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Le inquietu- dini del mondo globalizzato, le forti tensioni in aree strate- gicamente rilevanti, gli attacchi ai valori della democrazia e della libertà, le ricorrenti minacce del terrorismo ripropongono il ruolo dell’Unione Europea che, unita, può giocare un ruolo fondamentale nello scenario internazionale. Il cammino della civiltà e i valori della democrazia che hanno segnato il mondo occidentale sono messi in crisi da chiusure e muri, da sovranismi, protezionismi e attacchi a istituzioni e ad alleanze consolidate ...

Alle quotidiane sfide occorrono risposte più forti, strategie internazionali comuni, azioni coordinate per la sicurezza e contro il terrorismo. Occorre, insomma, un’Unione Europea più unita, integrata, più forte.

Per le sfide attuali e per i nuovi scenari internazionali occorre recuperare lo spirito e i sogni dei padri fondatori dell’Unione e muoversi più speditamente verso gli Stati Uniti d’Europa. Un cammino di integrazione non facile, ma necessario per esserci nelle scelte mondiali e per costruire un futuro migliore. Non è possibile ricordarsi dei valori della nostra civiltà solo quando ci sentiamo minacciati o siamo attaccati. Occorre costruire l’Europa giorno dopo giorno, come fanno i tanti giovani del progetto Erasmus, come fanno quanti sono aperti agli scambi internazionali pur orgogliosi delle proprie radici, come fanno tante esili voci convinte dei valori dell’Europa, mentre molti addebitano all’Unione fallimenti e insuccessi spesso solo di carattere nazionale.

Ondate populistiche attaccano di volta in volta l’Unione, ora per la crisi, ora per le ondate migratorie, ora per l’euro con gruppi che reclamano l’abbandono e il ritorno alle monete nazionali. Una corsa verso il passato, con voci di chi in fondo non ama l’Europa e se ne ricorda solo per rivendicazioni interessate o in occasione di scadenze elettorali. Voci purtroppo rilanciate da molti media attraverso talk-show e trasmissioni che guardano solo all’audience, in cui si rivedono le stesse facce, si ripetono le stesse recriminazioni. Sull’onda di una diffusa sfiducia nell’Europa, si chiede di fare la voce grossa a Bruxelles, di non cedere ulteriore sovranità all’Unione.

Solo chi non ha davanti un vero orizzonte europeo può associarsi a rivendicazioni senza mettere in campo anche impegni. Un’Europa più forte e generosa verso tutti è frutto di un accresciuto coinvolgimento nazionale, tra diritti e solidarietà, facendo la propria parte per poter richiedere agli altri popoli analoghi impegni. I più scettici verso l’Europa sono spesso coloro che nulla hanno fatto per farla crescere, che levano critiche ma non propongono un diretto impegno e concrete soluzioni ai problemi.

L’Europa ha risorse, intelligenze, storie e dinamicità per competere nei nuovi scenari internazionali, per partecipare alle sfide che vedono protagonisti i colossi mondiali emersi ed emergenti. Una storia comune più integrata libererebbe enormi risorse: basti pensare alle colossali spese militari di ogni Stato, che sarebbero drasticamente ridotte con un esercito comune più forte ed efficiente; basti pensare a quanto si potrebbe risparmiare per le rappresentanze nazionali all’estero, mentre in molte realtà sarebbe sufficiente una adeguata rappresentanza comunitaria. Finché non maturerà una forte e diffusa consapevolezza della necessità di creare gli Stati Uniti d’Europa avremo politiche economiche frammentarie e scarsamente efficaci, una politica estera debole, politiche sociali di corto respiro e una ricorrente tentazione di alzare la voce per far sentire ragioni localistiche contrapposte ad altre ragioni localistiche. Solo un’Europa forte e fortemente unita, aperta ai nuovi orizzonti e attenta alle fatiche degli ultimi, saldamente radicata sui valori che hanno segnato il progresso è in grado di sostenere le nuove sfide.

I rappresentanti al prossimo Parlamento europeo si sceglieranno il prossimo 26 maggio, ma occorre preparare fin d’ora una classe politica all’altezza, perché in Europa si devono mandare le forze migliori, ricche di esperienze e cultura, non parolai che incitano a distruggere faticose conquiste. L’Italia può contare di più nella comunità europea solo con scelte concrete e proposte lungimiranti, non serve il puerile sbattere di pugni e la voce grossa, che rischiano di chiuderci ogni porta. La storia dovrebbe insegnarci qualcosa, perché dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur: mentre a Roma si polemizza con Bruxelles, il mondo è inquieto, il terrorismo fa stragi, i fuochi del Medio Oriente e le ombre della Libia, a due passi da casa nostra, rischiano di incendiarci.

Basta polemiche tra Roma e Bruxelles. Non servono sterili e interessate schermaglie, occorrono scelte concrete e sagge di statisti capaci di sfidare anche l’impopolarità per costruire una nuova Europa. Storia, civiltà, arte, cultura, coniugate con la libertà e la solidarietà, hanno fatto crescere i popoli europei. Ora è necessaria una forte politica comunitaria per risolvere i problemi di oggi e per allontanare le bufere all’orizzonte. (Felice d’Adamo)

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