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Scoperti 3.700 evasori totali, il 12 per cento più dello stesso periodo dell’anno scorso; individuata un’evasione dell’Iva per 3,5 miliardi di euro, 300 per cento in più; raddoppiati i sequestri per chi ha accumulato patrimoni con reati fiscali, con confische definitive sette volte più dello scorso anno; cresciuti notevolmente anche gli interventi per i reati contro la pubblica amministrazione, gli arresti di narcotrafficanti e scafisti, gli interventi contro il lavoro nero. Questi alcuni dei numeri e degli interventi nei primi cinque mesi del 2017, illustrati durante la celebrazione del 243° anniversario della Guardia di Finanza, svoltasi a L’Aquila con la partecipazione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, del generale Giorgio Toschi, comandante della Guardia di Finanza e di molte autorità civili e militari.

La ricorrenza è stata l’occasione per esprimere gratitudine a uomini e donne che si battono per la comunità, a servitori del bene comune spesso attaccati da chi punta ...

 il dito contro lo Stato per tutelare “furbizie” e irregolarità. Il ministro Padoan ha parlato di “concreta alleanza tra le istituzioni e i cittadini onesti”, mentre il Capo dello Stato ha voluto «esprimere alle donne e agli uomini della Guardia di Finanza la riconoscenza della Repubblica per il loro impegno nella difesa dei principi di giustizia e legalità, tanto più significativi sul terreno della tutela della sicurezza economica e finanziaria del Paese, dei cittadini e delle imprese, base essenziale per ogni democrazia. Il contrasto di un ampio spettro di infiltrazioni criminali, dalle frodi negli appalti all'evasione fiscale, dalla corruzione alle truffe sull'utilizzo dei fondi pubblici, è stato condotto con rigore e professionalità. A questi fronti si è aggiunta l'azione di ricerca e lotta ai flussi finanziari illeciti che alimentano il terrorismo internazionale». Negli interventi ufficiali è stato sottolineato anche “un cambiamento culturale in atto nell’amministrazione finanziaria” per un rapporto più sereno tra fisco e contribuente.

La Guardia di Finanza ha una lunga storia, che risale a quasi un secolo prima dell’unità d’Italia. Il primo ottobre 1774 il re di Sardegna Vittorio Amedeo III istituì la Legione Truppe Leggere, corpo speciale per il servizio di vigilanza finanziaria ai confini e per la difesa militare. Alla nascita del Regno d’Italia i diversi corpi di finanza dei precedenti Stati furono riuniti nel Corpo delle Guardie Doganali e nel 1881 la denominazione divenne Corpo della Regia Guardia di Finanza con la funzione di «impedire, reprimere e denunciare il contrabbando e qualsiasi contravvenzione e trasgressione alla leggi e ai regolamenti di finanza», di tutelare gli interessi dell’Amministrazione finanziaria e concorrere alla difesa dell’ordine e della sicurezza pubblica. I compiti e gli interventi dei finanzieri si moltiplicarono e specializzarono negli anni e la mobilitazione del corpo è stata particolarmente intensa nei momenti difficili del Paese.

La data del 21 giugno, in cui si celebra la festa della Guardia di Finanza, rievoca la Battaglia del solstizio: il primo giorno d’estate del 1918 si svolse la Seconda battaglia del Piave e i finanzieri, dopo aver traghettato le truppe oltre il fiume Sile e il basso Piave, travolsero i nemici particolarmente con il VII battaglione e bloccarono definitivamente l’esercito austro-ungarico. Nei due conflitti mondiali il tributo di sangue delle Fiamme Gialle per l’Italia fu di 4.209 caduti e di numerosi feriti e invalidi.

Il motto della Guardia di Finanza è l’antica espressione latina Nec recisa recedit (Neanche spezzata retrocede), riferita alle Fiamme Gialle dal poeta Gabriele D’Annunzio dopo la Prima guerra mondiale. L’espressione è diventata il motto ufficiale dei finanzieri nel 1933 e ora è riportato sullo stemma araldico del corpo. (F.d’A.)

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