In questo momento di raccoglimento, desidero inoltre salutare il ruolo essenziale delle nostre associazioni di ex combattenti e della memoria. Da decenni vegliate affinché le cerimonie non scompaiano, affinché le bandiere continuino a sventolare, affinché le giovani generazioni siano coinvolte in questi omaggi. Tenete un filo che unisce il passato al futuro. Senza di voi, molti di questi nomi sarebbero caduti nell’oblio. Desidero esprimervi oggi il nostro rispetto e la nostra gratitudine.
Sappiamo che il mondo cambia, che i punti di riferimento si trasformano, che le certezze di ieri non sono più quelle di oggi. Ma proprio per questo, abbiamo bisogno di punti d’appoggio solidi. Il rispetto dell’uniforme, il rispetto della parola data, il rispetto dei morti per la Francia fanno parte di questi punti d’appoggio. Non sono negoziabili. Fondano una forma di continuità: quella di una Nazione che assume la propria storia, con le sue grandezze e le sue ombre, ma che non rinuncia né al suo onore né alla sua fedeltà verso coloro che l’hanno servita. E ai più giovani presenti a queste cerimonie ricordo che ciò che facciamo qui non è un semplice rituale. È un atto di trasmissione. Vi chiediamo di non dimenticare che prima di voi, altri hanno accettato di stare in prima linea. Vi chiediamo di comprendere che la Francia non si regge soltanto su leggi o istituzioni, ma anche sul coraggio e sulla lealtà di coloro che, un giorno, hanno accettato di rischiare tutto in suo nome.
Che questo 5 dicembre sia dunque, per tutti noi, un momento di fedeltà e di raccoglimento. Fedeltà verso coloro che sono caduti. Fedeltà verso le loro famiglie. Fedeltà a questa idea semplice ed esigente: una Nazione degna di questo nome non lascia i suoi morti sul bordo del cammino». (F.d'A.)







































