Coinvolgente ed emozionante è stato il discorso di Monsieur Gabriel Dodo, presidente dell'associazione dei francesi nati in Algeria, pronunciato in occasione della commemorazione dei Caduti per la Francia in Nord Africa, durante la guerra d’Algeria e i combattimenti in Marocco e in Tunisia. Il pensiero è rivolto a tutti i morti Militari, agli Harkis (algerini musulmani che combatterono a fianco dell’esercito francese durante la Guerra d’Algeria fra il 1954 e il 1962) ...
e ai Civili dell’AFN (Africa Francese del Nord), senza dimenticare i numerosi feriti e dispersi prima e dopo gli Accordi di Evian (la città francese sulle rive del lago di Ginevra, dove furono firmati gli accordi tra il Governo Francese e il Governo provvisorio francese della Repubblica Algerina). L’omaggio ai Caduti è la memoria viva della Francia, ma anche di ogni spirito europeo aperto sulle immense tragedie del passato e impegnato per costruire la pace.
«Il mio messaggio - ha esordito Gabriel Dodo - inizierà con una citazione di Émile Zola che vi ricorderà il grande processo segnato da una grave ingiustizia: J’accuse! Durante una delle mie notti, mi è venuta in mente un’espressione che citerò in tre parole per rivolgermi a voi in loro nome: “Immaginate… Immaginiamo… Immagino…”.
Se tutti questi Soldati, questi Harkis e questi Civili morti per la Francia tornassero a vivere e si trovassero nella Francia di oggi… loro, che hanno tanto sofferto durante i tre conflitti dell’A.F.N., cosa penserebbero?
Immaginate! Immaginiamo! Immagino che verrebbero da voi, Antichi Combattenti, per ricordarvi il vostro coraggio nelle imboscate subite e nelle sofferenze vissute durante gli scontri più insidiosi… ma anche la vostra perseveranza nell’organizzare queste giornate commemorative in loro omaggio.
Immaginate! Immaginiamo! Immagino che verrebbero da voi, Vigili del Fuoco, che salvate le nostre persone, i nostri edifici, le nostre foreste, i nostri animali a rischio della vostra vita… per salutarvi e ringraziarvi per la vostra dedizione.
Immaginate! Immaginiamo! Immagino che si rivolgerebbero a voi, Poliziotti e Gendarmi, per ringraziarvi di compiere il vostro dovere affrontando persone che non hanno alcun rispetto… né per la vostra persona, né per la legge.
Immaginate! Immaginiamo! Immagino che si rivolgerebbero a voi, Portabandiera, sempre presenti in tutte le cerimonie commemorative, per dirvi semplicemente: grazie.
Immaginate! Immaginiamo! Immagino che non dimenticherebbero di rivolgersi anche a voi, Orchestra e Armonia, per ringraziarvi delle vostre splendide esecuzioni.
Immaginate! Immaginiamo! Immagino che verrebbero infine da voi, Eletti Locali di ogni orientamento politico, per apprezzare l’organizzazione di queste cerimonie e, soprattutto, la vostra presenza costante.
Immaginate! Immaginiamo! Immagino anche che si rivolgerebbero a voi, popolo di tutte le comunità religiose o laiche di Rieumes, del cantone e di Francia, che venite regolarmente a questa cerimonia commemorativa, per ringraziarvi di non dimenticarli e di rendere loro omaggio.
Ma Immagino, immaginate, immaginiamo anche che sarebbero sorpresi di vedere la nostra bella Francia in questo stato di sofferenza, di vedere che una minoranza di persone disturba la nostra vita quotidiana in tante città del Paese.
Immagino, immaginate, immaginiamo la loro delusione per aver sofferto, combattuto e visto tanti dei loro compagni morire in combattimento, che si trattasse di militari di leva, soldati professionisti o Harkis. Per aver visto tanti civili europei e arabi massacrati durante attentati nei negozi, nelle imboscate nelle fattorie, e per aver assistito ai massacri di Orano e di Algeri.
Oggi, Immagino, immaginate, immaginiamo che pensino e desiderino che la Francia, “Paese dei Diritti dell’Uomo – e perché non anche dei Diritti della Donna”, diventi anzitutto e molto rapidamente il “Paese dei Doveri dell’Uomo e della Donna”.
Potrebbero ricordarci che le popolazioni — come gli Spagnoli (in fuga dalla guerra civile), i Portoghesi e gli Italiani (in cerca di una vita migliore), quelle dei Paesi dell’Est (in fuga dalla repressione comunista) e persino quelle dell’Africa — avevano capito allora che la loro priorità era avere prima dei Doveri, prima di esigere dei Diritti, nei confronti di questo splendido paese d’accoglienza che fu la Francia.
Rivedranno un giorno la serenità tornare in Francia?
Immagino, immaginate, immaginiamo che sperino di vedere tutte le comunità maggioritarie reagire per incoraggiare i nostri governanti a prendere finalmente decisioni forti contro quelle minoranze che avvelenano la vita quotidiana della popolazione.
Dobbiamo far capire ai nostri governanti che i loro sacrifici non sono stati vani e che è tempo di sconfiggere i due flagelli che colpiscono oggi: il narcotraffico e l’integralismo.
E tutto questo affinché tutti coloro che si sono sacrificati per una Francia Libera possano finalmente… riposare in pace».







































