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Intrighi e complotti

Era il primo maggio 1776, in quella che va sotto il nome di Notte di Valpurga o Notte delle Streghe, quando a Ingolstadt, bella città bavarese sulle rive del Danubio, Adam Weishaupt professore nell’ateneo cittadino, insieme ad un gruppo di suoi allievi, fondava l’Ordine dei Perfettibili, poi rinominato - LEGGI TUTTO

Accadde oggi ...

L'ITALIA NELLA STORIA

* 27 ottobre 1848: sortita dal Forte di Marghera per liberare Mestre dagli Austriaci

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INCIPIT L'inizio di ...

I viaggi di Gulliver

di Jonathan Swift

Conviene che inizi questa narrazione soffermandomi brevemente a darvi qualche ragguaglio sulle mie origini e sulla mia giovinezza.

Mio padre era un piccolo possidente del Nottinghamshire ed io ero il terzo di cinque fratelli che gravavano non poco sulle ristrette finanze familiari; a quattordici anni, fui mandato in collegio a Cambridge e vi studiai per tre anni consecutivi senza dedicarmi ad altre attività…

Cara italia, ...

Volti del Made in Italy

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Era fragile come un filo d’erba delle sue montagne e candido come un bambino. Tutto il contrario del nome che gli era stato imposto al battesimo e che nell’originale nordico lo indicava come “potente in battaglia”. Riziero toccava sì e no il metro e venti di altezza. Girava per la città come una nuvola bianca e ballerina, un camice da dottore stretto in vita da uno spago, coppola lisa in testa e ampi occhiali da presbite sul minuscolo naso, che gli gonfiavano gli zigomi come una lente d’ingrandimento.

Una voce potente e stridula lo annunciava da lontano, e appariva ...

come portato dal vento, non si sa da quale direzione, per le vie del centro, una radiolina a transistor incollata all’orecchio destro ad ascoltare musiche raschiate. La gente gli faceva largo oramai distrattamente, abituata com’era a quella presenza usuale. Solo i ragazzini gli si facevano attorno per giocare con lui, che riconoscevano dalla purità dell’anima che somigliava alla loro, e dalla semplicità dei gesti, più innocenti dei loro. Scherzavano insieme come fossero a cerchio sopra l’erba di un prato anche se stavano ai Quattro Cantoni, e le risate si spargevano come onde morbide al soffio di vento di ponente.

Lo vedevano da anni, ma sapevano poco di lui, che era sempre uguale a se stesso ad ogni cambio di generazione. Veniva da un paesino del circondario, dove non tornava più dalla prima giovinezza e da dove lo avevano tratto per internarlo nel manicomio del Capoluogo. In quegli anni Collemaggio, più che la Basilica di Papa Celestino e della Perdonanza, stava ad indicare la casa della follia, dove non solo i “matti” erano rinchiusi, ma anche coloro dei quali ci si voleva sbarazzare, fosse solo per una bocca in meno da sfamare. Forse quest’ultimo fu proprio il caso di Riziero, che da quel momento in poi altra casa non ebbe, nemmeno quando la legge Basaglia svuotò i manicomi, gettando a volte gli ospiti per strada.

Riziero era nato nel 1915. Era l’anno di inizio della Grande Guerra. Ma era anche l’anno del terremoto della Marsica con i suoi trentamila morti. E aveva tre anni soltanto quando incominciò a diffondersi l’epidemia Spagnola che costò tra i cinquanta e i cento milioni di morti nel mondo su una popolazione di circa due miliardi: più della peste nera del quattordicesimo secolo che ispirò il Decamerone a Boccaccio.

Non era nato sotto una buona stella, Riziero. Che attraversò indenne tutte le tragedie dell’epoca, curvo sulla colonna della iattura ad assorbire sulla schiena, che mai ebbe refrigerio, i colpi del flagello di una vita. Che in realtà era un eletto da Dio, come lo sono i matti per taluni popoli, perché preservato da tutte le brutture del mondo.

Ma lui, tutte queste cose non le sapeva. Sanno forse gli innocenti del male che li circonda e che li graffia? E riconosce forse il vento, i volti che accarezza o gli alberi che scuote? Riziero era insieme vento e volto, ed era pianta, alfine sradicata per legge da quell’asilo di malati di mente cui in realtà non era mai appartenuto ma al quale si era affezionato, perché l’unico che lo aveva custodito come in grembo materno.

La Città divenne la sua casa nuova. Con le sue piazze dove sostava in festa in cerchi improvvisati di ragazzi, con le sue vie che percorreva con la radiolina a transistor sempre più gracidante, con i suoi portici dove levava la voce alta e stridula al canto, con la sua cerchia di monti dove invano gettava lo sguardo miope, con la felicità inconsapevole del candore mai perso.

Egli appariva e spariva come una nuvola. Era vento che giungeva da ogni direzione e per ogni direzione si disperdeva. Era voce che stava su tutto e che taceva a notte, per risorgere al mattino con il primo sole. Era risata che navigava nell’aria come un aquilone, che non si perdeva nel cielo perché voleva restare sulla terra, retto da un filo invisibile. Era un’anima persa ma mai sparita in una città che lo teneva nelle mani a coppa dove, minuscolo, lui si dissetava, riempiendola, grato, delle sue risa infantili.

Era novembre quando a notte alta, in una desolata periferia, un’auto lo colse nell’attraversamento improvviso della strada, scaraventando lontano la radiolina a transistor che in un singulto si spense per sempre. «Sono un asino - disse un famoso professore ai funerali - ho imparato ben poco da Riziero. Altrimenti avrei dovuto trasformare profondamente la mia vita”. Cosa impossibile, se non si diventa nuvola, se non si diventa vento. (Mario Narducci)

Viaggio fra le parole

E’ difficile descrivere il processo di formazione dei significati che sono dietro alle parole. Se li conosciamo possiamo capire quello che si dice; se no, dobbiamo ricorrere al vocabolario. Ancora più difficile se si tenta di farlo in un articolo a carattere divulgativo, come mi sto sforzando di fare con queste mie periodiche ... - LEGGI TUTTO

"Italia Italy" post

«Italia Italia, ah non mi dir che dura | Memoria il canto mio ti rinnovella, | Forme e leggi cangiando e non ventura | Sorgesti in ogni forma ognor più bella, | Tu del mondo ornamento, e di natura | Ponesti in ogni balza archi e castella, | E se stillan di pianto i lauri tuoi, | La sventura, e il valor fecer gli eroi». (Angelo Maria Ricci, poeta, Mopolino-L’Aquila 1776-1850)

EXPLICIT La fine di ...

La stanza del vescovo

di Piero Chiara

La Poss, la Ceriana, la Miralba, la Thea e poi Villa Cleofe: un volto spettrale dietro i veli della calura. Passai con lo sguardo alla villa del Pascià, poi a quello più modesta che fu di Massimo d’Azeglio, mentre il vento girava di un quarto e tra Cannero e la foce del Tresa mi si aprivano davanti le acque di casa, da solcare per l’ultima volta.

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