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INCIPIT L'inizio di ...

Abitiamo la terra

di Vladimir Maksimov

(Russia 1930-1995)

Per il quinto giorno consecutivo le piogge scorazzano e frugano sul tetto della nostra tenda. E benché il concetto di giorno, in quest’angolo di mondo in cui luce e notte s’avvicendano ogni sei mesi, sia molto ma molto relativo, la cosa non mi consola affatto, anzi…

Euro e Schengen

L'Euro (€) è la valuta ufficiale di 19 dei 27 paesi membri dell'Unione Europea. Questi paesi costituiscono la cosiddetta area dell'euro (o eurozona): Austria, Belgio, Cipro, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, … - LEGGI TUTTO

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Questo articolo è rivolto a persone di media cultura, che hanno fatto buoni studi, conservano ricordi di scuola e coltivano ancora qualche interesse culturale, non è per studiosi specialisti della Divina Commedia o di critica letteraria. Le letture dei canti dell’Inferno di Dante donateci da Roberto Benigni, grandissimo attore nato in Toscana, hanno fatto un miracolo grandissimo, mi hanno fatto riaprire il libro della Divina Commedia, per seguirne la lettura e capirne il significato. Cosa che avveniva solo a scuola ai tempi del liceo, quando un professore volenteroso ci leggeva un canto alla settimana. Allora mi sembrava di ...

capirci qualche cosa, successivamente i miei rapporti con il Divino Poeta si sono limitati a sporadiche frequentazioni, senza risultati. Parimenti senza risultati, l’ascolto delle letture proposte da altri famosi attori che si sono cimentati con Dante. Dopo il mio coscienzioso ascolto delle loro esibizioni, mi rimaneva a mente il suono delle voci, la musica della lingua, ma non il significato del testo. Ero infine mortificata della mia ignoranza, e frustrata nel desiderio di capire qualcosa di ciò che era stato letto.

Diversamente va l’esperienza dell’ascolto delle letture del toscano Roberto Benigni. Per un lungo periodo ho quasi snobbato queste letture, mi sembrava che un attore geniale, dalla mobilità felina, che entra in scena con musiche, ritmi e movenze da circo equestre di felliniana memoria, di fatto svilisse la divinità del testo. Fino a quando, una sera, vedendolo, mi sono accorta che con le sue spiegazioni, vivacissime e spontanee (almeno apparentemente), capivo, vedevo come in un film, le scene del canto. Con le parole e i gesti dell’attore arrivavo a cogliere il significato dei versi e delle terzine, e infine, quando lui recitava il canto per intero, coglievo bene il significato.

Tutto all’improvviso si è chiarito. La spiegazione fatta da Roberto Benigni con parole e con mobile e vivace gestualità getta luce sul significato del suono delle parole, dello straordinario uso del linguaggio del Divino Poeta. I significati delle scelte lessicali, dei giochi di parole, dei suoni, lunghi o brevi, lievi o forti, dolci e armoniosi, oppure stridenti e volutamente sgradevoli, le rime ed i ritmi, tutto emerge chiaro dall’arte scenica di Benigni.

 Insomma il toscano Roberto Benigni illumina il suo personale sentire della poesia di Dante, la “sente” col cuore oltre che con la mente, e riesce a comunicare il suo sentire, sottolineando tutti gli aspetti popolari e realistici di una poesia e di un linguaggio sempre più lontani dalla nostra sensibilità, anche se frasi e parole di quel testo sacro sono profondamente penetrate nella lingua italiana, per vie misteriose ed ignote. Il miracoloso risultato di tutto questo è che ho ripreso il testo, questa volta con molto piacere, per seguire le sue letture sulla pagina scritta invece di guardare lo schermo luminoso, anche se la scena mostrata, la folla ordinata e partecipe di Piazza Santa Croce in Firenze, con lo sfondo illuminato della facciata della basilica, è di una vera, grande bellezza.

Collocazione geniale per queste letture, una piazza abitata da fiorentini veraci, portatori naturali di ciò che oggi resta della lingua di Dante, meglio di un’aula accademica dove si fa scienza per pochi eletti. Roberto Benigni a Piazza Santa Croce in Firenze fa cultura, di altissima qualità, per tutti: toscani, italiani, e chiunque altro al mondo padroneggi o ami la lingua di Dante. (Emanuela Medoro)

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«Facciamo più quello che è giusto, invece di quello che ci conviene. Educhiamo i figli ad essere onesti, non furbi». (Tiziano Terzani, giornalista e scrittore, Firenze 1938-2004)

EXPLICIT La fine di ...

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di Giovanni Verga

(Vizzini-Catania 1840-1922)

… Sicché quando gli dissero che era tempo di lasciare la sua roba per pensare all’anima, uscì nel cortile come un pazzo, barcollando, e andava ammazzando a colpi di bastone le sue anitre e i suoi tacchini, e strillava: - Roba mia, vientene con me!

«Italiani» senza Italia

Non c’era ancora l’Italia, ma c’erano gli italiani. Nel Decameron di Giovanni Boccaccio (1313-1375) per la prima volta si parla esplicitamente di italiani, nella nona novella della seconda giornata. L’allegra brigata, che si era allontanata dalla città per sfuggire alla grande peste del Trecento ... - LEGGI TUTTO

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