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Spettacolare rappresentazione dell’opera lirica Carmen all’Arena di Verona, a pochi giorni dalla conclusione di Arena Opera Festival 2018. In cartellone c'è solo un'altra serata per assistere al capolavoro di Georges Bizet, proposto con un nuovo allestimento firmato dal famoso regista argentino Hugo de Ana, che cura regia, scene e costumi. L'ultimo spettacolo è in cartellone per venerdì 31 agosto.

La vicenda di Carmen, che George Bizet ha raccontato in musica, si ispira a una novella di Prosper Mérimée scritta nel 1845 e proposta dai librettisti Henri Meilhac e Ludovic Halévy con ambienti, atmosfere ed emozioni diversi dal testo originario. Le variazioni per ragioni storiche e culturali sono spiegate dallo stesso Hugo De Ana. «All’epoca - racconta il regista - non erano gradite al pubblico dei teatri parigini opere i cui protagonisti fossero zingari, ladri, sigaraie, contrabbandieri. La Spagna viscerale, carnale, descritta da Mérimée viene molto addolcita dal “colore” della musica, da danze e cori brillanti. Per rendere la vicenda ancora più adatta al teatro d’opera ...

viene addirittura introdotto il personaggio di Micaela che, con il suo aspetto positivo, fa da contraltare alla decisione e alla violenza di Carmen».

L’edizione 2018 dell’opera di Bizet è stata puntualmente sintetizzata in “Carmen, il grido della libertà” e lo stesso regista de Ana evidenzia come, sia nella novella che nell’opera, si presenta un mito fondamentale dell’essere umano che viene associato allo svolgersi della vicenda: la libertà, come destino che produce tragedia e morte. La libertà si può associare alla figura di Carmen: questa donna forse la rappresenta al meglio e soprattutto desidera e anela alla libertà per vivere, per amare e per essere se stessa. A differenza dell’archetipo femminile dell’epoca, Carmen è una donna indipendente, autonoma e difenderà questa libertà fino al momento della sua morte. Dal punto di vista etnico Carmen è una zingara, un’etnia che non può pensare di vivere se non è in libertà e in perpetuo motus vivendi.

La rappresentazione veronese propone l’anima tradizionale e moderna della Spagna, tra seduzione, mistero e un romanticismo che mischia in maniera caotica religione e laicità. Perciò, nelle interpretazione del regista argentino, Carmen è insieme angelo e demone, vergine e seduttrice, donna fatale e strega che atterrisce e può provocare la perdizione dell’uomo anche solo con uno sguardo. Alla rivoluzionaria Carmen si oppone la figura di Don José, simbolo dell’ordine condiviso dalla società, ma la tragedia è sempre all’orizzonte e si intravede anche nei passaggi più festosi. La libertà, da condizione esistenziale, sfocia inesorabilmente nel mito.

Le rappresentazioni all’Arena di Verona si concluderanno sabato 1 settembre con Aida di Giuseppe Verdi, nell’imponente messa in scena nel 2002 da Franco Zeffirelli. e già si delineano i primi bilanci di una stagione di grande successo. E’ confermato l’alto livello di professionalità e generale è stato anche il gradimento delle proposte, sulla scia di una tradizione che unisce grandi opere e originali spettacoli. Il 2018 delle lirica sotto le stelle venete ha visto la riproposta di Turandot di Giacomo Puccini, ancora una volta nella scenografica produzione del 2010 firmata per regia e scene da Franco Zeffirelli, di Nabucco di Giuseppe Verdi, nell’allestimento che l’anno scorso ha inaugurato con successo il Festival lirico, di Il Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini con le divertenti coreografie di Leda Lojodice. Grande interesse e affollata partecipazione anche per le due serate-evento: Roberto Bolle and Friends, con l’étoile del Teatro alla Scala di Milano, e Verdi Opera Night, con gli atti più significativi della celebre trilogia popolare verdiana – Rigoletto, Il Trovatore e La Traviata – introdotta dalla sinfonia di La Forza del destino. (Emanuele d’Adamo)

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Cara italia, ...

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