Si chiama «Qwant» il motore di ricerca europeo che intende andare oltre il forte monopolio degli statunitensi Google, Bing e Yahoo, del motore cinese Baidu e del russo Yandex, spesso protagonisti di scandali planetari per il furto di dati personali di milioni di utenti. Nel mondo globalizzato, con i colossi americani, cinesi e russi che la fanno da padrone, l’Europa rischia di essere schiacciata e di rimanere una colonia in un ambito che coinvolge quotidianamente i nostri rapporti con l’informazione. Violazione costante della privacy, furti telematici, fake-news senza controllo, attacchi di hacker ...
informazione tendenziosa, legami internazionali oscuri per influenzare le campagne elettorali minacciano la stessa democrazia mettono a rischio valori fondamentali della convivenza civile. In un mondo in cui le informazioni digitali hanno enormi potenzialità e concreti pericoli, un singolo Stato è pressoché ininfluente e sono necessari interventi coordinati, che per noi possono realizzarsi solo con una presenza forte dell’Europa.
Il motore di ricerca Qwant, nato e sviluppato in Francia, già presente in Germania ha ottenuto finanziamenti anche dalla Bei, la Banca europei di investimenti, ma deve fare ancora molta strada per affermarsi come motore di ricerca europeo competitivo con colossi quali Google e Alibaba. E’ comunque il primo forte tentativo di un motore di ricerca Europe based.
Qwant nasce come una sfida a Google e punta sul rigoroso rispetto della privacy: le ricerche effettuate tramite gli algoritmi del motore europeo di ricerca restano completamente anonime. Il country manager italiano di Qwant, Fabiano Lazzarini, sottolinea l’impegno a «rispettare la vita privata delle persone e garantire la riservatezza ad aziende e istituzioni, perché in un mondo dove i dati sono il nuovo petrolio è necessario proteggere le proprie risorse naturali e non lasciarle in balia di chi volesse servirsene».
Con Qwant nel corso della navigazione in Internet è possibile dissociare il proprio indirizzo IP dalla ricerca e così non vengono raccolti dati personali, si può evitare il rischio di essere “spiati” o registrati. Solo per funzioni molto avanzate, con esplicito consenso, vengono richiesti nome, cognome e mail.
Qwant vuole segnare una svolta rispetto a Google e Microsoft che sono stati messi sotto accusa dalla Commissione europea per abuso di posizione dominante con interesse a favorire i propri prodotti. Il motore europeo del web vuole essere “etico ed efficiente” e offrire garanzie per risultati di ricerca imparziali. Punta su affidabilità e imparzialità delle informazioni circolanti sul web e intende dialogare con le istituzioni sul tema della privacy. Il suo algoritmo si basa su know-how e tecnologia europei.
Qwant vuole puntare sulla qualità e sulla diversificazione delle modalità di ricerca, e mira a partnership commerciali e strategiche. L’autofinaziamento dovrebbe basarsi su inserzioni, un portale dedicato agli acquisti online, un negozio digitale di musica e giochi. Già nei primi anni di attività il motore di ricerca ha sviluppato alcuni importanti servizi, dalla Qwant Junior, destinata ai bambini, alla Qwant Music, per gli appassionati di musica, ed è diventato anche una app.
Negli ultimi due anni ha accelerato soprattutto sul fronte dell'indipendenza tecnologica e dell'intelligenza artificiale. Insieme a Ecosia, il motore tedesco che destina i ricavi alla riforestazione, nel 2024 Qwant ha creato la joint-venture European Search Perspective (EUSP). Per ridurre la dipendenza da Google e Bing, Qwant ha sviluppato un indice di ricerca europeo con il progetto Staan, ha introfotto Flash Answers che fornisce risposte sintetiche generate dall'intelligenza artificiale senza dover aprire diversi siti.
Qwant è impegnato a tutelare fortemente la privacy, non prende dati personali degli utenti, non vende dati personali e l'infrastruttura è ospitata in Europa. Punta alla sovranità digitale europea e il suo progetto EUSP è aperto ad altri motori di ricerca europei, con l'obiettivo di creare una infrastruttura comuna, alternativa ai grandi operatori statunitensi. Nel 2026 il Parlamento europeo ha iniziato a utilizzare Qwant come motore di ricerca predefinito su alcuni browser istituzionali, come parte della strategia di rafforzamento della sovranità digitale europea.
Il nome “Qwant” nasce dalla combinazione di “Q”, che sta per “quantità” con riferimento alla straordinaria mole di dati, e “want”, abbreviazione di “wanted” che fa riferimento alla ricerca. Qwant ha la sede centrale a Parigi, le divisioni ricerca e sviluppo a Nizza, il dipartimento per la sicurezza a Rouen. La strategia di Qwant è fortemente orientata all'Europa, è disponibile in una trentina di paesi ma è utilizzabile da chiunque nel mondo.
Dopo due anni di ricerche, Qwant ha mosso i primi passi nel 2013 per iniziativa di Jean-Manuel Rozan esperto di finanza, di Éric Leandri specialista in sicurezza informatica e di Patrick Constant, ingegnere francese esperto di motori di ricerca e intelligenza artificiale. Nel 2015 ha ottenuto un primo finanziamento di 25 milioni dalla Banca europea degli investimenti.
Qwant appartiene alla omonima società francese. Attiva in campo internazionale, la società Qwant ha firmato un accordo di partnership con Fairphone, ha acquisito la Xilopix che ha il motore di ricerca Xaphir, ha avviato una collaborazione con Inria per sviluppare le tecnologie a tutela della privacy. Nel 2017 il motore di rierca europeo è stato lanciato in Italia e nel 2018 è approdato in Cina nel corso della visita ufficiale del presidente francese Macron.
Il futuro si costruisce anche attraverso strumenti più attenti alle persone, se non vuole finire in balia di spietati ritmi legati esclusivamente a interessi economici e di potenti strumenti informatici in grado di manipolare individui e società. Qwant è un motore di ricerca legato all’Europa, ma resta una società privata. In mancanza di altre alternative, l’Unione Europea deve sostenerla, ma anche esserne sempre più coinvolta e vigilare perché i propositi siano effettivamente attuati e costantemente ispirati ai valori e alle tradizioni della patria comune. (Felice d’Adamo - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.)
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