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Petrarca, ‘Italia mia’

Francesco Petrarca dedica all’Italia il componimento CXXVIII del Canzoniere, Italia mia, benché 'l parlar sia indarno. La canzone viene composta probabilmente tra la fine del 1344 e il 1345, mentre il poeta si trova a Parma e si svolge una guerra per la conquista della città tra Gonzaga e Visconti da una parte   - LEGGI TUTTO

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L'ITALIA NELLA STORIA

* 18 settembre 1860: Battaglia di Castelfidardo, l’esercito sabaudo sconfigge le truppe pontificie

* 18 settembre 1938: a Trieste Benito Mussolini presenta per la prima volta le Leggi Razziali

INCIPIT L'inizio di ...

La sonata a Kreutzer

di Lev Tolstoj

Era l’inizio della primavera. Il viaggio durava già da più di un giorno. Nella nostra carrozza salivano e scendevano i passeggeri delle tratte più brevi, ma c’erano altre tre persone, oltre a me, in viaggio sin dalla stazione di partenza: una donna brutta e non giovane, fumatrice, con il volto segnato, un paltò quasi da uomo e un cappellino; un suo conoscente, un tipo loquace sulla quarantina, con bagagli e accessori nuovi e impeccabili; e un signore di bassa statura che rimaneva sulle sue e si muoveva a scatti, ancora piuttosto giovane, ma con capelli ricci precocemente ingrigiti e un singolare scintillio negli occhi che si muovevano con grande rapidità da un oggetto all’altro…

Cara italia, ...

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Premio Nobel per la fisica, Carlo Rubbia è uno dei volti più noti del mondo scientifico italiano e internaziona- le. La sua attività di ricercatore si è svolta soprattutto al Cern di Ginevra, il più importante laboratorio al mondo per la fisica delle alte energie. Per cinque anni, dal 1989 al 1994, è stato anche direttore generale del Cern, dove ha condotto ricerche di fisica delle particelle elementari ed esperimenti sulle interazioni deboli al sincrociclotrone, al protosincrotone ...

e al collisionatore di fasci protonici. Il suo impegno più importante, con la collaborazione di un centinaio di fisici, ha portato nel 1983 alla scoperta delle particelle responsabili dell’interazione debole, i bosoni vettoriali W+, W− e Z, e alla forza elettrodebole, data dall’unificazione della forza elettromagnetica e della interazione debole. L'interazione debole è uno dei quattro fondamentali campi di forza dell'universo, ossia la gravità, l'elettromagnetismo, l'interazione nucleare forte e l'interazione nucleare debole che opera nel profondo della materia, dove risiedono quark e leptoni. Per questi risultati nel 1984 gli è stato conferito il Premio Nobel insieme all’olandese Simon van der Meer. Per i suoi meriti scientifici, è stato dato il suo nome a un asteroide, il Rubbia 8398, e gli sono state conferite una trentina di laurea honoris causa.  

Nato a Gorizia nel 1934, Carlo Rubbia ha studiato a Udine e Venezia e poi ha frequentato la Normale di Pisa e si è laureato in fisica. Al Cern di Ginevra approda nel 1960, dopo un soggiorno a New York e una serie di impegni alla Columbia University nel Massachussetts e a La Sapienza di Roma. Dal 1971 al 1988 ha insegnato alla Harvard University; nel 1994 ha assunto la direzione dell' International Center for Theoretical Physics di Trieste e poi gli è stata assegnata la cattedra di Complementi di fisica superiore all’Università di Pavia. E’ stato presidente dell’Enea fino al 2005, quando dopo le critiche al Governo Berlusconi per “l’umiliazione che la ricerca sta subendo in Italia” non gli è stato rinnovato l’incarico. E’ passato allora a collaborare con il Ciemat (Centro di ricerca sull'energia, l'ambiente e la tecnologia) in Spagna, è stato presidente della task-force sulle energie rinnovabili con il governo Prodi e dal 2008 è consigliere speciale per l'energia presso la Cepal (Commissione economica delle Nazioni Unite per l'America Latina).

L'attività di ricerca di Rubbia si è estesa a diversi campi della fisica, quali lo studio dei neutrini cosmici, l'analisi della stabilità del protone, il progetto di una fusione nucleare controllata e il progetto di un reattore nucleare basato sull'utilizzo di torio come materiale radioattivo.

Rubbia è spesso intervenuto anche nel dibattito nazionale su temi dai risvolti scientifici, come le recenti polemiche in occasione del referendum sul nucleare. Lo scienziato ha invitato il dottor Umberto Veronesi, sostenitore delle centrali nucleari, a recarsi a Fukushima, esprimendo sul progetto di nuove centrali forti perplessità e inquietudini, già presenti nel suo volume del 1987 II dilemma nucleare. I riflessi delle scoperte scientifiche sulla vita degli uomini lo hanno portato ad acute riflessioni anche sull'esplosione demografica e sugli sviluppi dell'ingegneria genetica. "Per quanto la scienza possa essere ricca di idee e di soluzioni – ha ricordato ai biologi - non potrà mai competere con la crescita esponenziale della popolazione umana. Non ripetete l'errore di noi fisici ai tempi della bomba termonucleare. Non aprite strade che ripetano sbagli da noi già fatti in passato". (Carlo Pozzoli)

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Amore e violenza

Sulle quiete e dolci acque del Lago d’Iseo di tanto in tanto, tra primavera ed estate, si scatena la sarneghera. Una violenta tempesta di vento che scuote il Sebino e i paesi che lo circondano provocando danni ingenti e suscitando paure, tradotte nei secoli in leggenda. L’evento, dai toni cupi ... - LEGGI TUTTO

"Italia Italy" post

«Sentirsi comunità significa condividere valori, prospettive, diritti e doveri. Significa “pensarsi” dentro un futuro comune, da costruire insieme. Significa responsabilità, perché ciascuno di noi è, in misura più o meno grande, protagonista del futuro del nostro Paese. Vuol dire anche essere rispettosi gli uni degli altri. Vuol dire essere consapevoli degli elementi che ci uniscono e nel battersi, come è giusto, per le proprie idee rifiutare l’astio, l’insulto, l’intolleranza, che creano ostilità e timore». (Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica Italiana, Palermo 1941-*)

EXPLICIT La fine di ...

Il piacere

di Gabriele D’Annunzio

Andrea fuggì, quasi folle. Prese la via del Quirinale, discese per la Quattro Fontane, rasentò i cancelli del palazzo Barberini che mandava dalle vetrate baleni; giunse al palazzo Zuccari.

I facchini scaricavano i mobili da un carretto, vociando. Alcuni di costoro portavano già l’armario su per la scala, faticosamente.

Egli entrò. Come l’armario occupava tutta la larghezza, egli non poté passare oltre. Seguì, piano piano, di gradino in gradino, fin dentro la casa.

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