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L’inno nazionale Fratelli d’Italia è stato scritto nell’autunno del 1847 da uno studente patriota, il genovese Goffredo Mameli. Poco dopo l’Inno di Mameli è stato musicato a Torino da un altro genovese, Michele Novaro. E’ diventato il Canto degli Italiani nelle battaglie risorgimentali e non a caso Giuseppe Verdi, nel suo Inno delle Nazioni del 1862, ha affidato proprio a Fratelli d’Italia - e non alla Marcia Reale - il compito di simboleggiare la nostra Patria, ponendolo accanto a God save ...

the Queen e alla Marsigliese.

Cantato a lungo nell’Italia risorgimentale ma messo in sordina durante la dittatura fascista, l'Inno di Mameli è diventato l'inno nazionale della Repubblica Italiana il 12 ottobre 1946. «Su proposta del Ministro della guerra - si legge nel verbale di quel lontano Consiglio dei ministri presieduto da Alcide De Gasperi - si è stabilito che il giuramento delle Forze Armate alla Repubblica e al suo Capo si effettui il 4 novembre p.v. e che, provvisoriamente, si adotti come inno nazionale l’inno di Mameli». Negli anni successivi ci sono stati vari tentativi di rendere ufficiale Fratelli d’Italia, mai giunti in porto, nonostante fosse l’inno cantato negli stadi e nelle celebrazioni nazionali.

Una svolta e un sussulto di entusiasmo per il canto che unisce gli italiani si sono avuti con Carlo Azeglio Ciampi alla presidenza della Repubblica (1999-2006). Con la legge dell’8 novembre 2012 il Parlamento ha introdotto anche lo studio obbligatorio dell'inno nazionale a scuola «nell'ambito delle attività finalizzate all'acquisizione delle conoscenze e delle competenze relative a «Cittadinanza e Costituzione». Dopo 71 anni di Fratelli d’Italia come inno nazionale provvisorio, il 15 novembre 2017 il Parlamento ha approvato una norma che ha lo ha reso ufficiale «La Repubblica - afferma la legge - riconosce il testo del Canto degli italiani di Goffredo Mameli e lo spartito musicale originale di Michele Novaro quale proprio inno nazionale».

Nato a Genova nel 1827, Goffredo Mameli visse solo 22 anni, ma è tra le figure più famose del Risorgimento italiano. Studiò presso le Scuole Pie di Genova, ebbe a cuore l’unità d’Italia e compose versi di ispirazione romantica: Il giovane crociato, L'ultimo canto, Le vergine e l'amante. Nel 1848 organizzò una spedizione per sostenere l’insurrezione di Milano e con trecento volontari andò in soccorso di Nino Bixio. Questo impegno gli valse l’arruolamento nell’esercito di Garibaldi con il grado di capitano. Morì nel 1849, a seguito di una ferita infetta che si procura durante la difesa della seconda Repubblica Romana.

Michele Novaro, genovese nato nel 1818, fu compositore di diversi inni e autore di una raccolta di canzoni patriottiche. Convinto liberale, si batté per l'indipendenza dell’Italia, anche organizzando spettacoli per la raccolta di fondo destinati alle imprese garibaldine. A Genova fondò una Scuola corale popolare, alla quale si dedicò per il resto della sua vita. Assillato da difficoltà finanziarie e problemi di salute morì povero nel 1885. Ora riposa accanto alla tomba di Mazzini nel Cimitero monumentale di Staglieno (Genova), dove i suoi ex allievi gli eressero un monumento. (Felice d’Adamo)

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L'INNO DI MAMELI  «FRATELLI D’ITALIA»

Fratelli d'Italia
L'Italia s'è desta,
Dell'elmo di Scipio
S'è cinta la testa.
Dov'è la Vittoria?
Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamoci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.

Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
Raccolgaci un'unica
Bandiera, una speme:
Di fonderci insieme
Già l'ora suonò.
Stringiamoci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.

Uniamoci, amiamoci,
l'Unione, e l'amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore;
Giuriamo far libero
Il suolo natìo:
Uniti per Dio
Chi vincer ci può?
Stringiamoci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.

Dall'Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano,
Ogn'uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano,
I bimbi d'Italia
Si chiaman Balilla,
Il suon d'ogni squilla
I Vespri suonò.
Stringiamoci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.

Son giunchi che piegano
Le spade vendute:
Già l'Aquila d'Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d'Italia,
Il sangue Polacco,
Bevé, col cosacco,
Ma il cor le bruciò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.

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