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«Ahi serva Italia»

La grandezza dell’Italia nel passato e la penosa situazione che ha sotto gli occhi portano Dante Alighieri a una violenta invettiva contro il Bel Paese. Nel canto VI del «Purgatorio», l’affettuoso incontro di due concittadini mantovani, Sordello e Virgilio, suscita in Dante una amara e spietata - LEGGI TUTTO

INCIPIT L'inizio di ...

Galateo, overo De’ costumi

di Giovanni Della Casa (1503-1547)

Con ciò sia cosa che tu incominci pur ora quel viaggio del quale io ho la maggior parte, sì come tu vedi, fornito, cioè questa vita mortale, amandoti io assai, come io fo, ho proposto meco medesimo di venirti mostrando quando un luogo e quando altro, dove io, come colui che gli ho sperimentati, temo che tu, caminando per essa, possi agevolmente o cadere, o come che sia, errare: acciò che tu, ammaestrato da me, possi tenere la diritta via con la salute dell’anima tua e con laude et onore della tua orrevole e nobile famiglia …

Accadde oggi ...

L'ITALIA NELLA STORIA

* 28 gennaio 1505: a Venezia brucia il Fondaco dei Tedeschi

* 29 gennaio 1958: entra in vigore la Legge Merlin, che abolisce le case di tolleranza

Cara italia, ...

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Questo articolo è rivolto a persone di media cultura, che hanno fatto buoni studi, conservano ricordi di scuola e coltivano ancora qualche interesse culturale, non è per studiosi specialisti della Divina Commedia o di critica letteraria. Le letture dei canti dell’Inferno di Dante donateci da Roberto Benigni, grandissimo attore nato in Toscana, hanno fatto un miracolo grandissimo, mi hanno fatto riaprire il libro della Divina Commedia, per seguirne la lettura e capirne il significato. Cosa che avveniva solo a scuola ai tempi del liceo, quando un professore volenteroso ci leggeva un canto alla settimana. Allora mi sembrava di ...

capirci qualche cosa, successivamente i miei rapporti con il Divino Poeta si sono limitati a sporadiche frequentazioni, senza risultati. Parimenti senza risultati, l’ascolto delle letture proposte da altri famosi attori che si sono cimentati con Dante. Dopo il mio coscienzioso ascolto delle loro esibizioni, mi rimaneva a mente il suono delle voci, la musica della lingua, ma non il significato del testo. Ero infine mortificata della mia ignoranza, e frustrata nel desiderio di capire qualcosa di ciò che era stato letto.

Diversamente va l’esperienza dell’ascolto delle letture del toscano Roberto Benigni. Per un lungo periodo ho quasi snobbato queste letture, mi sembrava che un attore geniale, dalla mobilità felina, che entra in scena con musiche, ritmi e movenze da circo equestre di felliniana memoria, di fatto svilisse la divinità del testo. Fino a quando, una sera, vedendolo, mi sono accorta che con le sue spiegazioni, vivacissime e spontanee (almeno apparentemente), capivo, vedevo come in un film, le scene del canto. Con le parole e i gesti dell’attore arrivavo a cogliere il significato dei versi e delle terzine, e infine, quando lui recitava il canto per intero, coglievo bene il significato.

Tutto all’improvviso si è chiarito. La spiegazione fatta da Roberto Benigni con parole e con mobile e vivace gestualità getta luce sul significato del suono delle parole, dello straordinario uso del linguaggio del Divino Poeta. I significati delle scelte lessicali, dei giochi di parole, dei suoni, lunghi o brevi, lievi o forti, dolci e armoniosi, oppure stridenti e volutamente sgradevoli, le rime ed i ritmi, tutto emerge chiaro dall’arte scenica di Benigni.

 Insomma il toscano Roberto Benigni illumina il suo personale sentire della poesia di Dante, la “sente” col cuore oltre che con la mente, e riesce a comunicare il suo sentire, sottolineando tutti gli aspetti popolari e realistici di una poesia e di un linguaggio sempre più lontani dalla nostra sensibilità, anche se frasi e parole di quel testo sacro sono profondamente penetrate nella lingua italiana, per vie misteriose ed ignote. Il miracoloso risultato di tutto questo è che ho ripreso il testo, questa volta con molto piacere, per seguire le sue letture sulla pagina scritta invece di guardare lo schermo luminoso, anche se la scena mostrata, la folla ordinata e partecipe di Piazza Santa Croce in Firenze, con lo sfondo illuminato della facciata della basilica, è di una vera, grande bellezza.

Collocazione geniale per queste letture, una piazza abitata da fiorentini veraci, portatori naturali di ciò che oggi resta della lingua di Dante, meglio di un’aula accademica dove si fa scienza per pochi eletti. Roberto Benigni a Piazza Santa Croce in Firenze fa cultura, di altissima qualità, per tutti: toscani, italiani, e chiunque altro al mondo padroneggi o ami la lingua di Dante. (Emanuela Medoro)

Vista dagli stranieri

Questa è l’Italia, secondo… WINSTON CHURCHILL, primo ministro (Inghilterra 1874 - 1975): Gli italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre.

HENRYK SIENKIEWICZ, scrittore e giornalista (Polonia 1846 - 1916): E come ... - LEGGI TUTTO

EXPLICIT La fine di ...

La banalità del male

di Hannah Arendt (1906-1975)

La politica non è un asilo: in politica obbedire e appoggiare sono la stessa cosa: E come tu hai appoggiato e messo in pratica una politica il cui senso era di non coabitare su questo pianeta con il popolo ebraico e con varie altre razze (quasi che tu e i tuoi superiori aveste il diritto di stabilire chi deve e chi non deve abitare la terra), noi riteniamo che nessuno, cioè nessun essere umano desideri coabitare con te. Per questo, e solo per questo, tu devi essere impiccato”.

"Italia Italy" post

«L’Olocausto, un crimine commesso non da una banda di fanatici, ma con freddo calcolo dal governo di una nazione potente. Il destino dei sopravvissuti alle persecuzioni tedesche testimonia fino a che punto sia decaduta la coscienza morale dell'umanità». (Albert Einstein, fisico, Ulma-Germania 1879-1955)

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