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L'ITALIA NELLA STORIA

* 28 settembre 1464: Corrado da Fogliano diventa governatore di Genova per gli Sforza di Milano.

* 28 settembre 1938: inizia la Conferenza di Monaco tra Italia, Germania, Francia e Gran Bretagna.

INCIPIT L'inizio di ...

Abitiamo la terra

di Vladimir Maksimov

(Russia 1930-1995)

Per il quinto giorno consecutivo le piogge scorazzano e frugano sul tetto della nostra tenda. E benché il concetto di giorno, in quest’angolo di mondo in cui luce e notte s’avvicendano ogni sei mesi, sia molto ma molto relativo, la cosa non mi consola affatto, anzi…

Euro e Schengen

L'Euro (€) è la valuta ufficiale di 19 dei 27 paesi membri dell'Unione Europea. Questi paesi costituiscono la cosiddetta area dell'euro (o eurozona): Austria, Belgio, Cipro, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, … - LEGGI TUTTO

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La donna delle borse di plastica rigonfie da scoppiare, saliva lenta da via della Croce Rossa, il naso paonazzo già di prima mattina. Vestiva anche d’inverno un paio di fouseaux dei quali mal si riconosceva il colore originale che avrebbe potuto oscillare tra il giallo e il rosa chiaro; il capo sempre nudo, sotto il sole o la pioggia, i capelli ispidi che non conoscevano spazzola o pettine; una maglietta slabbrata e stinta, nella stagione buona, quando calzava un paio di infradito ormai approssimativi, o scarpe da tennis che denunciavano molte stagioni, quando arrivava il ...

freddo.

Nessuno conosceva il suo nome. Sbucava tra il disinteresse generale da qualche buco oscuro dell’immediata periferia, procedeva solitaria verso il centro, oscillando da destra a sinistra sui fianchi bassi, il broncio permanente sul volto indurito dalle sventure, riluttante a rispondere al saluto di qualche anima buona, pronta a lanciare strali d’ostilità se si sentiva osservata. La donna senza nome era entrata da decenni a far parte della variegata e minore umanità cittadina. Era diventata come una fontanella o una panchina del centro, che se ci sono te ne avvedi appena, ma se mancano, distrattamente ti chiedi che fine abbiano fatto. Dire che fosse amata è sicuramente eccessivo. Anche gli affetti minimi hanno bisogno di qualche corrispondenza. E lei era un riccio inarcato pronto a scagliare aculei, sia pure contro il vento. Una sorta di autodifesa non si sa da chi, per lei che era restia ad ogni cenno di benevolenza altrui.

Saliva verso il centro, dunque, le borse di plastica colme di tutti i suoi poveri averi: un giubbotto raggomitolato che indossava solo d’inverno, capi di vestiario raggrinziti e tenuti a forza nel fragile contenitore, cianfrusaglie raccolte per strada, in qualche cassonetto, quando si fermava a riprender fiato. Sembrava avesse calibrato anche i pesi per non oscillare maggiormente su un fianco più che sull’altro. Quando s’arrestava posava a terra le due borse, si guardava sospettosa attorno pronta a rifiutare ogni sorriso, e riprendeva la strada che l’avrebbe portata in Piazza Duomo, dove gironzolava tra le bancarelle della frutta, accettando magari qualche regalia.

Se c’era il sole si dilungava anche nel suo peregrinare; poi raggiungeva il bar aperto accanto alla Cattedrale, dove l’anima buona del proprietario le porgeva un caffè, che lei sorbiva avidamente in silenzio, come in silenzio se ne andava, senza accennare neppure a un grazie perché lei era così, povera di tutto, anche di parole. L’ultima visita era alla Caritas, all’ingresso della curia vescovile. Qui svuotava le sue borse delle cose inutili, le riempiva di nuovi capi di vestiario e di alimenti, sostituiva magari la maglietta lercia con una tutta nuova e accennava a pavoneggiarsi, passandosi le mani sui fianchi e sul seno inesistente, finalmente accennando a un sorriso che durava un attimo e non più, subito riconquistando il suo ghigno ostile.

Di tutt’altra pasta era la donna senza nome, di quella dell’altro povero di spirito e di cose che incrociava spesso in Piazza, ciascuno all’altro indifferente. Lui pure veniva non si sa da dove, ma aveva sempre un sorriso chiaro sul volto. I ragazzi l’attorniavano per ridere insieme ai suoi giochi di prestigio, quando, l’ombrello appeso sulla schiena dal collo della camicia, faceva sparire ed apparire una sigaretta tra le dita veloci, per poi riporla sull’orecchio, alla maniera dei vecchi falegnami con la matita piatta.

Anche lui senza nome, vestiva lindo e pinto, curato non si sa da chi, e profumato di tutto punto. Appariva dal nulla e nel nulla si dileguava, perso dietro fantasie che mai a nessuno è stato dato conoscere. Furono in pochi a chiedersi che fine avesse fatto la donna senza nome, l’estate che non la videro più in Piazza, e al bar del Duomo per il consueto caffè. Perché se una caratteristica hanno i poveri, è quella che li rende simili alle stelle, che se la notte è tersa brillano tanto che le puoi toccare, ma se nube le copre, non ti viene nemmeno da pensare dove si siano nascoste. (Mario Narducci)

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«Facciamo più quello che è giusto, invece di quello che ci conviene. Educhiamo i figli ad essere onesti, non furbi». (Tiziano Terzani, giornalista e scrittore, Firenze 1938-2004)

EXPLICIT La fine di ...

La roba

di Giovanni Verga

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… Sicché quando gli dissero che era tempo di lasciare la sua roba per pensare all’anima, uscì nel cortile come un pazzo, barcollando, e andava ammazzando a colpi di bastone le sue anitre e i suoi tacchini, e strillava: - Roba mia, vientene con me!

«Italiani» senza Italia

Non c’era ancora l’Italia, ma c’erano gli italiani. Nel Decameron di Giovanni Boccaccio (1313-1375) per la prima volta si parla esplicitamente di italiani, nella nona novella della seconda giornata. L’allegra brigata, che si era allontanata dalla città per sfuggire alla grande peste del Trecento ... - LEGGI TUTTO

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