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Volti del Made in Italy

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Questa è la storia di un colpo di fulmine, di un lungo corteggiamento, di una passione profonda: quella di una scrittrice per una lingua straniera. Jhumpa Lahiri è una giovane neolaureata quando visita per la prima volta Firenze; appena sente parlare l’italiano capisce che le è stranamente familiare, che le è necessario e deve apprenderlo. Non sa spiegarsi il perché di un simile, repentino bisogno, ma sa che farà di tutto per soddisfarlo. Dapprima prova a studiare l’italiano nella sua città, New York, con una serie di insegnanti private, ma non basta. Anche le brevi visite successive, a Mantova, Milano, Venezia, non la appagano: vuole immergersi completamente nella realtà della nuova lingua. Si trasferisce a Roma, con tutta la famiglia. E lì comincia la vera avventura, fatta di slanci, entusiasmo e insieme di difficoltà ed estraniamento. In altre parole è il primo libro che nasce direttamente in italiano da un’autrice di madrelingua bengalese che ha sempre parlato e scritto in inglese. È la testimonianza di un tenace percorso di scoperta ...

e di apprendimento e di un obiettivo, raggiunto, di potenza e fluidità espressiva, ancora più preziosa perché conserva tra le righe l’eco affascinante di una distanza, quella che sempre ci separa dall’oggetto d’amore: la distanza impercettibile e infinita del desiderio.

In altre parole è il primo libro che nasce direttamente in italiano da un’autrice di madrelingua bengalese che ha sempre parlato e scritto in inglese. A differenza di altri scrittori che per le loro opere hanno scelto la lingua prevalente,  rinunciando alla natìa, da Nabokov che ha lasciato il russo per l’inglese a Kundera che ha scritto in francese rinunciando al ceco, Jhumpa Lahiri ha percorso una strada opposta, lasciando l’inglese per l’italiano. «Traversata, colpo di fulmine, esilio, conversazioni, rinuncia, scambio, riparo fragile, sondare, impalcatura, imperfetto, triangolo. Fin dalla scelta delle parole per i titoli dei brani - commenta Michele Lauro su Panorama del 15 febbraio - la scrittrice rivela una fascinazione per le sonorità musicali della lingua italiana e per la sua ricchezza semantica, per i termini con una pluralità di significati. Ma l'attrazione si estende anche ai suoi interpreti, Moravia, Pavese, Manganelli, Natalia Ginzburg, di fronte ai quali rileggendosi trova la sua prosa simile a un pane sciapo: "funziona, ma di solito il sapore non c'è". Mi pare invece, specie leggendo Penombra - il bellissimo racconto di chiusura - che Jhumpa Lahiri abbia inaugurato una nuova stagione narrativa modellando le nuove parole nella materia di cui sono fatti i sogni. Con la loro penombra. Con le loro lucide verità».

Jhumpa Lahiri è nata a Londra nel 1967 da genitori bengalesi ed è cresciuta negli Stati Uniti, dove vive. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti: Premio Pulitzer, PEN/Hemingway Award, Frank O’Connor International Short Story Award e Guggenheim Fellowship. Nel 2012 è stata nominata membro dell’American Academy of Art and Letters. Da L'omonimo è stato tratto il film di Mira Nair Il destino del nome.

 

JHUMPA LAHIRI

In altre parole

Guanda editore, Milano

Pagine: 160

Prezzo: 14 euro

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Cara italia, ...

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