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Accadde oggi ...

L'ITALIA NELLA STORIA

* 28 luglio 1480: il sultano Maometto II con la flotta navale turca sferra un grande attacco all'Italia con la Battaglia di Otranto (Lecce).

* 28 luglio 1914: inizio della Prima Guerra Mondiale.

* 28 luglio 1944: Follo: rappresaglia nazifascista con distruzione del vecchio centro storico di Follo Castello (La Spezia), paese ritenuto covo di partigiani.

INCIPIT L'inizio di ...

Il dottor Živago

di Boris Pasternàk

(Russia 1890-1960)

Andavano e sempre camminando cantavano eterna memoria, e a ogni pausa era come se lo scalèpiccio, i cavalli, le folate di vento seguitassero quel canto.

I passanti facevano largo al corteo, contavano le corone, si segnavano. I curiosi, mescolandosi alla fila, chiedevano: “Chi è il morto?” La risposta era: Živago.” “Ah! Allora si capisce.” “Ma non lui. La moglie.” “E’ lo stesso. Dio l’abbia in gloria. Gran bel funerale.”

Scoccarono gli ultimi minuti, scanditi, irrevocabili …

Una vetrina fra i mari

Una splendida vetrina del made in Italy fra i mari è certamente Fincantieri. Un colosso a elevatissima professionalità e di grande prestigio ovunque nel mondo che, con le sue soluzioni d'avanguardia e l'eleganza tutta italiana, ai successi del passato aggiunge brillanti prospettive. Si è chiusa la  … - LEGGI TUTTO

Cara italia, ...

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Procida, Capitale della Cultura 2022. È proprio una bella notizia. Una cittadina-isola al centro di un Mediterraneo diffuso e sommerso dentro le acque e le visioni dei faraglioni in immagini e immaginario di ombre. Chi attraversa il vento di Procida si trova in una contemporaneità remota che ha suoni di mito. L'isola di Elsa Morante. Le isole hanno sempre il fascino della solitudine cercata e amata. Plaudo al fatto che sia stata scelta una terra che ha saputo lavorare come comunità ad una cultura come progettualità e idee innovative anche in termini antropologici.

Conosco molto bene quella geografia di terra e di mare. Conosco l'idea anche di una ...

letteratura costruita intorno ai viaggiatori che vi hanno sostato o che l'hanno abitata. Napoli la vive e la custodisce nel suo antico viaggio greco tirrenico. Si meritava di diventare della Cultura per il 2022 Capitale. Perché? Perché il discorso di merito su simili scelte scava su una cultura materiale e una visione immateriale. 

Ovvero. Una antropologia non solo del luogo fisico, ma soprattutto dei luoghi, in cui il tempo della memoria è invisibile e sublime come le acque del Tirreno che raccontano la favola delle maghe. Intorno al Progetto Cultura si è lavorato con la forza della fantasia in un gioco immaginario che non ricostruire soltanto la storia, bensì la capacità di andare oltre. Come va oltre la letteratura. I beni culturali sono storia e memoria esistenti. Mai confusione o contraddizione. La letteratura è immaginario da vivere che permette però di trasformare la memoria in contemplante pensiero. Elsa Morante scrisse delle pagine splendide nel suo "L'isola di Arturo" del 1957. Una dolcezza fatta di infanzia e di infiniti.

Si legge: "E se per caso uno straniero scende a Procida, si meraviglia di non trovarvi quella vita promiscua e allegra, feste e conversazioni per le strade, e canti, e suoni di chitarre e mandolino, per cui la regione di Napoli è conosciuta su tutta la terra. I Procidani sono scontrosi, taciturni. Le porte sono tutte chiuse, pochi si affacciano alle finestre, ogni famiglia vive fra le due quattro mura, senza mescolarsi alle altre famiglie. L’amicizia, da noi, non piace. E l’arrivo di un forestiero non desta curiosità, ma piuttosto diffidenza. Se esso fa delle domande, gli rispondono di malavoglia; perché la gente, nella mia isola, non ama d’essere spiata nella propria segretezza". Memorabile pagina di uno scrigno segreto e rivelante. Come nelle pagine di Alphonse de Lamartine nel suo "Graziella".
Un romanzo, quest'ultimo, di viaggio, dove Procida è il diario di un viandante che annota sensazioni nelle emozioni. Ricordo questa sottolineatura: "Un giorno dell'anno 1830, entrando di sera in una chiesa di Parigi, vidi la bara d'una giovinetta, coperta da una coltre bianca. Questa bara mi ricordò Graziella. Mi nascosi all'ombra di un pilastro e pensai a Procida, piangendo a lungo. Le mie lagrime si asciugarono, ma le nubi che avevano attraversato il mio pensiero durante la tristezza del funerale non dileguarono. Rientrai silenzioso nella mia camera, svolsi i ricordi che sono tracciati in questo libro e scrissi tutto d'un fiato, piangendo, i versi intitolati: Primo rimpianto. È la nota, resa fievole da vent'anni di distanza, d'un sentimento che fece zampillare la prima sorgente del mio cuore. Ma vi si sente ancora la lacerazione d'una fibra intima che non guarirà mai. Ecco queste strofe, balsamo d'una ferita, sboccio di un cuore, profumo di un fiore sepolcrale: Non vi manca che il nome di Graziella. Ve lo incastonerei in una strofa, se vi fosse quaggiù un cristallo abbastanza puro per rinchiudere questa lagrima, questo ricordo, questo nome!”.
Incastonato in una strofa!  Straordinario immagine in un immaginario, dunque, metaforicamente reale ed evanescente. Arturo e Graziella.  Due personaggi. Due scrittori. Il secondo testo viene pubblicato in Italia nel 1856. Due romanzi per due sceneggiature cinematografiche. Un viaggiare tra gli intagli dell'anima e dei racconti del luogo, dell'isola. Isola, luogo dell'anima nel tempo.

Altri hanno scritto su Procida.  Altri hanno descritto. Altri hanno raccontato.  Procida è un Tempio. Il Tempio, sacro e metamorfosi. Una Capitale nella cultura. Ma già Arturo e Graziella sono anima di una progettualità. Il resto è narrazione della dissolvenza. Il pensiero corre lungo le linee dell'Isola e la memoria è lunga da decifrare. Basta un frammento. Di verità che sia verità. Di mistero che sia mistero. Procida è nel cuore. Ma anche oltre. Quest'isola che ha la maga nel cerchio delle fate. Non fatale. Magica, sì. (Pierfranco Bruni)

"Italia Italy" post

«L’educazione è l’arma più potente che si può usare per cambiare il mondo». (Nelson Mandela, presidente del Sudafrica, 1918-2013)

EXPLICIT La fine di ...

La Storia

di Elsa Morante

(Roma 1912-1985)

Lei pure, come il famoso Panda Minore della leggenda, stava sospesa in cima a un albero dove le carte temporali non avevano più corso. Essa, in realtà, era morta insieme al suo pischelletto Useppe (al pari dell’altra madre di costui, la pastorella maremmana). Con quel lunedì di giugno 1947, la povera storia di Iduzza Ramundo era finita.

«Ahi serva Italia»

La grandezza dell’Italia nel passato e la penosa situazione che ha sotto gli occhi portano Dante Alighieri a una violenta invettiva contro il Bel Paese. Nel canto VI del «Purgatorio», l’affettuoso incontro di due concittadini mantovani, Sordello e Virgilio, suscita in Dante una amara e spietata ... - LEGGI TUTTO

Galleria degli Artisti

Test 6 Storia del '900

 

1 euro per 'Italia Italy'

 

 

 



 


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