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«Ahi serva Italia»

La grandezza dell’Italia nel passato e la penosa situazione che ha sotto gli occhi portano Dante Alighieri a una violenta invettiva contro il Bel Paese. Nel canto VI del «Purgatorio», l’affettuoso incontro di due concittadini mantovani, Sordello e Virgilio, suscita in Dante una amara e spietata - LEGGI TUTTO

INCIPIT L'inizio di ...

Galateo, overo De’ costumi

di Giovanni Della Casa (1503-1547)

Con ciò sia cosa che tu incominci pur ora quel viaggio del quale io ho la maggior parte, sì come tu vedi, fornito, cioè questa vita mortale, amandoti io assai, come io fo, ho proposto meco medesimo di venirti mostrando quando un luogo e quando altro, dove io, come colui che gli ho sperimentati, temo che tu, caminando per essa, possi agevolmente o cadere, o come che sia, errare: acciò che tu, ammaestrato da me, possi tenere la diritta via con la salute dell’anima tua e con laude et onore della tua orrevole e nobile famiglia …

Accadde oggi ...

L'ITALIA NELLA STORIA

* 28 gennaio 1505: a Venezia brucia il Fondaco dei Tedeschi

* 29 gennaio 1958: entra in vigore la Legge Merlin, che abolisce le case di tolleranza

Cara italia, ...

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Lo usiamo tutti, più volte al giorno. Lo conoscono in molti, anche all’estero. Il saluto «ciao» è un chiaro segno della nostra lingua ed è la parola italiana più nota all’estero dopo «pizza», talmente comune che a volte la si esprime senza parlare, solo con un gesto della mano.

«Ciao» è cordialità, condivisione, familiarità, augurio, simpatia, ma può anche esprimere freddezza di rapporti e perfino l’amarezza di un addio. Molto dipende anche dal tono della voce e dall’espressione del volto, a testimonianza che è una parola che coinvolge tutta la personalità, anche nei momenti di noia o di stanchezza. La ...

fortuna internazionale della parola «ciao» è legata anche alla musica e a memorabili canzoni, dal valzer Ciao agli inizi del Novecento alla partigiana Bella ciao, da Ciao ciao, bambina di Domenico Modugno a Ciao, amore, ciao di Luigi Tenco, a Ciao, stasera son qui di Louis Armstrong. Alla diffusione di «ciao» oltre i confini nazionali hanno contribuito anche le migrazioni degli italiani nel mondo, il cinema soprattutto del neorealismo e della commedia italiana, la pubblicità come quella del motorino Ciao della Piaggio, il logo della mascotte del Campionato mondiale di calcio disputato in Italia nel 1990. Ciao è anche il titolo di un libro del linguista Nicola De Blasi, edito dal Mulino, che approfondisce storia e significati del termine.

La parola «ciao» ha origini antiche, ma nell’attuale versione ha una storia relativamente recente. In un testo scritto la si ritrova per la prima volta in una lettera del tragediografo toscano Francesco Benedetti, che nel 1818 la attribuiva al saluto che confidenzialmente gli rivolgevano i milanesi quando andava alla Scala. E al celebre teatro milanese è legato anche il racconto dell’anno successivo in cui la scrittrice inglese Lady Sidney Morgan parla di questo saluto frequente fra alcuni spettatori. Risale al 1818 anche una lettera al marito della contessa veronese Giovanna Maffei, in cui si legge che il figlio bambino ha imparato a pronunciare il suo nome e che dice «ciao a Moti». «Ciaò, simpaticone» è il saluto riportato in italiano in un romanzo francese di Paul Bourget a fine Ottocento.

La radice antica del termine «ciao» la si ritrova nel latino «sclavum», a sua volta legato a «slavum» con riferimento alla schiavitù delle popolazioni slave dell’Illiria o della Dalmazia, anche se nella classicità il termine ‘schiavo’ è «servus». Attraverso i secoli la parola subisce mutazioni e da «sclavum» si giunge al veneziano «s’ciavo», ossia ‘schiavo’, per poi diventare «ciao». Alla fine del Medioevo si comincia a utilizzare «s’ciavo» (‘schiavo’) come saluto per esprimere rispetto e desiderio di mettersi a sua disposizione dell’altro come suo servo. Nella Venezia dei dogi dichiararsi «s’ciavo» diventa di uso comune: il termine si estende ai rapporti di affetto e gentilezza verso la donna, anche negli atteggiamenti di ‘cavalier servente’ e ‘cicisbeo’, lo si ritrova anche in diverse commedie di Goldoni. E «servus» è ancora oggi un saluto frequente in molte aree della Mitteleuropa, dalla Germania all’Ungheria, dall’Austria al nostro Alto Adige.

Oggi «ciao» è l’espressione confidenziale più comune e la si evita nei rapporti formali. L’uso ormai internazionale della parola, però, sta portando a un’estensione del termine anche ai rapporti meno familiari, anche perché chi non conosce bene la nostra lingua tende a non distinguere la gerarchia delle relazioni sociali. E tuttavia la parola «ciao» oggi è forse quella che meglio esprime l’atteggiamento di simpatia, accoglienza, generosità verso gli altri, oltre i confini nazionali e i tentativi di creare anacronistiche e pericolose barriere. (Felice d’Adamo)

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Vista dagli stranieri

Questa è l’Italia, secondo… WINSTON CHURCHILL, primo ministro (Inghilterra 1874 - 1975): Gli italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre.

HENRYK SIENKIEWICZ, scrittore e giornalista (Polonia 1846 - 1916): E come ... - LEGGI TUTTO

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La banalità del male

di Hannah Arendt (1906-1975)

La politica non è un asilo: in politica obbedire e appoggiare sono la stessa cosa: E come tu hai appoggiato e messo in pratica una politica il cui senso era di non coabitare su questo pianeta con il popolo ebraico e con varie altre razze (quasi che tu e i tuoi superiori aveste il diritto di stabilire chi deve e chi non deve abitare la terra), noi riteniamo che nessuno, cioè nessun essere umano desideri coabitare con te. Per questo, e solo per questo, tu devi essere impiccato”.

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«L’Olocausto, un crimine commesso non da una banda di fanatici, ma con freddo calcolo dal governo di una nazione potente. Il destino dei sopravvissuti alle persecuzioni tedesche testimonia fino a che punto sia decaduta la coscienza morale dell'umanità». (Albert Einstein, fisico, Ulma-Germania 1879-1955)

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