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L'ITALIA NELLA STORIA

* 23 giugno 1607: apparizione della Madonna ad Ardesio (Bergamo)

* 23 giugno 1939: accordo tra Italia e Germania che consente ai cittadini dell’Alto Adige di lingua tedesca di rinunciare alla cittadinanza italiana e di trasferirsi nel terzo Reich

INCIPIT L'inizio di ...

Piccolo mondo antico

di Antonio Fogazzaro

(Vicenza 1842-1911)

Non rispondeva che l'eguale, assiduo tuonar delle onde sulla riva, il cozzar delle barche fra loro. Non c'era, si sarebbe detto, un cane vivo in tutto Casarico. Solo una vecchia voce flebile, una voce velata da ventriloquo, gemeva dalle tenebre del portico:

«Andiamo a piedi! Andiamo a piedi!»

Finalmente il Pin comparve dalla parte di San Mamette.

«Oh là!», gli fece Pasotti alzando le braccia. Quegli si mise a correre…

La musica del mare

Estate: voglia di mare, di relax, di sogni. Nasce dall’acqua la vita e il mare è stato cantato da tutti, da sempre. Il mistero degli abissi, la vita che nasce e si differenzia, l’incanto di uno sguardo senza confini, l’orizzonte che unisce acque e cielo, la calma, l’irrequietezza, la tempesta: il mare è tutto … - LEGGI TUTTO

Cara italia, ...

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Uno dei simboli dell’Italia e della comunità nazionale unita e solidale è certamente il tricolore. L’articolo 12 della Costituzione Italiana, in vigore dal primo gennaio 1948, prescrive: «La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni».

Il tricolore ha oltre duecento anni di vita. Nasce a Reggio Emilia il 7 gennaio 1797, quando il Parlamento della Repubblica Cispadana, decreta che «si renda universale la Bandiera Cispadana di tre colori verde, bianco e rosso». ...

Il tricolore è formato da bande orizzontali e al centro presenta una faretra con quattro frecce e la sigla R.C. (Repubblica Cispadana).

Nel 1802 il tricolore è adottato durante il governo napoleonico della Repubblica Italiana, ma le strisce sono sostituite da tre quadrati, rosso bianco e verde, disposti uno dentro l’altro. Questa bandiera oggi è utilizzata simbolo della Presidenza della Repubblica, e sventola sul Quirinale e sull’auto del Capo dello Stato.

Nel 1805, quando i territori del nord, sono ribattezzati Regno Italico viene modificata nella disposizione dei colori. Con la Restaurazione (1814) la bandiera viene messa fuori legge, ma nel 1831 diviene l’emblema della Giovine Italia di Giuseppe Mazzini ed è a bande verticali come oggi. Nel 1834 è adottata dalle truppe che tentano di invadere la Savoia. Nel 1848, durante le Cinque Giornate di Milano, il re di Sardegna Carlo Alberto assicura al Governo provvisorio lombardo che le sue truppe, pronte a venire in aiuto per la prima guerra d'indipendenza, avrebbero marciato sotto le insegne del tricolore. Il vessillo è adottato anche dalle truppe borboniche e papali inviate in soccorso dei lombardi, da Venezia e dal Governo insurrezionale della Sicilia. Nel 1849 diviene il simbolo anche della breve stagione della Repubblica Romana.
Proclamato il Regno d'Italia, il 17 marzo 1861, per consuetudine la bandiera continua a essere il tricolore. Diviene bandiera nazionale con il Regio Decreto n. 2072 del 24 settembre 1923, quando presenta al centro della banda bianca lo stemma dei Savoia, come avrà lo stemma della Repubblica di Salò durante il governo fascista nell’Italia del nord. Dopo la nascita della Repubblica, un decreto legislativo presidenziale del 19 giugno 1946 stabilisce la foggia provvisoria della nuova bandiera, confermata dall'Assemblea Costituente nella seduta del 24 marzo 1947.

A ricordo del primo riconoscimento ufficiale della bandiera come simbolo dell’Italia e dell’unità nazionale ogni anno, il 7 gennaio, si celebra la Festa del Tricolore. (Felice d'Adamo)     

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«Non sarò mai abbastanza cinico / da smettere di credere / che il mondo possa essere / migliore di com'è.
Ma non sarò neanche tanto stupido / da credere che il mondo / possa crescere / se non parto da me».
(Brunori Sas, cantautore, Cosenza 1977-*)

EXPLICIT La fine di ...

Il tempo ritrovato

di Marcel Proust

(Francia 1871-1922)

Mi sgomentava il pensiero che i miei trampoli fossero già così alti sotto i miei passi, non mi pareva che avrei avuto la forza di tenere ancora a lungo unito a me, quel passato che già scendeva così lontano. Pertanto, se quella forza mi fosse stata lasciata abbastanza a lungo da poter compiere la mia opera, non avrei mancato anzitutto di descrivervi gli uomini, quand’anche ciò avesse dovuto farli somigliare a esseri mostruosi, come occupanti un posto tanto considerevole, accanto a quello, così angusto, riservato loro nello spazio, un posto, al contrario, prolungato a dismisura, poiché essi toccano simultaneamente, come giganti immersi negli anni, epoche da loro vissute così distanti l’una dall’altra, tra le quali tanti giorni sono venuti a interporsi – nel Tempo.

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