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Le radici in Italia

Il sindaco di New York è un italo-americano, Bill De Blasio. Il primo cittadino della Grande Mela riassume una lunga storia, legata al sogno americano di generazioni di nostri connazionali. De Blasio ha ottenuto un successo strepitoso, eletto con il 73 per cento di consensi, e nelle sue prime dichiarazioni - LEGGI TUTTO

INCIPIT L'inizio di ...

Fiesta

di Ernest Hemingway (1899-1961)

Robert Cohn era stato un tempo campione di pugilato di Princeton, categoria pesi medi. Non crediate che questo, come titolo pugilistico, a me faccia una grande impressione, ma per Cohn significava molto. Non gli importava molto della boxe, anzi la detestava, ma l aveva imparata, con fatica e sino in fondo, per reagire a quel senso di inferiorità e di insicurezza che gli derivava a Princeton dal essere trattato come un ebreo. Traeva insomma una certa gioia intima dalla consapevolezza di poter mettere fuori combattimento chiunque avesse fatto lo spocchioso con lui ...

Accadde oggi ...

L'ITALIA NELLA STORIA

* 25 gennaio 1959: Papa Giovanni XXIII indice il Concilio Ecumenico Vaticano II

* 26 gennaio 1160: Crema si arrende a Federico Barbarossa

* 26 gennaio 1802: nasce la prima Repubblica Italiana, presieduta da Napoleone Bonaparte

Cara italia, ...

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Tutti, o quasi, sognatori d’Europa fino a qualche anno fa. Tutti, o quasi, severi critici d’Euro- pa oggi. L’onda del conformismo, guidata da molti media che si ricopiano e rilanciano, sembra volgere al peggio, alimentata da rigurgiti nazionalisti. Per le sfide attuali e per i nuovi scenari internazionali occorre recuperare lo spirito e i sogni dei padri fondatori dell’Unione e muoversi più speditamente verso gli Stati Uniti d’Europa. Un cammino di integrazione non facile, ma necessario per esserci nelle scelte mondiali e per costruire ...

un futuro migliore. Non è possibile ricordarsi dei valori della nostra civiltà solo quando ci sentiamo minacciati o siamo attaccati. Occorre costruire l’Europa giorno dopo giorno, come fanno i tanti giovani del progetto Erasmus, come fanno quanti sono aperti alla collaborazione internazionale pur attaccati alle proprie radici.

Le severe critiche all’Unione Europea si fondano su piccoli calcoli di sedicenti statisti, lontani dai sogni dei padri fondatori. Voci di chi in fondo non ama l’Europa e se ne ricorda solo per rivendicazioni interessate o in occasione di scadenze elettorali. Voci lanciate attraverso talk-show, in cui si rivedono le stesse facce, si ripetono le stesse recriminazioni. Sull’onda di una diffusa sfiducia nell’Europa, si chiede di fare la voce grossa, di non cedere ulteriormente sovranità all’Unione.

In realtà, la crescita dell’Europa unita è avvenuta non per cessione ma per condivisione di sovranità. Chi crede nell’Unione, che ci ha già regalato un lunghissimo periodo di pace, non pensa di dover cedere la sovranità a un’altra istituzione, ma di gestire insieme una sovranità più ampia, che offre prospettive migliori in un modo sempre più globalizzato, come mai da tempo immemorabile.

Solo chi non ha davanti un vero orizzonte europeo può associarsi a rivendicazioni senza mettere in campo anche impegni. Un’Europa più forte e generosa verso tutti è frutto di un accresciuto coinvolgimento nazionale, tra diritti e solidarietà, facendo la propria parte per poter richiedere agli altri popoli analoghi impegni. I più scettici verso l’Europa sono spesso coloro che nulla hanno fatto per farla crescere, che levano critiche ma non propongono concrete soluzioni ai problemi.

I Paesi e i Governi che credono nell’Europa scelgono per Bruxelles e Strasburgo i talenti migliori, candidano al Parlamento europeo le donne e gli uomini più prestigiosi, vigilano attentamente sulle scelte e sugli orientamenti che si delineano, intervengono con determinazione nella costruzione di validi progetti, convinti che il benessere nazionale è strettamente legato al successo comunitario. E invece troppo spesso si assiste a candidature europee di figure di secondo ordine, a parlamentari che accumulano numerose assenze, a progetti vaghi, a presenze costanti sulle reti televisive nazionali sottraendo tempo e risorse all’impegno europeo.

Nella prossima primavera si voterà per il rinnovo del Parlamento dell’Unione. Occorrerebbe già discutere di programmi e prospettive, mettere in campo strategie e progetti, delineare il futuro di una comunità di oltre mezzo miliardo di cittadini, orientare decisamente le scelte verso la costruzione degli Stati Uniti d’Europa.

L’Europa ha risorse, intelligenze, storie e dinamicità per competere nei nuovi scenari internazionali, per partecipare alle sfide che vedono protagonisti i colossi mondiali emersi ed emergenti. Una storia comune più integrata libererebbe enormi risorse: basti pensare alle colossali spese militari di ogni Stato, che sarebbero drasticamente ridotte con un esercito comune più forte ed efficiente; basti pensare a quanto si potrebbe risparmiare per le rappresentanze nazionali all’estero, mentre in molte realtà sarebbe sufficiente una adeguata rappresentanza comunitaria. Finché non maturerà una forte e diffusa consapevolezza che è necessario creare gli Stati Uniti d’Europa avremo politiche economiche frammentarie e scarsamente efficaci, una politica estera debole, politiche sociali di corto respiro e una ricorrente tentazione di alzare la voce per far sentire le proprie ragioni. Solo un’Europa forte e fortemente unita, aperta ai nuovi orizzonti e attenta alle fatiche degli ultimi, saldamente radicata sui valori che hanno segnato il progresso è in grado di sostenere le nuove sfide. In varietate concordia è il motto dell’Unione Europea: occorre essere uniti nella diversità, che poi è il destino stesso dell’umanità, se non vuole naufragare. (Felice d’Adamo)

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Test 3 Storia del '900

 

EXPLICIT La fine di ...

Gli indifferenti

di Alberto Moravia (1907-1990)

Discesero la scala, l’uno accanto all’altra, il Pierrot bianco e la spagnuola nera; sul pianerottolo la madre fermò la figlia: “Ricordati” le mormorò in un orecchio “di essere… come dire?... gentile con Pippo… Ci ho ripensato… forse ti ama… è un buon partito.”

“Non aver paura” rispose Carla seriamente.

Discesero la seconda rampa. Ora la madre sorrideva soddisfatta: pensava che anche l’amante sarebbe venuto al ballo, e pregustava una piacevole serata.

"Italia Italy" post

«Sotto un involucro di sorriso e di bonomia, l'Italia è diventata il paese d'Europa più duro da vivere, quello in cui più violenta e più assillante è diventata la lotta per il denaro e per il successo. Il rischio dell'Italia è di entrare nel numero dei paesi di cultura bassa, giacché è possibile essere intelligenti e di cultura bassa». (Guido Piovene, scrittore e giornalista, Vicenza 1907-1974)

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