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Accadde oggi ...

L'ITALIA NELLA STORIA

* 7 gennaio 1313: Cangrande I della Scala sconfigge i padovani a Camisano Vicentino (Vicenza).

* 7 gennaio 1797: a Reggio Emilia nasce la Bandiera Italiana.

* 7 gennaio 1935: Benito Mussolini e il ministro degli esteri francese Pierre Laval firmano l'Accordo franco-italiano.

INCIPIT L'inizio di ...

Cristo si è fermato a Eboli

di Carlo Levi

(Torino 1902-1975)

Sono passati molti anni, pieni di guerra, e di quello che si usa chiamare la Storia. Spinto qua e là alla ventura, non ho potuto finora mantenere la promessa fatta, lasciandoli, ai miei contadini, di tornare fra loro, e non so davvero se e quando potrò mai mantenerla. Ma, chiuso in una stanza, e in un mondo chiuso, mi è grato riandare con la memoria a quell’altro mondo, serrato nel dolore e negli usi, negato alla Storia e allo Stato, eternamente paziente; a quella mia terra senza conforto e dolcezza, dove il contadino vive, nella miseria e nella lontananza, la sua immobile civiltà, su un suolo arido, nella presenza della morte …

Ignoranti crescono

«È chiaro ormai da molti anni che alla fine del percorso scolastico troppi ragazzi scrivono male in italiano, leggono poco e faticano a esprimersi oralmente. Da tempo i docenti universitari denunciano le carenze linguistiche dei loro studenti (grammatica, sintassi, lessico), con errori appena tollerabili in ... - LEGGI TUTTO

Grandi eventi

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Una delle tante vittime della ferocia nazista dimenticate è Mafalda di Savoia. Figlia del re d’Italia Vittorio Emanuele III e della regina Elena del Montenegro, ha finito i suoi giorni nel campo di sterminio di Buchenwald il 28 agosto 1944. Suo papà è stato complice e protagonista del periodo fascista, favorendo l’ascesa di Mussolini dopo la Marcia su Roma e la politica che ha portato anche alle leggi razziali e alla guerra mondiale, e lei ha pagato con la vita le colpe di una ...

dinastia, quando l’Italia ha voltato pagina.

Mafalda di Savoia, principessa d'Italia per nascita, divenne principessa d’Etiopia e d’Albania, quando queste entrarono a far parte del Regno e dell’Impero italiano. Sposò il principe tedesco Filippo d’Assia-Kassel nel 1925 e nel settembre 1943, al momento della firma dell’armistizio, si trovava in Bulgaria presso sua sorella Giovanna, che aveva sposato il re bulgaro Boris III, allora in fin di vita. Non sapeva nulla della svolta politica e dell’armistizio, tenuta all’oscuro perché suo marito era un fedele di Hitler. Durante il viaggio di ritorno venne informata delle vicende italiane dalla regina Elena di Romania, che salì personalmente sul treno su cui viaggiava e cercò di farle interrompere il viaggio per Roma. Mafalda non seguì il consiglio, certa che non avrebbe corso rischi per la sua incolumità, essendo anche principessa tedesca per il matrimonio con Enrico.

Il viaggio di ritorno in Italia ebbe come tappa l’ambasciata italiana a Budapest e poi in aereo avrebbe dovuto raggiungere Bari. Atterrò invece a Pescara e, dopo una breve permanenza a Chieti, riuscì a tornare a Roma e a rivedere i suoi figli, che si trovavano in Vaticano protetti da monsignor Montini, poi Paolo VI. Mafalda non sapeva che il marito era stato arrestato e si trovava già in Germania. Qualche giorno dopo, scattò l’Operazione Abeba: il comando tedesco la convocò per un incontro telefonico con il marito e, quando fu nell’ambasciata, l’autista venne arrestato e lei fu fatta imbarcare su un aereo con destinazione Monaco di Baviera. Fu poi portata a Berlino e quindi nel lager di Buchenwald. Le imposero di non rivelare la sua identità, le venne assegnato il nome falso di von Weber, fu rinchiusa nella baracca numero 15 e le fu affiancata una testimone di Geova, dalla quale i tedeschi contavano di avere particolari confidenze sull'Italia. Intanto suo marito Enrico era stato rinchiuso nel campo di concentramento di Flossenbürg.

Mafalda rimase gravemente ferita quando giunsero gli alleati che bombardarono il campo di Buchenwald. Le fu amputato un braccio andato in cancrena, subì un dolorosissimo intervento nel postribolo che fungeva da ospedale e, abbandonata a sé stessa, morì dissanguata. Il sacerdote addetto alla benedizioni dei morti, venuto a sapere che si trattava della principessa italiana, ottenne che non finisse nel forno crematorio. Venne seppellita in terra con il numero 262 e la scritta Eine unbekannte Frau - Una donna sconosciuta. Ora riposa nel cimitero di Cronburg, dove fu trasferita dopo la guerra. La vegliano ancora una croce di legno e una piccola lapide apposta da un gruppo di italiani già nel campo di Buchenwald.(Felice d'Adamo)

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«Coltivo una rosa bianca, / in luglio come in gennaio, / per l’amico sincero / che mi porge la sua mano franca. / E per il crudele che mi strappa / il cuore con cui vivo, / né il cardo né ortica coltivo: / coltivo la rosa bianca». (José Martì, scrittore e politico cubano, L’Avana 1853-1895)

EXPLICIT La fine di ...

I racconti di Sebastopoli

di Lev Nikolaevič Tolstòj

(Russia 1828-1910)

… A chi nuota vicino a riva si può benissimo dire: “Tienti a quella sporgenza, a quel promontorio, a quella torre” e così via.

Ma viene il momento in cui il nuotatore si è allontanato dalla riva, e devono e possono servirgli da guida soltanto le stelle, e la bussola che indica la direzione.

E a noi sono state date sia le une che l’altra.

A Praga con Carlo IV

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